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Recensione: “Lo Schiavo Ribelle. Come la filosofia può renderci davvero liberi” di Michele Flammia, Primiceri Editore

Lo Schiavo Ribelle. Come la filosofia può renderci davvero liberi Book Cover Lo Schiavo Ribelle. Come la filosofia può renderci davvero liberi
Michele Flammia
saggio, filosofia
Primiceri Editore
30 novembre 2020
cartaceo
208

Siamo davvero liberi? Possiamo esserlo? Per scoprirlo, l’autore ci guida in un dialogo filosofico tra le diverse discipline scientifiche, dalla psicologia alla biologia, passando per le neuroscienze, attraverso innumerevoli curiosità e aneddoti insoliti, dalle piante razziste ai processi ai maiali. I

l risultato è un saggio divulgativo che incuriosisce, ma anche un esempio concreto di come la pratica filosofica possa realmente migliorare la vita di tutti i giorni.

 

“La ricerca razionale può darci raramente delle risposte definitive. Non possiamo liberarci del dubbio una volta per tutte. Ma le risposte che la scienza può darci sono le migliori che possiamo avere, la nostra unica possibilità di raggiungere la verità. Per avere questa verità però dobbiamo avere la forza di superare i nostri ‘difetti di fabbrica’, i limiti che la natura e spesso (ahimè) l’educazione ci impongono.”

 

Davvero molto interessante è stata la lettura di Lo Schiavo ribelle di Michele Flammia, un saggio filosofico che ha come emblematico sottotitolo “Come la filosofia può renderci davvero liberi“. Emblematico perché si comprende appieno solo dopo essere giunti alle ultime pagine. Il fascino della filosofia, non a caso, è proprio questo: iniziare a credere in qualcosa, convincersene, per poi ribaltarla completamente.

E in me, il saggio di Michele Flammia ha provocato un vero ribaltamento di pensieri. Ero stra-convinta che l’autore volesse dimostrarmi che il libero arbitrio altro non è che una proiezione di quanto i miei geni, nella loro evoluzione deterministica, hanno già deciso da prima della mia esistenza. Mi sono lasciata affascinare; ho lasciato che l’autore mettesse in discussione i miei credi; ero pronta a contestare alcuni punti delle solide teorie che ci vengono esposte; ero pronta anche a chiedere, dubitare, approvare… per poi? Rimettermi nuovamente in discussione.

“Gli esseri viventi non sono il frutto di un progetto fatto a tavolino, ma l’adattamento (la ristrutturazione) a un ambiente nuovo”

La prima cosa che tengo a precisare sin dall’inizio di questa “recensione” (perdonatemi, ma dal basso delle mie conoscenze, ergermi a recensore di uno stimato Professore di Filosofia, non mi sembra adeguato) è la chiarezza espositiva che l’autore utilizza. Rendere la filosofia un “pane quotidiano”, non è nelle capacità di tutti: e vuoi la deformazione professionale, vuoi un innato talento, Michele Flammia riesce appieno in questo. E lo fa senza banalizzare gli argomenti di cui tratta. Il libro è ricco di teorie, studi, dimostrazioni, adeguatamente documentate e analizzate (come lo dimostrano l’ampio apparato bibliografico e le decine di note che corredano i paragrafi e i capitoli dell’opera).

Il problema del libero arbitrio | Platone 2.0 – La rinascita della filosofia come palestra di vitaPassiamo, poi, al tema. Un tema? In teoria si: la libertà e, nello specifico, il vero senso della libertà. Può l’uomo, oggi, considerarsi libero? D’impatto, siamo portati a rispondere tutti “Certo!”. Ma la storia non è tanto concorde a questa risposta. La scienza quantistica, le teorie evoluzioniste e il determinismo sono solo alcuni dei protagonisti di questa contestazione. Ma il protagonista che si eleva sopra tutti è la filosofia, che scopriremo essere la chiave del nostro modo di vivere e reagire anche a ciò che, dopo decenni di studi e test dimostrativi, risulta essere assolutamente determinato nel suo accadere.

“Il filosofo Karl Popper scrive: Il determinismo fisico […] è un incubo perché asserisce che il mondo intero, con tutto ciò che contiene, è un enorme meccanismo e che noi nulla siamo se non piccoli ingranaggi o, al massimo, piccoli sotto-meccanismi. L’idea che le nostre azioni siamo come ‘programmate’ è infatti un pensiero che molti possono trovare opprimente. Forse non è un caso che si usi l’espressione demone di Laplace per indicare l’ipotetica intelligenza superiore di cui parla il matematico francese”

L’autore parla direttamente al lettore, instaurando con lui un rapporto confidenziale. Evidente è l’intento non di sfoggiare cultura, ma di far comprendere la sostanza di una riflessione che ha visto scontrarsi, nei secoli, più e più correnti scientifiche e filosofiche tra loro. Lo stile narrativo è estremamente chiaro e fluido: questo è un saggio che non annoia, né appesantisce, nonostante l’entità delle tematiche trattate e la miriade di teorie e tesi ivi esposte, con minuzia e dovizia di particolari.

DUNS SCOTO: Scienza e FedeLa riflessione sulla libertà dell’uomo parte dalle origini: a prescindere dalle epoche, Socrate, Platone, Kant, Heidegger, Plutarco, Giovenale, Tolstoj, Wells, Baudelaire, Aristotele, Sawkins, Kornell (per citarne davvero alcuni) fanno tutti parte della stessa grande famiglia che vuole (e ha voluto) contribuire alla scoperta dell’evoluzione della specie, sia dal punto di vista scientifico che filosofico. Non si tiene conto della prospettiva religiosa, che, a mio parere, non contrasta con la scienza e la filosofia, anzi… ma andrei fuori tema (e di troppo). Mi limito, a tal fine, a riportare tre semplici verbi, enunciati da Scoto: voluit, potuit, fecit.

Eppure, nonostante il mio personale credo, sono rimasta colpita da Lo schiavo ribelle. Mettersi in discussione, come dicevo, e rafforzare o ravvedere le proprie posizioni è un agire che solo grazie al pensiero intelligente può essere attuato. E Michele Flammia ha guidato la nostra intelligenza con estrema intelligenza: gliene sono grata. Soprattutto per i Riepilogando alla fine di ogni capitolo, che aiutano, senza dubbio, a non perdere mai il filo del discorso (che, credetemi, può essere perso molto facilmente).

E voglio concludere questa mia riflessione proprio con il finale monito che ci dà Michele Flammia, riportando le parole di Bertrand Russell: “Insegnare a vivere senza la certezza e tuttavia senza essere paralizzati dall’esitazione è forse la funzione principale cui la filosofia può ancora assolvere“; e quelle di Seneca: “nessuna schiavitù è più vergognosa di quella volontaria“.

Grazie per avermi messa in discussione. E voi cosa ne pensate?

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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