Lo chiamavano l'incantato
romanzo di formazione
Kimerik
2022
cartaceo, ebook
134
Per gli altri ragazzi lui e Rocchino erano la coppia più bella del mondo: “l’Incantato” e “Panza contenta”. Pietre scartate, nulla di più. Esser diverso ti espone e gli insulti non devono avere un senso per far male.
Se stiamo in campana ce la caviamo, dobbiamo restare un passo dietro di loro, sempre un passo indietro – dicevano per rincuorarsi, ma non c’era storia, era solo questione di tempo. Tutte le sante volte, in mezzo allo sberleffo generale, si ritrovavano a dover batter ritirata con la coda fra le gambe.
Lo volete capire che qui attorno non dovete accostare? Di mezze cartucce come voi non sappiamo che farcene!
Avete mai letto romanzi di formazione? Se sì, quali e cosa vi hanno lasciato? “Lo chiamavano l’incantato”, edito Kimerik, è un romanzo di formazione, scritto dall’autrice Patrizia Bianco.
Il romanzo è ambientato negli anni ’50 dello scorso secolo nella regione della Basilicata e vede come protagonisti due giovani: l’Incantato, per l’appunto, e Panza contenta, soprannomi, rispettivamente, di Saverio e Rocchino.
Saverio Sonnessa è il protagonista su cui vertono tutta la storia e il significato del libro: Saverio è un ragazzo analfabeta e balbuziente. Ha un amico: Rocchino, anche lui messo ai margini della società, ma con una grande passione: quella per le macchine.
Un evento stravolgerà le vite dei due protagonisti principali.
“Ma quella storia apparteneva al passato. Ora continuava a dedicarsi ai sollazzi di un tempo in brevi ma intensi soggiorni” – Lo chiamavano l’Incantato
Ho sempre difficoltà quando mi ritrovo a dover leggere romanzi di formazione. Ho paura sempre di non riuscire a leggere tra le righe il loro vero significato, ma ci provo ugualmente.
Il libro descrive in maniera minuziosa i luoghi e mette in risalto non solo le differenze sociali, ma anche il problema dell’emarginazione. Un racconto descritto in maniera dettagliata e, soprattutto, mettendo in evidenza l’amore e il rapporto di amicizia che si crea tra i personaggi.
L’unica pecca, molto personale, l’ho riscontrata nel periodo storico: ho sempre delle difficoltà nel dover leggere romanzi ambientati in determinati periodi storici, che mi risultano poco familiari e vicini.
Ho apprezzato molto la delicatezza che l’autrice ha utilizzato nel suo stile. Infatti, esso si presenta in maniera semplice e fluida e ci permette di comprendere meglio le situazioni e l’evolversi dei personaggi. Tante sono le descrizioni presenti all’interno del libro, in particolar modo quelle dei personaggi. Molto precisi e approfonditi anche i dialoghi.
“Lo chiamavano l’Incantato” non è il classico libro che di solito leggiamo, perché non solo tratta tematiche importanti, ma dona anche futuro e speranza sia ai personaggi che ai lettori.

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.