Romanzo

Recensione: “L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli, Mondadori

L'isola delle madri Book Cover L'isola delle madri
Maria Rosa Cutrufelli
Romanzo
Mondadori
3 marzo 2020
cartaceo, ebook
240

In un mondo sconvolto dal mutamento climatico e definitivamente avvelenato dagli uomini, in un futuro non troppo lontano, un morbo si è diffuso fino a diventare una vera pandemia: la chiamano “malattia del vuoto” ed è l’incapacità di riprodursi, la sterilità. Per avere un domani, l’umanità è costretta a ricorrere in forme sempre più pesanti alle biotecnologie. La società si divide in due fazioni contrapposte che si combattono furiosamente: da una parte ci sono gli “uomini della scienza”, dall’altra gli “uomini della vita”.

Ma le donne da che parte stanno? In mezzo al Mediterraneo c’è un’isola conosciuta fin dall’antichità come l’Isola delle madri, e su questo lembo di terra sorge la Casa della maternità, un posto speciale che non è solo una clinica come tante altre, ma anche un centro di ricerca dove si tenta di sconfiggere la malattia del vuoto e in cui prende forma un nuovo modo di spartirsi i tradizionali ruoli familiari. Livia, Mariama e Kateryna hanno storie profondamente diverse e sono cresciute in paesi lontani, ma ognuna di loro – chi per lavoro, chi per mettersi al riparo da una guerra, chi spinta dall’onda lunga dell’emigrazione – è destinata ad approdare sull’isola.

Una volta sbarcate, le loro vite si intrecciano inevitabilmente, anche grazie all’intervento di Sara, la direttrice della Casa della maternità. Perché tutte e quattro devono fare i conti con lo stesso problema: la possibilità o l’impossibilità di essere madri. E i tanti modi di esserlo e di diventarlo.

 

“… non c’è fede e non c’è tempo se priviamo il Signore dei suoi figli… Uomo! Guarda la donna sterile, guarda la donna senza figli! Il suo ventre ti disonora… Donna! Guai a deludere il Signore… Non abbiamo tempo, se non abbiamo fede… Venite, venite al Signore!”

Quante volte, nonostante il progresso tecnologico e scientifico del XXI secolo dovrebbe spaventare di meno e renderci più pronti rispetto all’evoluzione del mondo, si sentono ancora frasi, opinioni e riflessioni di tale portata! Non sta a noi giudicare né a nessun altro…

Allo stesso modo, Maria Rosa Cutrufelli, nel suo ultimo romanzo L’isola delle madri, oggi oggetto di recensione, non vuole giudicare, criticare o condannare. Suo intento è rappresentare un quadro: il quadro del mondo, osservato da ogni prospettiva diversa che lo caratterizza e lo compone.

E lo fa, soffermandosi su due tra i temi più delicati al giorno d’oggi, quali la sterilità, unitamente al progresso scientifico e tecnologico che consente oggi di diventare genitori a prescindere dalla tradizionale fecondazione, e l’ambiente, la cui tutela è indispensabile per una vita all’insegna del benessere e della salute.

Portavo con me il suono delle ciabatte di Mariama, la culla di Kateryna (e di Petro) e il nome scelto da Livia: Nina. Ed è con questo nome e con questo corredo che sono diventata la figlia di Sara. Sara si sente l’ultima delle madri (quella che si è trovata ad esserlo) ma per Nina è la madre delle storie

A raccontare la storia, la sua storia, ma non solo sua, è Nina. La vita di Nina è come un puzzle, i cui singoli pezzi, indispensabili e fondamentali per la sua esistenza, sono rappresentati dalle vite di altre donne, protagoniste (o addirittura più protagoniste) come lei.

Quattro donne che camminano tra le fila di cespugli di more ...

Kateryna, Livia, Mariama e Sara (seguo l’ordine con cui sono introdotte nel libro dalla narratrice) sono le donne intorno alle quali Maria Rosa Cutrufelli sviluppa la sua opera. Donne diverse tra loro, ognuna presa dalla propria vita e afflitta dalle problematiche e dai dolori di questa stessa vita che le ha poste a fare delle scelte e a prendere delle decisioni. Tutto ciò le ha fatte incontrare e condividere l’evento che più di tutti cambia l’esistenza di una donna: la nascita di un figlio.

Non la nascita a cui le tradizioni e la storia (soprattutto religiosa) ci hanno abituati; ma una nascita indotta, studiata e organizzata grazie al progresso scientifico e tecnologico della nostra era. Una modalità di nascita fortemente criticata, ostacolata e condannata da quelli che la Cutrufelli definisce antinatalisti e che non accettano che un figlio possa avere più madri o (come loro ritengono) nemmeno una.

Tutto questo è possibile sull’Isola delle madri, dove il bambino che nasce ha una mamma uovo, una mamma canguro e una mamma giardiniere. Nella nostra storia le madri saranno quattro, per scherzo del destino o per sottolineare come “l’essere madre” non può essere ostacolato e che ogni bambino ha diritto ad avere almeno un genitore. E Nina è la piena prova di questo.

Isola Madre - Wikipedia

Commento personale

Il romanzo è strutturato in modo lineare e chiaro. Nel mistero iniziale su chi sia il narratore onnisciente, si ripercorrono le vite delle donne protagoniste, i cui destini si incroceranno in vista del comune obiettivo.

Ogni capitolo è dedicato a ognuna di loro: in quelli iniziali si descrive la quotidianità delle loro vite (la loro famiglia, il loro lavoro, il loro contesto sociale, la cultura del loro paese), mentre in quelli a seguire, dedicati singolarmente sempre ad ognuna di loro, si mostra al lettore come le loro vite si incrociano per ritrovarsi sulla stessa strada.

Ho più volte associato, durante la lettura, la struttura della narrazione ad un imbuto. Si parte da vite diverse per poi arrivare all’unione di tutto; tanti percorsi diversi tra loro che vanno poi a confluire in un unico “gambo”. Questo rende dinamica la narrazione e permette al lettore di avere ben chiaro tutto ciò che sta accadendo, quasi davanti ai suoi occhi.

La Casa della maternità è la destinazione (volontaria, obbligata o fortuita) di tutte le donne protagoniste. Chi per esigenza, chi per salvezza, chi per scelta, chi ancora per speranza, è approdata sull’isola che, fin dalle sue origini storico-mitologiche, è stata la culla della maternità. Non a caso, ora è “una meta, il compimento di un desiderio, un faro puntato sul futuro“. Ma anche motivo di tanta discordia.

Ho apprezzato molto l’attenta sensibilità con cui l’autrice ha affrontato il problema della sterilità femminile, toccando sentimenti come il dolore di una donna che scopre di non poter avere bambini, la sofferenza di chi sa che questo non potrà accadere, il senso di colpa per sentirsi “così sbagliata” o “con qualcosa che non funziona nel proprio corpo”, la speranza che, nonostante tutto, il desiderio di essere madre può realizzarsi.

Le tartarughe marine negli Oceani, nel Mediterraneo e nel Mar Nero

Ho altrettanto apprezzato il modo in cui tutto ciò è stato connesso ad un’altra tematica fondamentale presente nel romanzo, ossia quella dell’ambiente e, nello specifico, del cattivo uso che ne fa l’uomo, inquinandolo o producendo sostanze nocive che ivi si disperdono, contribuendo ad incentivare problematiche di salute in uomini e soprattutto in donne.

Dico “soprattutto” perché in questo caso sono le donne a mettersi in gioco. Le storie di Kateryna, Livia, Mariama e Sara sono storie di donne che hanno combattuto per concretizzare una propria esigenza, una propria volontà, e per combattere un dolore, una resistenza, un’opposizione politica, culturale, religiosa, e anche giuridica.

Un messaggio nobile e forte, che Maria Rosa Cutrufelli comunica con la maestria propria di chi è da sempre impegnata in movimenti culturali e sociali che si interessano di temi mai banali.

Una lettura che scava nel profondo delle nostre anime e ci fa addentrare in problemi e tematiche che spesso fingiamo di non vedere solo perché non ci riguardano da vicino, ma che esistono. Una lettura che, a prescindere da ogni femminismo, ci ricorda che essere madri è un dono, e questo non cambia né se siamo madri per natura né se lo diveniamo per scienza.

Anch’io ho bisogno di un romanzo familiare! È una normale esigenza umana, secondo Sara, perciò lasciatemi finire il mio racconto.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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