"L'irruzione"
Romanzo storico
Narrazioni Clandestine
27 settembre 2024
Cartaceo
152
Seconda metà del Settecento. In una notte piovosa la gendarmeria di una piccola città fa irruzione in un palazzo, covo di una banda di malviventi. Gli eventi tragici di quella notte segnano la popolazione, che riuscirà con fatica a superarli restandone comunque profondamente segnata.
“L’irruzione” è un romanzo storico di Enrico Saccani, edito da Narrazioni Clandestine.
Arturo De La Rosa, marchese di Perry, era promesso sposo a Fedora, figlia del duca Alfonso IV di Fiandra, con suo grande disappunto, dato che il suo cuore palpitava per Fiorenza, la secondogenita del duca.
“Con grave scandalo per entrambe le famiglie coinvolte, Arturo ruppe il fidanzamento e mandò a monte il matrimonio.”
Non essendo convolato a nozze, il giovane venne privato anche della possibilità di ereditare il palazzo di famiglia che, per quel motivo, restò disabitato.
Questo è l’antefatto. Da qui in avanti i fatti si svolgono a partire dalla fine dell’inverno dell’anno 1774.
Il comandante Esterino Cosmo della Gendarmeria Reale si accorse di strani movimenti da parte di un fornaio verso una zona di “case basse e sgangherate” dove si innalzava un palazzo disabitato. Quello del marchese di Perry.
Qualcuno sembrava sfruttare la residenza ad insaputa del proprietario.
Il sesto senso del comandante gli suggerì che, all’interno di quelle mura, stava accadendo qualcosa di losco.
“Solo un camino che svettava sulle basse case circostanti si distingueva dagli altri perché buttava delle ampie volute di fumo denso e bianco (…) Questi sbuffi si alzavano proprio dal palazzotto disabitato che sorgeva oltre la porta occidentale. Ora ne era certo, lì dentro c’era qualcuno.”
Così avvenne “l’irruzione” che dà il titolo al libro.
Ma, quando si fa uso di armi, è impossibile prevedere quale sarà il risultato. Infatti, durante l’azione militare, perse la vita un giovane gendarme che, di lì a due mesi, sarebbe diventato padre per la prima volta.
L’attività illecita venne smantellata ma, a quale prezzo? Un giovane morì, lasciando troppo presto vedova la moglie e orfano un bambino che ancora doveva nascere. Ancor più orribile fu apprendere che ogni cosa si compiva con il consenso del marchese.
“Arturo De La Rosa, rampollo scapestrato di una famiglia molto potente. Aveva perduto delle forti somme al gioco. Per sdebitarsi, aveva acconsentito alla richiesta di due signori che l’avevano ‘ripulito’ (…) di concedere loro asilo in una dimora discreta per un limitato periodo.”
Durante l’omelia, Monsignor Gregorio Roquies manifestò apertamente il proprio sdegno per i fatti accaduti, soprattutto per chi sapeva e aveva taciuto.
Le conseguenze furono pesanti. In particolare, una famiglia venne distrutta in seguito alla scoperta delle attività illecite.
Dopo che il capofamiglia, Vidal Martin, venne condannato e rinchiuso in carcere, la moglie, non sapendo come sopravvivere, decise di togliersi la vita e di uccidere anche i suoi neonati. Risparmiò solo il figlio di quattro anni che venne affidato alle cure di un convento di suore.
“Mentre lo scandalo del palazzo del vizio generò uno strascico di pettegolezzi, accuse e maldicenze gratuite che mettevano in secondo piano le morti accadute, nessuno osava pronunciarsi sul terrificante epilogo di una famiglia aspramente provata.”
Questo romanzo tratta delle conseguenze che possono generarsi in seguito a fatti incresciosi.
Nella seconda metà del diciottesimo secolo, ogni avvenimento era ricondotto alla volontà del Signore. Infatti, una strana forma di inquietudine iniziò serpeggiare fra la popolazione.
“La siccità di questi giorni non è casuale, non è un fenomeno naturale (…) Non piove più dalla notte dell’irruzione nel palazzo dei De La Rosa. Avete inteso di cosa parlo? Io ne sono più che certo: da quella notte non è mai più piovuto.”
L’autore affronta il tema importante della siccità, della scarsità d’acqua, della sete dato che i pozzi restavano asciutti. Più che un fatto atmosferico anomalo, sembrava un castigo divino. Quando anche le suppliche e le preghiere non sortirono l’effetto sperato, Monsignor Roquies chiese alla popolazione un sacrificio enorme: fare voto di astenersi dal congiungimento carnale.
A rendere la gente ancora più inquieta, oltre alla prolungata siccità, contribuì pure l’adempimento di quel voto.
Il piccolo orfano denutrito fu ribattezzato Angelo.
In età adulta, Angelo Martin scoprì, grazie ad una lettera, cosa era accaduto a quella famiglia di cui non conservava alcun ricordo.
Il sottotitolo del libro è “Sulle origini della famiglia del dottor Antonio Mario Martin”. Per scoprire il legame fra Angelo e il dottor Antonio, vi esorto a leggere il libro di Enrico Saccani.
Un romanzo storico dal fascino senza tempo. Una storia suggestiva che invita a riflettere sulle conseguenze delle azioni e sulle tracce che ogni vita lascia dietro di sé.
Voi, cari lettori, amate i romanzi storici?
Ringrazio l’autore, Enrico Saccani, per la copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.