L'ira di Atena
Saggio
Sonzogno Editori
8 ottobre 2024
Cartaceo, ebook
304
Siamo sempre stati abituati a pensare agli dèi come a esempi da ammirare, temere e venerare. Ma cosa succede se proviamo a liberarci da questa prospettiva per scavare più a fondo? E cosa succede quando lo facciamo concentrandoci sulle figure femminili della mitologia, sulle divinità che hanno ispirato e continuano a ispirare gli artisti di ogni epoca?
Succede che veniamo illuminati dalla creatività delle Muse e corriamo nel bosco con un’Artemide che ci ricorda molto Katniss Everdeen; ci stupiamo dell’inaspettata benevolenza delle Furie e siamo testimoni della tenacia di Demetra, disposta a tutto per riscattare la figlia Persefone; ci innamoriamo di Afrodite grazie a Lady Gaga e siamo rassicurati dalla presenza di Estia, dea del focolare che non ha mai ricevuto l’attenzione che meriterebbe. Succede che conosciamo davvero Era, che forse tanto crudele e spietata non è, e rimaniamo abbagliati dall’intelligenza di Atena, ma anche dal suo lato più competitivo e battagliero.
Succede che, con l’accuratezza e lo stile ironico che la contraddistinguono, Natalie Haynes ci racconta per la prima volta una storia fatta di dee complesse, potenti e distruttive tanto quanto le controparti maschili, invitandoci a guardare oltre le colonne crollate di un tempio in rovina per (ri)scoprire la loro incredibile attualità.
“L’ira di Atena” di Natalie Haynes, edito Sonzogno Editori, è un’attenta analisi psicologica delle dee nel mito greco.
Sarà vero che Dio creò gli uomini a sua immagine e somiglianza? Se prendiamo come esempio gli dèi omerici, forse scelse di raffigurare la parte peggiore dell’umanità.
Interessante la risposta fornita dalla Haynes: “Erano tempi un cui una saetta o un terremoto potevano distruggere case e famiglie in un istante, in cui una carestia o una pestilenza potevano devastare colture e bestiame. Credere in una divinità benevola doveva essere piuttosto faticoso”.
Sapete che la parola “museo” significa “casa delle Muse”?
Noi siamo il loro pubblico.
Ve le presento: “Calliope, Musa dell’epica poetica; Clio, Musa della storia; Talia, Musa della commedia; Tersicore, Musa della danza; Melpomene, Musa della tragedia”. Sono dee bellissime – perfettamente abbigliate e acconciate – che cantano, suonano e danzano. Fanno il loro ingresso sulla scena degli dèi nel poema di Esiodo, Teogonia.
Parte da lontano Natalie Haynes, dall’origine del mito greco.
Le Muse sono citate anche da Omero, nell’Odissea. Esse sono come assistenti che rammentano ai compositori le vicende della storia che stanno narrando.
Ricordiamo che la lirica, nel quarto secolo a.C., era prettamente orale. Il cantore, quindi, necessitava di buona memoria.
Sapete qual è la dea preferita dell’autrice? Era, la moglie di Zeus.
Il livore e la gelosia nei confronti del re dell’Olimpo deriva dal suo arrivo tardivo nel cuore di Zeus, dopo Meti, Temi, Demetra, Mnemosine e Leto, con le quali ha generato una prole divina.
“Forse sa di non essere mai stata la sua prima scelta, ma solo una tappa in una serie di conquiste utili a creare la sua discendenza divina. Comunque lei è la dea che ricopre lo status di regina degli olimpi, mentre le precedenti compagne di Zeus hanno un profilo più basso o sono state del tutto dimenticate” – L’ira di Atena
Il loro è un rapporto burrascoso. Zeus è attratto da Era, ma, al tempo stesso, la zittisce e la minaccia. Lui è più potente di lei.
L’unica alternativa di Era è l’inganno; fingere di essere sempre d’accordo con il re dell’Olimpo. Eppure ad Era sono dedicati i templi più vasti e, insieme a sua figlia Ilizia, la dea del parto, aveva un’influenza notevole sulle donne dell’antico Mediterraneo.
Personalmente, ho sempre avuto poca simpatia per Afrodite. Forse perché viene continuamente perdonata e amata con estrema facilità da tutti.
L’etimologia del suo nome spiega la sua nascita: Aphrogenea, “nata dalla spuma”.
“Demodoco dice che Afrodite è thauma idesthai – “un prodigio da ammirare”… Non importa quale sia la situazione, non importa quanto umiliata o piena di vergogna dovrebbe sentirsi secondo gli uomini che la circondano, lei torna in un battito di ciglia alla sua solita, serena e sorridente bellezza”
Natalie Haynes parla delle dee e dei miti ad esse collegati a tutto tondo, spaziando dall’arte al cinema, in modo da sviluppare delle corrispondenze con i poemi omerici e il teatro greco.
Artemide è una delle dee vergini dell’Olimpo che “rifiuta la vita tradizionale di una donna greca”. È una potnia thērōn, “la regina degli animali selvatici”. Non prova rimorso né pietà. È una dea difficile da decifrare.
La Haynes esamina le caratteristiche delle divinità in maniera arguta e divertente, sempre con estrema precisione e accuratezza.
Una delle dee che conosco meglio è Demetra, per la storia narrata nel secondo inno omerico.
È una madre talmente carica di dolore e di disperazione che smette di lavarsi e di nutrirsi:
“Per un anno lascia che tutte le terre fertili rimangano brulle. I semi non germogliano, i raccolti non crescono. Quella disperata carestia avrebbe distrutto l’intera umanità e, soprattutto, privato gli dèi dell’Olimpo di tutti i sacrifici e le offerte dei mortali”
Demetra mi piace soprattutto perché è l’unica dea che non si piega al volere di Zeus, ma che rimane ferma nella sua posizione: non farà più crescere le colture finché non rivedrà sua figlia.
Singolare la scelta della Haynes di includere Estia, la dea del focolare, fra “le dee nel mito greco”. È l’unica dea ad essere sparita dall’immaginario e, proprio per questo, ancor più affascinante.
Il focolare ha sempre rappresentato il cuore pulsante della casa. Ma, nella Grecia del quinto secolo a.C., era il luogo gestito dalle schiave. Probabilmente per questo, Estia era una dea poco apprezzata dalle persone di status elevato.
Inoltre, è una divinità che sembra disinteressarsi delle menzogne e delle offese. A lei, che giura di rimanere una parthenos, “una donna nubile”, Zeus offre di stare nel centro della casa.
Anche Atena, come Artemide ed Estia, non è interessata ad avere un compagno. Lei trova piacere nella battaglie, nei combattimenti e nei travestimenti.
“Atena non è solo la dea che si sceglie per fomentare una battaglia quando si palesa un qualsiasi rischio di pacificazione, è anche capace di infondere forza e coraggio in un eroe”
Natalie Haynes conclude con le Furie o Erinni: Aletto, Megera e Tisifone. Tre divinità che perseguitavano coloro che avevano commesso crimini anche nei confronti dei familiari. Pare che fossero figlie di Nyx, la notte. Simili alle Gorgoni, di cui l’autrice aveva parlato in “Lo sguardo di Medusa”, romanzo che avevo avuto il piacere di recensire.
La Haynes ce le presenta come le protagoniste di un film horror: creature spaventose da cui è difficile liberarsi. Gli dèi non hanno autorità né potere su queste antiche dee dell’Oltretomba.
È una sorta di Teogonia romanzata, quella di Natalie Haynes. Un viaggio che mi ha incuriosito, divertito e emozionato.
Consiglio fortemente il libro a tutti gli appassionati e agli studiosi di mitologia greca.
Ringrazio la CE, Sonzogno Editori, per la gradita copia cartacea.
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.