L'internato
Thriller
Thriller
Fazi
ebook, cartaceo
348 pagine
Un bambino è scomparso.
È trascorso un anno.
Chi potrebbe sapere la verità tace.
Till Berkhoff è condannato all’atroce agonia di non sapere cosa sia successo davvero a suo figlio. Il piccolo Max è svanito nel nulla ormai da un anno, e senza un colpevole, una sentenza, una verità che possa restituire pace o giustizia, il dolore dei suoi genitori è diventato insopportabile. Un uomo, recluso in un ospedale psichiatrico dopo aver confessato due orribili infanticidi, potrebbe essere responsabile anche della scomparsa di Max, ma non sarà facile ottenere la sua confessione. Quando ogni pista si esaurisce, quando le indagini si arenano in uno straziante silenzio, nella mente di Till si profila un’idea tanto audace quanto inquietante: l’unica speranza di ottenere la verità... è guardare in faccia l’orrore.
Tra i corridoi claustrofobici di una clinica psichiatrica di massima sicurezza, il confine tra verità e follia si assottiglia pericolosamente. E più Till si addentra in questo universo disturbante più è costretto a chiedersi quanto è disposto a sacrificare per trovare le risposte che cerca.
L’internato è un viaggio tra gli abissi della psiche umana, l’odissea emotiva di una mente in fuga dai propri mostri. Con il ritmo incalzante e i colpi di scena che lo hanno reso uno dei maestri del thriller psicologico moderno, Sebastian Fitzek intesse una trama che tiene il lettore costantemente con il fiato sospeso, giocando con le paure più profonde di ognuno di noi e con l’irresistibile anelito alla verità che abita la nostra anima.
«Si immagina quanto dev’essere orribile fuggire in continuazione da se stessi? Solo per scoprire ancora e ancora che non si può scappare dalla propria anima?».
Fitzek è riuscito a costruire una storia piena di tensione, con un ritmo alto che pone continui dubbi nel lettore. Gioca con le parole e con i suoi protagonisti, seminando continui indizi, che almeno io non sono riuscita a mettere insieme se non nelle ultime pagine, quando è stato lo stesso autore a scegliere di svelare la verità
Sono rimasta incollata a questo libro, cosa che mi accade di rado con i thriller.
Eppure la storia di Max è un pugno nello stomaco, soprattutto per chi è genitore.
Guido Tramnitz è un pericoloso serial killer: rapisce e uccide bambini dopo atroci torture, prova piacere nel vederli rinchiusi in una strana incubatrice, a cui ha perfino dato un nome inquietantemente innocuo: Trixi. Raggiunge il culmine della sua estasi nel dolore dei loro genitori. Tiene traccia degli ultimi momenti di vita delle sue vittime in un diario:
“… tirò fuori il diario e sciolse il fiocco nero per poterlo aprire. Era diverso da come se l’era immaginato. Più nuovo, più liscio. Meno consumato, forse”
Traminitz gioca con genitori distratti, poco attenti o troppo indulgenti, come nel caso della famiglia Berkhoff. Till Berkhoff, il padre disperato di questa storia, si lascia logorare dai sensi di colpa, per aver permesso al suo piccolo Max di allontanarsi di sera da casa. Solo pochi metri, dopotutto: Max è un ragazzo responsabile, cosa potrà mai accadere?
Ma Max sprofonda nel buio e, per gran parte del romanzo, resta soltanto un nome che Till rincorre senza tregua, incapace di darsi pace, fino al punto di sacrificare la propria libertà
Ha perso suo figlio e la sua famiglia; l’unica cosa che gli interessa davvero è poter dire addio al suo ragazzo. Questo libro è una creatura che pulsa, che trema di dolore, che mostra l’autodistruzione delle vite umane. Un brutale mosaico delle paure e della sofferenza che può raggiungere l’animo umano.
Quello di un padre, quello degli internati, dei medici e degli infermieri che lavorano a stretto contatto con loro. Il protagonista ha bisogno che il lettore gli conceda tempo e che resti lì in attesa che riesca a raccontare la sua storia. Till Berkhoff, introdottosi in una struttura di massima sicurezza sotto lo pseudonimo di Patrick Winter, matematico assicurativo, disorienta il lettore e dà vita a una storia tutt’altro che scontata, costruita con grande abilità.
“..non proprio un déjà-vu, più la sensazione che esistesse un legame speciale tra di loro, nonostante fossero due sconosciuti..”
Una nota a margine meritano i “claustrofobici” ringraziamenti dell’autore a tutte le persone che gli sono state accanto nella redazione di questo romanzo.