L'incendio di Roccabruna Book Cover L'incendio di Roccabruna
Racconti Zeta
Angelo Gaccione
Racconti
Edizioni De Felice
1 Gennaio 2019
brossura
120

"Ambientati in un vero paese calabrese, ma dal nome inventato di Roccabruna, questi racconti però, di fatti atroci e truci (storie di briganti, di vendette, di soprusi, di follie, di ignoranza, di abusi e misfatti del potere, di fanatismi religiosi...), sembrano, per la loro "estremità", per il loro affollamento o concentrazione di male, rovesciarsi da una verisimiglianza a una inverisimiglianza, dalla realtà alla irrealtà, dalla storia alla favola". Dalla prefazione di Vincenzo Consolo.

Senza spargimento di sangue non si concede perdono

             

 

Il testo è una raccolta di racconti che sembrano pennellate sulla storia della Calabria: la ferocia delle lotte per conquistarne le ricchezze, delle insurrezioni, degli scontri e della vita quotidiana; la narrazione, poetica e orribile insieme, di contesti piagati da pregiudizi, tradizioni, obblighi e ignoranza, spesso mantenuta ad arte, che segnavano il destino di ognuno e che erano dannosi nella sostanza anche quando sembravano utili e ragionevoli. Destino di cui nessuno, povero o ricco, nobile o villano, era davvero padrone; e che, quando tentava di diventarlo, spesso riusciva solo a renderlo peggiore e dove nemmeno l’innocenza bastava per salvarsi. Ed ecco, in primo piano, il morbo più terribile che sempre ha afflitto queste terre: la vendetta, con le sue faide, che tutti i delitti ammanta e giustifica, perché” senza spargimento di sangue non si concede perdono”; qui infatti “la vendetta corrisponde al perdono”.

Emergono su tutto le condizioni di vita degli esseri più miserabili, sfruttati e sopraffatti, e della nascita dei movimenti di rivolta e del vero e proprio brigantismo come inevitabile reazione all’ingiustizia e alla prepotenza, anche con le debordazioni che li trasformano, a volte, da sommosse di popolo oppresso a vera attività di banditismo legato all’avidità e alla crudeltà che lo avevano generato.

Leggere questo libro è come avventurarsi in un campo di battaglia dove si scontrano all’ultimo sangue orrore e bellezza; mentre sul piano letterario, in un linguaggio raffinato ma vicino alla terra dell’autore, si dipanano armoniosamente le storie, si entra in un mondo “altro”. Una specie di inferno dove regnano l’ingiustizia, la sopraffazione, la fatica e la sofferenza di molti, la povera gente, per far sì che i pochi che hanno raggiunto il potere con la violenza, la frode, il ladrocinio, possano godere di ogni agio e di ogni piacere. Anche quello perverso di umiliare, schiacciare, togliere dignità a chi è costretto a vivere sotto quel giogo per poter almeno sopravvivere.

Condizioni orribili, pregiudizi, tradizioni senza scampo che a volte coinvolgono anche le famiglie più fortunate che si distruggono e si estinguono in faide che a noi lettori appaioni insensate, ma a cui i protagonisti sentono di non poter sfuggire,  immersi, a volte, in situazioni misteriose e incomprensibili che non sembrano avere spiegazioni o via di scampo.

Un documento storico, in realtà che, attraverso lo sgranarsi di parole e di frasi esteticamente attraenti, ci mostra vividamente, per contrasto, come i malfattori, i veri banditi, siano quelli che comandano e gli altri solo coloro che alle iniquità cercano di ribellarsi, da soli e senza appoggi, senza legge, commettendo, a volte, essi stessi atrocità che ci riempiono di raccapriccio. Anche se la nostra parte più primitiva, dentro la memoria collettiva, aderisce e condivide queste spaventose rivalse; gli unici gesti che si avvicinano in qualche modo a quell’idea di giustizia che solo più tardi, troppo forse per poter davvero portare conforto, riuscirà ad entrare in questo mondo dove sembra che l’umanità non sia mai apparsa o non abbia mai trovato albergo. E più doloroso di tutto appare l’inganno illusorio di una pietà che non può e infatti non esiste dentro anime così pervertite, colme di una ferocia che sembra voluttà, soprattutto quando, imprevedibilmente, un alito di dignità sboccia da quegli esseri costretti a vivere come bestie e che i padroni sentono come un attacco inaccettabile sferrato al loro dominio; non resta, dunque, altra strada che il terrore e la devastazione per distruggere anche i luoghi, i muri e le pietre dove tale spietatezza si annida. E dove risuonano alte le parole che Sofocle fa dire ad Antigone, emblema di ogni giustizia negata: Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero.

 

 

Biografia

Angelo Gaccione è nato a Cosenza. Scrittore e drammaturgo, di genere sperimentale e, non di rado, provocatorio, ha pubblicato numerosi libri di saggi, racconti, aforismi e testi teatrali. E alcuni libri su Milano, dove ha vissuto e lavorato e dove per molti anni ha diretto il giornale di cultura “Odissea” a cui hanno collaborano anche importanti protagonisti della cultura, sia italiana che internazionale.

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