Libertà a caro prezzo
Storia
Erf edizioni
1 gennaio 2025
cartaceo e-book
126
Intransigente e tenace, Gioacchino Gesmundo è uno dei martiri per la libertà a cui la nostra Repubblica è debitrice. Le vicissitudini familiari e il contesto semplice e rurale del paese nel quale visse da giovane lo portarono a maturare una forte sensibilità per la giustizia sociale. Dopo numerosi sacrifici, a Roma realizzò la sua vocazione di intellettuale come maestro elementare, professore di Filosofia e Storia e assistente all'Università. Erano gli anni della dittatura. La sua formazione ed emancipazione economica avvennero parallelamente alla graduale insoddisfazione e al disagio verso il clima politico del paese. La caduta del regime segnò la sua decisione di iscriversi al Partito Comunista, frutto di una lunga maturazione interiore. Con l'occupazione nazista di Roma, la sua attività s'intensificò: ospitò nella sua casa di via Licia, prima la redazione clandestina de "L'Unità" e poi l'arsenale dei GAP romani. Fu capo leale del controspionaggio e teneva corsi di formazione ideologica ai compagni di lotta. Catturato il 29 gennaio 1944 dopo una denuncia, fu tra i primi tre individuati dal 335 martiri delle Fosse Ardeatine.
“Libertà a caro prezzo” di Giovanni Capurso (Erf edizioni) è la storia di Gioacchino Gesmundo, uno dei martiri ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine. Si ripercorre la sua vita, la formazione culturale e la grandezza del suo pensiero. Quest’ultimo gli conferì una capacità critica tale da prender coscienza dell’ingiustizia che caratterizzava il Paese. Sognava un mondo libero dall’oppressione e dalle disparità. Insieme ad altri, si batté con coraggio per poter costruire un’Italia diversa e soprattutto libera. La sua generosità, ardore ed eroismo gli costarono purtroppo la vita.
“Ci spiegò che differenza ci fosse tra l’amore per la patria e il nazionalismo” da “La libertà a caro prezzo”
Questa non è semplicemente una biografia, bensì il racconto di una dolorosa e terribile parte della storia del nostro Paese: la strage delle Fosse Ardeatine. E uno dei suoi martiri fu Gioacchino Gesmundo.
Gioacchino era un giovane originario di Terlizzi, nato in una famiglia umile del quale era il figlio minore. Rimasto orfano in età infantile, crebbe con i fratelli maggiori. Poiché era un ragazzo intelligente, si distinse subito tra i migliori studenti. Diventò in seguito insegnante grazie ai grandi sacrifici dei familiari. Giunse così a Roma dove si formò intellettualmente. La sua personalità la si potrebbe paragonare al suo studiolo “scarno ed essenziale” inondato di luce per la presenza di grandi finestre e con grandi librerie piene di volumi. Quindi una persona discreta, riservata e modesta. Un uomo dall’aspetto comune, ma con un mondo interiore ricchissimo che sapeva trasmettere ai propri studenti.
“Non aveva prudenza. Ciò era dovuto al fatto che non era il suo mestiere; lui era una persona coraggiosamente impegnata, moralmente e non professionalmente”
Fu un insegnante carismatico, molto apprezzato dai giovani allievi poiché, oltre ad appassionarli con le parole, sapeva anche scrutare e comprendere le loro anime. Un uomo incorruttibile che non scendeva a compromessi e si faceva strada sulla base delle sue capacità. Difendeva i propri ideali apertamente, con un’audacia che rasentava l’imprudenza. Non per incoscienza o spavalderia, ma perché fermamente convinto della giustizia delle sue idee. Quindi non era forse doveroso parlarne apertamente? Ciò che era giusto, andava manifestato. Poiché viveva in un tempo crudele, il suo modo di essere gli costò la vita.
Un altro personaggio altrettanto valoroso e martire è don Pietro Pappagallo, conterraneo di Gesmundo legato a lui da un rapporto di reciproca stima e sincera amicizia. Un sacerdote coraggioso che non riteneva di agire per sostenere una causa, ma di farlo in quanto uomo di Dio. Faceva parte della sua fede proteggere e difendere gli oppressi, dare la vita per loro.
“Desidero precisare che l’ho fatto soltanto per aiutare tanta gente, quella carità cristiana che è il dovere di un sacerdote; non ho mai fatto politica”
Credo sia doveroso conoscere storie come quella di Gioacchino Gesmundo, non solo per una questione di gratitudine, ma anche perché è parte della storia. Una gran brutta pagina di storia del quale è necessario essere al corrente. L’autore ci ha fornito una perfetta ricostruzione della vita di Gioacchino raccogliendo le lettere che inviava alla sorella e testimonianze scritte da chi lo conosceva. Il linguaggio narrativo è facilmente comprensibile, lo stile tipicamente giornalistico nell’argomentare avvenimenti storici con precisione e obiettività, nonostante sia un racconto che non manca di passione. Essa è espressa attraverso gli ideali e il coraggio del protagonista.
Il ritmo narrativo è rapido poiché l’autore riesce ad argomentare gli eventi in modo scorrevole e appassionante. Poiché si tratta di realtà, non può che invitarci a riflettere. E fino a ché riflettendo proveremo disgusto per certi comportamenti tenuti allora, come ledere la dignità di un anziano sacerdote nel peggiore dei modi solo per esser stato umano, allora letture di questo genere non saranno state inutili. Sono certa di non sbagliare dicendo che esistono eroi dei quali si parla poco o non sono abbastanza noti. Fare la loro conoscenza significa conoscere la Storia, oltre essere un onore, è anche arricchimento culturale, e di questo non posso che ringraziare l’autore.
“Il suo fermo silenzio portò alla liberazione e alla salvezza di un centinaio di compagni” da “Libertà a caro prezzo”
Conoscevate Gioacchino Gesmundo e la vicenda del massacro delle Fosse Ardeatine?