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Recensione: L’Europa come modello di crescita, innovazione e sostenibilità, Stefano Bellagarda, Kimerik

L'Europa come modello di crescita, innovazione e sostenibilità Book Cover L'Europa come modello di crescita, innovazione e sostenibilità
Officina delle Idee
Stefano Bellagarda
Saggio politico
Casa Editrice Kimerik
11 maggio 2019
ebook e cartaceo
200

In questo saggio, Stefano Bellagarda si cimenta in una minuziosa disamina riguardante la situazione attuale in cui si trova l’Unione europea. Nel corso di venti capitoli, vengono passati in rassegna gli elementi ritenuti determinanti per un efficace funzionamento dell’Europa che comporti benefici al singolo individuo e, di conseguenza, all'intera comunità. Grazie al supporto di innumerevoli fonti, sapientemente ricercate dall'autore, da cui scaturiscono interessanti riflessioni, viene suggerita un’idea di Unione europea che possa svolgere in futuro un ruolo di promotrice dei valori umani, in modo da costituire un modello da imitare per il mondo intero.

“Non credo sia un’utopia, ma la vedo come una speranza…”

 

E di speranze è intriso l’ultimo saggio di Stefano Bellagarda, “L’Europa come modello di crescita, innovazione e sostenibilità”, che si pone sulla stessa scia del precedente “Disuguaglianza e povertà in Europa”. La passione per il mondo europeo è innata nell’autore, nonostante la sua formazione prettamente economico-finanziaria. Nel suo ultimo studio (sarebbe più idoneo definirlo “scritto”), ha affrontato diverse tematiche correlate alla politica dell’Unione Europea, formulando a riguardo opinioni e proposte per un futuro in cui l’Europa sia non solo una potenza mondiale ma anche punto di riferimento per le altre potenze. Tutto questo sarà oggetto della recensione di oggi.

La struttura dell’opera

Il libro fa parte della collana “Officina delle Idee”, che la casa editrice Kimerik dedica ai saggi e alle riflessioni su tematiche specifiche. Invero, l’opera di Bellagarda non rispecchia appieno i requisiti propri della saggistica, affrontando non un unico tema specifico, bensì una pluralità di argomenti, riconducibili sì all’Europa, protagonista indiscussa, ma differenti tra loro. Su questo ritorneremo nel corso della trattazione.

Lo scritto è suddiviso in capitoli, ciascuno relativo a singoli aspetti o a singole politiche che costernano l’Unione Europea, nei suoi profili istituzionali, politici, economici, sociali, avanguardisti. Questa pluralità di temi viene anticipata dall’autore sin dall’Introduzione, dove il lettore viene edotto del suo obiettivo principale, ossia rendere la propria passione per l’Europa strumento per ipotizzare, proporre, supporre modelli e valori a cui essa deve ispirarsi in vista di un futuro migliore e all’insegna della concordia tra Istituzioni e cittadini.

Nel primo capitolo, L’Europa delle Istituzioni e del cittadino, si affronta uno dei primi nei che caratterizza il rapporto tra l’Unione europea e i cittadini, ossia la poca fiducia dei secondi verso la prima. L’euroscetticismo viene introdotto da Bellagarda alla luce delle origini dell’Unione, prima CEE, e dei trattati istitutivi che si sono succeduti nel tempo, fino a quello di Lisbona del 2009, a cui si deve l’aspetto che oggi essa ha. Nel capitolo Maggior equilibrio tra capitalismo e democrazia, si affronta una delle principali conseguenze dell’euroscetticismo, ossia l’astensionismo del popolo dalle elezioni europee, che comporta inevitabilmente lo svuotamento del concetto di democrazia, nella sua espressione politico-elettorale. Dopo aver introdotto quelli che secondo l’autore sono i più intricati nodi da sciogliere, si passa a due degli obiettivi da attuare per pervenire ad un’Europa migliore, ossia rafforzare il settore politica estera e difesa, anche per una migliore organizzazione dei flussi migratori, e il ruolo della Corte dei Conti europea nella gestione delle risorse economiche dell’Unione sia nei rapporti con il Consiglio europeo che con la Commissione europea.

Capitoli specifici sono dedicati a singole organizzazione con cui l’Ue si rapporta, ossia l’Onu, la Nato e l’Interpol. In riferimento alle prime due, Bellagarda si sofferma in particolar modo sulle relazioni che, in questi ambiti, l’Europa ha con gli Stati Uniti, auspicando ad un rapporto in cui ci sia una maggiore equiparazione e un più forte consolidamento. Con riguardo alla terza, dopo la classica introduzione manualistica definitoria e strutturale dell’organo, l’autore, nell’esporre la sua opinione, ci tiene a distinguere la lotta alla criminalità organizzata da quella contro il terrorismo, al fine di porre in essere politiche estere adeguate ed efficaci.

Più capitoli sono, invece, dedicati alle diverse collaborazioni che l’Europa ha con paesi non appartenenti all’Ue: e così, si “raccontano”, attraverso ampi excursus storici sia sui singoli stati che sulle alleanze, i rapporti tra l’Europa e la Cina (alla luce anche degli ultimi accordi tra leader); tra l’Europa e la Russia, con particolare riguardo alla regione artica, ambita dal punto di vista delle risorse del sottosuolo; tra l’Europa e il mondo arabo e israelita, dove emergono fortemente le intenzioni pacifiste dell’Unione; tra l’Europa e l’Africa sulla base del nuovo piano Marshall; tra l’Europa e la Turchia, che spinge sempre più per il suo ingresso nell’Unione; tra l’Europa e la Grecia, dove prioritario diventa il racconto della crisi che ha devastato la regione e che ha attribuito alla Cina un forte ruolo economico in quei mari tanto bramati dalle potenze mondiali; tra l’Europa e l’India, uno dei paesi più adeguati, secondo l’autore, ad entrare in stretti rapporti con l’Unione, in quanto, al di là delle differenze culturali, ha dalla sua il fatto di avere come prima lingua nazionale proprio l’inglese; tra l’Europa e l’Iran, con tutte le problematiche relativi ai rapporti burrascosi di Teheran con gli Usa; tra l’Europa e l’Australia e la Nuova Zelanda, dove Bellagarda esprime la sua forse più idilliaca speranza, ossia, un più agevole flusso di persone e merci tra i due mondi grazie ad una più intensa collaborazione politica e istituzionale.

Non manca, poi, l’interesse verso temi sensibili del momento, quali la cultura, da considerare addirittura (sempre secondo l’autore) come il quarto pilastro su cui devono poggiarsi le politiche europee, l’immigrazione (con particolare riferimento alla questione libica), e l’ambiente, con una panoramica sul rapporto sul clima e il consumo di energia per il trentennio 2020-2050, con tutti i numeri statistici relativi. Il capitolo conclusivo ritorna sul versante economico-finanziario con la Banca Centrale Europea, a cui bisognerebbe conferire un ruolo più interventista al fine di implementare sempre più i progetti nel settore dell’economia e della finanza.

Tra passione e saggistica

Come anticipato all’inizio della recensione, la passione è il Leitmotiv del volume. Una passione che accompagna l’autore da diversi anni e che si è tramutata in scrittura; una passione ben strutturata nel corso delle pagine. Infatti, ogni capitolo risponde ad uno schema ben preciso, molto probabilmente voluto da Bellagarda. Dall’incipit descrittivo e manualistico, si passa al racconto dell’evoluzione storica che quell’organismo o quel progetto o quella collaborazione specifica ha vissuto, per poi giungere alla conclusione del tema con il parere personale dello scrivente e le sue proposte per un’Europa migliore. Sicuramente una struttura di tal genere rende la trattazione ben ordinata, nonostante la molteplicità delle materie approfondite, ma rischia, con l’incedere di pagina in pagina, di annoiare il lettore, rendendo il discorso poco dinamico e interattivo.

La prima parte di ogni tematica è, come detto, manualistica, e a volte lo è eccessivamente. È, certo, interessante e condivisibile, ad esempio, nell’introdurre l’operato della Corte dei Conti europea, effettuare prima una premessa su cosa essa sia, su cosa si occupa, sugli obiettivi che deve perseguire e attuare, sulle funzioni dei membri che ne fanno parte. Lo è meno, riportare tutta la storia politica degli stati con cui l’Europa entra in contatto, anche quella non correlata affatto ai rapporti con l’Unione. Il contesto politico e storico di riferimento è importante per comprendere le logiche e gli obiettivi delle politiche estere; ma un approfondimento di tal genere sarebbe stato forse adeguato in un saggio dedicato ad un tema specifico, e non, come il saggio di cui discorriamo, dedicato a vari argomenti politici. Digressioni del genere appesantiscono la lettura e allontanano il lettore dall’oggetto dell’opera, confondendolo anche, qualora parliamo di un lettore poco esperto delle tematiche trattate.

Interessante, invece, è il racconto di Bellagarda sulla sua esperienza lavorativa in Cina e sul come essa ha inciso sul modo di intendere i rapporti tra questa e l’Unione europea.

Di quel periodo mi rimane impressa la capacità di resistenza e la coscienza di questo popolo, all’epoca di 600 milioni, impegnato con la guida del Partito comunista a costruire una società su basi economiche e culturali completamente nuove. Penso che tale capacità sia oggi ugualmente necessaria perché la Cina odierna, che sta sviluppando le sue enormi potenzialità, possa resistere ai nuovi piani di dominio imperiale…

Vorrei soffermarmi, a proposito, sulla nozione di saggio o di genere saggistico. Fin dai tempi del liceo, si apprende come il saggio costituisca un genere letterario con cui lo scrittore si pone l’obiettivo di approfondire una tematica specifica e analizzarla in tutti i suoi profili, effettuando critiche costruttive e formulando osservazioni a riguardo. Il volume di Bellagarda si allontana un po’ dal genere, o meglio può rientrarvi interpretando la categoria in senso ampio.

In ossequio, invece, alla saggistica, ogni capitolo contiene anche l’opinione personale dell’autore, che viene espressa senza difficoltà, comprendendo talvolta aspetti critici rispetto al tema, talaltra relative proposte di miglioramento. Quest’ultime sono di gran lunga predominanti nel volume e risultano a tratti ripetitive, rispecchiando molto probabilmente un pensiero unitario che l’autore ha rispetto all’Europa in generale. Ad esempio, più volte l’attenzione di Bellagarda si sofferma sulla rivoluzione culturale che dovrebbe vivere ogni popolo per una migliore attuazione dei principi di democrazia, fratellanza e uguaglianza che, se concretizzati, non possono che condurre ad una maggiore coesione politica, sociale ed economica tra gli Stati. Proposte ripetitive, ma anche utopiche, più che speranzose (contrariamente a quanto lo stesso autore afferma nella parte conclusiva dell’opera).

Affermare, infatti, che bisogna auspicare ad una maggiore coesione e collaborazione tra le Istituzioni per far si che l’Europa diventi una potenza mondiale tra le più forti sul piano strategico; o ad un superamento degli integralismi religiosi da parte dei paesi del Medio Oriente, ai fini di un’alleanza di questi Paesi con l’Unione, è sicuramente frutto di nobili pensieri, ma sul piano concreto è distante da quella che è la realtà. E in un saggio che si rispetti, lasciarsi troppo andare a speranze (siano o non utopiche) senza effettuare valutazioni in concreto dei casi, dei problemi, e limitandosi solo a riportare dati statistici o storici, può sembrare “platonico” (e in questo caso non per l’idea di democrazia attuata dal governo dei saggi, ma per l’Iperuranio di idee che si andrebbe a formare).

Commento personale

Il “saggio” di Stefano Bellagarda risulta sicuramente utile per avere una prospettiva ampia e generale sui rapporti che attualmente l’Unione europea intrattene con gli Stati che non fanno parte dell’Unione, sui dati statistici relativi, sui progetti di lungo periodo in corso di attuazione e attuati.

Non consiglio la lettura del volume a persone poco esperte della materia, non per le molte tematiche passate in rassegna ma per le numerose ed eccessive digressioni sulle tematiche stesse.  Ciò, infatti, rende difficile mantenere alto il livello di concentrazione per coloro ai quali non risultano familiari la politica e il diritto. Con riguardo proprio al diritto, inoltre, forse sarebbe stato adeguato incrementare la bibliografia, più che con sitografie riportanti dati normativi o statistici, con opere di commento e critica (sono presenti comunque riferimenti a opinioni di europarlamentari o leader, ma non su aspetti critici della questione).

Un pregio che non può essere negato all’autore è quello di essersi messo in gioco non come scrittore, ma come cittadino europeo, in quanto tale premuroso e attento nei confronti del futuro dell’Unione e, di conseguenza, dell’Italia. Un esempio, di certo, da seguire, contrariamente a quanto il cittadino medio affetto da sfiducia verso le Istituzioni fa (astenersi dalle votazioni o non curarsi di ciò che riguarda il Paese e l’estero).

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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