l'età fragile
Romanzo
Einaudi
28 novembre 2023
cartaceo, ebook
192
Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent’anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c’erano tutti. I pastori dell’Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c’erano più.
Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è spento: i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c’è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare indietro: sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre così radicato nella terra e questa figlia più cocciuta di lui, Lucia capisce che c’è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite. Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un’occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.
Ho deciso di iniziare l’anno nuovo con un ultimo sguardo all’anno appena finito. Lo faccio condividendo una lettura fatta nel mese di febbraio 2025 che rientra senza dubbio tra le mie preferite degli ultimi dodici mesi.
“L’età fragile” di Donatella Di Pietrantonio è un romanzo straordinario che ho apprezzato moltissimo e che, come scritto a caldo sui miei profili social personali, mi ha messo in pace con la lettura e con la voglia di scrivere. Del resto quando si incappa nel talento cristallino di un autore si viene rapiti e coinvolti a tutto tondo. Almeno, così funziona con me.
“L’età fragile”: vincitore del Premio Strega 2024
Ho pensato che sarebbe stato un peccato lasciar correre via la lettura di un romanzo come “L’età fragile” senza dedicargli almeno due righe, così, con la scusa del passaggio da un anno all’altro, credo sia azzeccato utilizzare questo romanzo vincitore del Premio Strega 2024 per fare a tutti i lettori del nostro sito gli auguri di Buon anno!
L’inizio dell’anno è sempre un momento di riflessioni, bilanci e buoni propositi. Per noi lettori è anche l’occasione per rivedere un po’ le pagine sfogliate e per proiettarci in quelle che sfoglieremo. Da parte mia sono felicisimo di aver letto, nel 2025, gli ultimi due romanzi che hanno trionfato al Premio Strega, mentre per l’anno nuovo mi auguro di riuscire a leggere molto di più rispetto a quanto fatto l’anno scorso.

Tornando a “L’età fragile”, invece, il collegamento che voglio trovare con il nuovo inizio è quello di riuscire a riconoscere, conoscere e abbracciare le nostre fragilità.
Il romanzo della Di Pietrantonio evidenzia come in ogni fase della nostra vita ci si trovi a fare i conti con le nostre paure, con i nostri timori e con la consapevolezza che per andare avanti serve, per forza, riuscire a convivere con ciò che ci rallenta.
Non necessariamente serve vincere, a volte, basta saperci avere a che fare. Ecco, questo è quello che auguro a me stesso, e a tutti. Andare avanti nonostante tutto, magari anche mano nella mano con le nostre fragilità, ma non restare fermi.
Conclusioni
Come avrai capito, amico lettore, questa non è una classica recensione, ma un breve omaggio a uno dei più bei romanzi che ho letto nell’ultimo anno.
Sono parole scritte a distanza di tempo che vivono sul ricordo e sulle emozioni ancora esistenti dentro di me per la lettura de “L’età fragile”. Un romanzo che si sviluppa con una scrittura moderna, essenziale, che non cerca mai architetture complesse. Il linguaggio è diretto e i capitoli brevi aiutano chi legge a infilarsi nella storia e, soprattutto, nell’anima dei personaggi.
Personaggi che vivono grazie alle loro emozioni e ai loro stati d’animo. Non resta, infatti, vivo il ricordo di grandi descrizioni fisionomiche, mentre è ancora forte lo strascico delle sensazioni e delle impressioni che dominano la narrazione.
La trama si sorregge su un fatto di cronaca avvenuto nel passato, vicino a un campeggio sugli Appennini. Una storia brutta che tocca e cambia per sempre gli abitanti della zona. Un evento che per forza di cose condiziona il presente in cui l’autrice ci fa entrare nel romanzo. Una vicenda ben narrata con tutti gli espedienti che servono a tenere il lettore incollato alle pagine.
Le nostre fragilità spesso prendono forza dagli eventi che fanno parte del nostro passato. Ecco perché, come dicevo prima, il mio augurio è quello di saperci convivere. Perché altrimenti si rimane indietro, fermi a quello che in qualche modo ci ha frenato.
Inutile dire che consiglio la lettura de “L’età fragile”.
Perché? Perché si tratta di un gran bel libro. E questa volta, davvero, non serve motivare ancor di più.

Autore e speaker radiofonico.
Mi piace leggere, scrivere e condividere le storie.
Il mio sito è www.stefanobuzzi.com