L'estate dei mirtilli
romanzo contemporaneo
Solferino
3 settembre 2024
cartaceo, ebook
304
luglio 1962.
Una famiglia di nativi americani, appartenente all'etnia Mi'kmaq, arriva nel Maine dalla Nuova Scozia per raccogliere i mirtilli.
Qualche settimana dopo, la figlia più piccola, Ruthie, di quattro anni, scompare. L'ultimo a vederla, seduta ai bordi del campo, è il fratellino Joe, appena più grande di lei. A nulla servono le ricerche dei famigliari per tutta l'estate e per le estati a venire.
Nonostante il tentativo di superare il lutto, gli anni condannano la famiglia a una catena di tragedie: la morte di un altro figlio, Charlie, che decreta la fine "delle estati di mirtilli", e la lunga latitanza di Joe.
Nella stessa regione, una ragazza di nome Norma è tormentata da sogni orribili che assomigliano a ricordi, costretta da una madre claustrofobica a un senso di colpa inestinguibile. Senza che lei ne abbia davvero coscienza, la ricerca di sé stessa, dai contorni confusi e incerti, verrà intralciata dai continui depistaggi della famiglia.
La verità si paleserà solo dopo cinque decenni di dolore e di silenzio, in cui le toccherà ripercorrere ogni giorno della sua vita precedente, vissuto adesso come un tradimento.
“La storia di Ruthie, invece, non ha una fine. Ma bisognava continuare a vivere e, lentamente e in silenzio, cominciammo a vivere di nuovo” – da “L’estate dei mirtilli” di Amanda Peters, Solferino.
“L’estate dei mirtilli”, quella in cui la piccola Ruthie scomparve e la sua famiglia la cercò invano. Quella della raccolta dei mirtilli perché tutti loro erano abili raccoglitori. Si diceva, infatti, che i nativi americani fossero particolarmente dotati per quel tipo di lavoro. Si recavano nel Maine ogni anno tutti insieme, bambini compresi. Joe, all’epoca, era solo un ragazzino ed era stato l’ultimo a vedere la sorellina prima che la foresta la inghiottisse senza mai restituirla. Fu lungamente e vanamente cercata dai suoi cari che non si potevano rassegnare alla sua perdita, sino alla morte di un altro figlio. Questo evento diede luogo ad una sorta di resa, ma solo apparente.
Nel frattempo, la giovane Norma, figlia di un giudice e di sua moglie, è tormentata dagli incubi. Si tratta di sogni dai contorni precisi dove lei si trova perfettamente a suo agio in mezzo a degli estranei. Chi è quella gente? Cosa c’entra con lei? E perché i suoi genitori sono così evasivi al riguardo? Ma soprattutto, perché lei è così diversa da tutti i suoi familiari?
“Credo di aver sempre saputo che c’era qualcosa fuori posto. Ma quando ero piccola pensavo di essere io”
Norma è una donna insicura e tormentata. Appartiene ad una famiglia abbiente che le ha dato amore e protezione, forse in misura eccessiva, e questo ha contribuito a farla sentire diversa. Sua madre, Lenore, è una persona fragile poiché orfana e cresciuta in un ambiente anaffettivo. I suoi attacchi di emicrania si fanno sentire ogni volta che si trova in difficoltà. È diffidente, schiva e non ha una vita sociale. È come se fosse sempre sul chi va là e questo ha segnato l’infanzia di Norma, trascorsa in solitudine. Suo padre è un giudice integerrimo, una persona equilibrata e pacata, ma incline ad appoggiare i comportamenti ossessivi della moglie.
June è la sorella di Lenore, nonché zia di Norma. Per la ragazza è una confidente, la percepisce forte, affidabile e indipendente. Non si è voluta sposare e considera come sua la famiglia della sorella, nei confronti della quale si mostra protettiva. La persona che preferisce in assoluto è proprio sua nipote. Una ragazzina piena di potenziale, ma confusa, bisognosa di un appoggio più solido di quello che può offrirle sua madre.
“La speranza è davvero meravigliosa, finché dura” – Amanda Peters
Norma cresce piena di incertezze e domande alle quali nessuno in casa vuole rispondere. È disorientata e in lei alberga un senso di incompletezza che non riesce a spiegarsi. Ha una certa cultura, sogna di scrivere un romanzo che non ha mai iniziato, ma nel frattempo si dedica all’insegnamento. È sposata con Mark, un simpatico contabile privo si ambizioni, ma gentile, brillante e complice. Ma Norma non riesce a trovare pace neppure attraverso la sua unione felice.
Joe è un uomo che convive con un grave senso di colpa che gli corrode d’anima. Si sente responsabile della scomparsa della sorella poiché avrebbe dovuto badare a lei il giorno in cui sparì. Tutto ciò l’ha reso inquieto e pieno di rabbia repressa. Ha la tendenza a mettersi nei guai e a sparire per mesi, inoltre è spesso dedito all’alcol, che lo porta a reazioni violente. È come se si volesse autodistruggere provocando dolore nei suoi cari.
“La rabbia è estenuante. Se ti ci aggrappi, ti risucchierà via tutta la vita”
“L’estate dei mirtilli” di Amanda Peters è una storia di perdita e di ricerca. Madri che, con modalità diverse, hanno perso i propri figli e non si sono mai rassegnate. Abbiamo due tipologie di ricerca: una che non porta a nulla e un’altra che converge verso una strada senza ritorno. Perché non riuscire a ritrovare se stesso spesso può avere conseguenze devastanti. Ciò che vi darà un senso sarà la scoperta della verità. Una verità molto ostacolata.
Un’ulteriore tematica è quella della discriminazione. La perdita di una bambina appartenente ad una famiglia di nativi americani non dà luogo all’impiego di tutte le risorse necessarie per ritrovarla. La risonanza mediatica dell’evento non è la stessa che si creerebbe nel caso della scomparsa di una bambina bianca. Per non parlare di tutte le dicerie sugli indiani.
La narrazione parte dal 1962 per arrivare ai giorni nostri. Si sviluppa in prima persona attraverso le voci dei due protagonisti, Joe e Norma. Il linguaggio è semplice e lo stile fluido, questo rende il ritmo di lettura abbastanza rapido. Si tratta di due percorsi di vita differenti che viaggiano in parallelo, sembrano sfiorarsi senza mai toccarsi. Ci si ritrova a chiedersi quando e come potranno incontrarsi. L’autrice li ha perfettamente caratterizzati descrivendoli principalmente attraverso i loro tormenti. Pur avendo la stessa radice, prendono diverse diramazioni.
“Ne abbiamo già parlato diverse volte, Norma. Non sei tu a causare i mal di testa di tua madre, ricordi? Fidati di più di lei”
I sentimenti che la storia può suscitare, vanno dalla commozione all’indignazione. Essa tocca corde assai delicate dell’animo umano. Vi è una continua crescita nei personaggi che raggiunge il culmine attraverso il perdono, altra tematica importante.
Un titolo accattivante che parla di sole, belle giornate e cespugli carichi di mirtilli. Una copertina graziosa che può invogliare alla lettura. Due caratteristiche ingannevoli che sembrano quasi una metafora della trama. Ci insegna, infatti, ad osservare. La raccolta dei mirtilli avviene in estate durante una giornata climaticamente favorevole. Ma anche nelle giornate di sole possono accadere cose terribili.
Sulla copertina c’è un bel cestino pieno di questi frutti, circondato da cespugli altrettanto opulenti. Però il cestino è rovesciato e i mirtilli sono sparsi sul suolo. Lo sfondo è inoltre scuro e cupo, pare tuttavia mettere in rilievo il verde delle foglie. Un messaggio di speranza? Sicuramente! Perché questa è anche una storia di rinascita dove il cerchio si chiude e ogni cosa torna al suo posto, se pur con una nota di triste rammarico.
Quando vi attrae un titolo o una copertina, cercate di approfondire o vi lasciate trascinare dall’impulso nella scelta?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐
