L'eredità di Villa Freiberg
Romanzo storico
Garzanti
21 febbraio 2023
cartaceo, ebook
352
Emma ricorda ogni pietra di Villa Freiberg a volte, le sembra ancora di rivedere l'imponente facciata di finestre e cornici di marmo. E' il luogo che ha dato rifugio a lei e al fratellino Benjamin quando, rimasti orfani, hanno seguito le ultime volontà del padre morto al fronte. Ma il risveglio da illusioni e sogni di salvezza è una porta che si chiude all'improvviso il giorno in cui Benjamin scompare per non tornare più.
Benjamin, il bambino taciturno che amava la solitudine e disegnava con incredibile maestria. Benjamin, che è stato portato in una clinica insieme a molti altri come lui, considerati fragili e inadatti, per essere sottoposto agli esperimenti di scienziati nazisti disposti a sacrificare vite per inseguire un folle ideale di perfezione. Vittima di una delle operazioni più controverse della storia che, in silenzio, ha preparato il terreno all'orrore dei campi di sterminio.
Da allora sono passati anni ed Emma non ha mai saputo cosa sia accaduto a Benjamin. Ma ora la villa è passata in eredità a una donna che, tra gli oggetti risparmiati dal tempo, ha trovato un vecchio anello e un plico di fotografie ingiallite. Forse sono indizi che conducono a Benjamin.
Emma deve decidere se riaprire lo scrigno dei ricordi nascosti nella sua anima, anche se ciò vuol dire affrontare il dolore delle scelte e degli errori commessi. Perché forse non è troppo tardi per tenere fede alla promessa di prendersi cura e proteggere quel fratello troppo indifeso.
“Il male indossa sempre l’abito della domenica, ricorda” – da “L’eredità di Villa Freiberg” di Romina Casagrande, edizioni Garzanti.
Un architetto riceve da parte di un’anziana, cliente deceduta, l’onere di trasformare la sua villa in un museo. La donna le ha lasciato un vecchio anello da restituire ai legittimi proprietari, che ha perso di vista dai tempi della guerra. Erano due bambini, orfani e sfollati, accolti dai suoi genitori nella villa. Perché l’anello si trova in mani diverse dalle loro? Cos’è avvenuto in quella casa? Dove si trovano ora i legittimi proprietari? Per l’architetto Bess Waldner, inizia una complicata e dolorosa ricerca.
“Ogni casa ha il suo tesoro da custodire”
Villa Freiberg è una dimora antica, immersa in un parco dai fitti alberi e abitato da una colonia felina, ben nutrita e accudita dalla sua anziana proprietaria: la signora Rosamaria Tondini, detta Kiki.
Kiki è una persona solitaria e stravagante. Esce raramente dalla villa, lì ha tutto ciò che le serve, ricordi compresi. Le mura della sua casa le danno sicurezza e le parlano del passato, di quando era la figlia amata del generale Enea Tondini, un integerrimo militare italiano che aveva sposato un’altoatesina, la sua elegante e frivola madre Anna. Kiki era una ragazzina vivace e curiosa. Era stata la curiosità a indurla ad indagare sulla sparizione misteriosa e improvvisa del piccolo Benjamin.
“A volte crediamo di aver perso gli oggetti che ci sono cari, ma in realtà sono loro a sfuggirci di mano per condurci, inseguendoci, nell’esatto punto in cui dovremmo trovarci” – L’eredità di Villa Freiberg
Benjamin e Emma erano due bambini soli al mondo quando erano approdati a Villa Freiberg. Il generale Enea era un commilitone del loro padre, la cui morte al fronte era piena di lati oscuri, e gli aveva promesso di proteggerli qualora lui non avesse potuto fare ritorno.
Emma è coetanea di Kiki e tra le due nasce una solida amicizia. È una bambina seria e molto matura per la sua età. Sa benissimo che è suo dovere proteggere il fratellino, non fare domande inopportune e mostrare riconoscenza verso i suoi benefattori. Benjamin è un bambino considerato “speciale”, fragile. Il piccolo non parla, pur non essendo muto. Ha reazioni eccessive quando si sente minacciato, adora disegnare e osservare gli insetti. Nessuno può immaginare che il piccolo ha attirato l’attenzione di qualcuno… così, quando scompare nel nulla, Emma è disperata e non riesce a capire dove possa essere finito.
“Le pietre di quella casa avevano sempre avuto più forza del cuore degli uomini che ai quali era capitato di abitarla”
L’architetto Elisabeth Walden, detta Bess, lavora per Kiki che, prima di morire, lascia uno scritto in cui le affida il compito di trasformare la casa in un museo. Bess è una donna divorziata che deve crescere suo figlio adolescente, da sola. L’ex marito li ha abbandonati, sparendo dalle loro vite. Bess è una professionista seria e determinata, ma è anche una madre apprensiva, che spesso si sente inadeguata e incapace di instaurare un rapporto confidenziale con il figlio. Si sente in colpa di non esser stata in grado di dargli una famiglia unita.
“Un figlio è una promessa verso te stesso capace, in qualche modo, di cristallizzare il tempo” – L’eredità di Villa Freiberg
Albert, invece, ha perso completamente di vista sua figlia Alice. Ha distrutto la sua famiglia a causa dell’alcolismo e dell’incapacità di affrontare i problemi con la giusta maturità di un uomo. Non è stato in grado di superare la sua traumatica infanzia, che ha fatto di lui un adulto debole. Albert vuole rimediare ai suoi errori, impegnandosi a star lontano dall’alcol e lavorando con passione al recupero di ragazzi sfortunati e problematici.
“Si poteva nascere e morire nello stesso istante? Infinite volte, come il battito d’ali di una farfalla“
“L’eredità di Villa Freiberg” è una storia che provoca forte indignazione, ma anche commozione. I protagonisti appaiono come vittime di un sistema che promuoveva unicamente la produttività, quindi eliminava tutti coloro che ne erano esclusi in quanto fragili. Questo, con la collaborazione dei medici di famiglia, che convincevano i parenti di queste persone a farle ricoverare in apposite strutture a scopo curativo. Non immaginavano certo di inviarle in cliniche della morte. Questo era il nazismo.
I personaggi principali hanno caratteristiche tali da suscitare simpatia e comprensione da parte del lettore (paure, smarrimenti, abbandono e desiderio di giustizia). Ad un certo punto della storia, mi sono ritrovata a “fare il tifo” per loro. Volevo con tutta me stessa che ogni tassello tornasse al suo posto e che le separazioni si annullassero in una commovente riunione.
Non ho letto gli altri romanzi dell’autrice, ma intendo recuperare, in quanto il suo stile, curato negli approfondimenti storici e nelle parti descrittive, mi piace e mi coinvolge. Le ricostruzioni epocali sono frutto di una lunga ricerca, fatta di interviste e viaggi nei luoghi della memoria. Il ritmo di lettura è estremamente rapido grazie alla suspense che l’autrice ha saputo creare attraverso salti temporali, dove i fatti di ieri motivano quelli di oggi.
Villa Freiberg non si chiama così, ma esiste anche nella realtà. È una dimora dell’Alto Adige, che ha ispirato la trama. La storia del piccolo Benjamin è ispirata a quella del dodicenne Rudolf, rinchiuso in un ospedale psichiatrico in quanto muto, ma potrebbe essere quella di tanti altri ragazzini fragili di quel tempo.
Ora sono curiosa di leggere anche “I bambini di Svevia” e “I bambini del bosco” di Romina Casagrande. Li conoscete?
