L'erede
Thriller
Fazi editore
4 febbraio 2025
cartaceo e-book
360
Eleanor convive con la prosopagnosia, l'incapacità di riconoscere i colti delle persone. Un disturbo che causa stress, ansia acuta, e può farti dubitare di ciò che pensi di sapere. Una sera la ragazza si reca a casa della nonna Vivianne per la consueta cena domenicale. Ad accoglierla sull'uscio non trova però la nonna, ma una persona cui non riesce a dare un nome, che scappa via per le scale. Dentro casa, la nonna è distesa sul tappeto accanto a un paio di forbici con le lame spalancate. Nella stanza, odore di ferro e carne. La nonna, quella nonna che l'ha cresciuta come una madre, è stata uccisa. Passano i giorni, e l'orrore di essersi avvicinata così tanto a un assassino - e di non sapere se tornerà - inizia a prendere il sopravvento su Eleanor, ostacolando la sua percezione della realtà. Finché non arriva la telefonata di un avvocato: Vivianne le ha lasciato in eredità una tenuta imponente nascosta tra i boschi svedesi. E' la casa in cui suo nonno è morto all'improvviso; un posto remoto, che da oltre cinquant'anni custodisce un passato oscuro. Eleanor , il mite fidanzato Sebastian, la sfrontata zia Veronika e l'avvocato si recano in cerca di risposte. Tuttavia, man mano che si avvicinano alla scoperta della verità, inizieranno a desiderare di non aver mai disturbato la quiete di quel luogo. Che era davvero Vivianne? Quali segreti si è portata nella tomba?
“L’erede” è l’ultimo thriller di Camilla Sten, edito Fazi editore.
“C’è qualcosa in questa maledetta cosa. C’è qualcuno là fuori”
L’erede, Eleanor nipote della defunta Vivianne. E’ una giovane affetta da prosopagnosia, non è in grado di riconoscere i volti delle persone. Questo le ha impedito di identificare chi ha assassinato sua nonna fuggendo dopo averla lasciata in un lago di sangue. Qualche mese dopo, Eleanor, il fidanzato, la zia e un avvocato, si riuniscono nella tenuta in mezzo ai boschi lasciata in eredità da Vivianne. Un luogo inquietante e sinistro, testimone di misteriosi e terribili eventi tra i quali la morte del nonno. Nel frattempo una tormenta di neve li obbligherà a soggiornarvi mentre alcune verità del passato verranno a galla e su di loro incomberà un pericolo sconosciuto ma concreto.
“Vivianne non credeva nel non prendere le cose sul personale. Tutto era personale per lei, anche l’invecchiamento”
Vivianne era la nonna di Eleanor e la madre di sua zia Veronika. E’ stata l’unica famiglia che la ragazza ha conosciuto, poiché rimasta orfana prematuramente. Vivianne non era la tipica nonna amorevole e rassicurante, bensì una donna instabile e senza mezze misure. Di aspetto giovanile, anche grazie all’aiuto della chirurgia plastica, poteva risultare molto attraente agli occhi altrui. Elegante, altera, enigmatica e assai ermetica in merito al suo passato. Incuteva timore sia nella figlia che nella nipote per la sua imprevedibilità e per l’assenza di empatia poiché era una donna assai egocentrica.
Eleanor soffre di prosopagnosia. Non riesce a riconoscere i volti delle persone e questo le provoca ansia e insicurezza. Avrebbe avuto bisogno di maggiori attenzioni di quelle ricevute dalla nonna, sporadiche se non addirittura dannose. E’ una donna intelligente, ma fragile e alla perenne ricerca di stabilità emotiva. Spera che la psicoterapia possa aiutarla in tal senso, poiché può aprirsi e raccontare della sua difficile crescita accanto ad una donna priva di equilibrio come Vivianne. Si sente divisa. Da una parte c’è l’affetto verso l’unica figura materna della quale ha memoria, dall’altra il risentimento per ciò che questa non le ha dato. A tale conflitto interiore, si è aggiunto anche il senso di colpa per non esser riuscita a riconoscere il volto dell’omicida di sua nonna. Il suo unico punto fermo è il fidanzato Sebastian.
“Era la sua casa di famiglia, e crescere in quella famiglia non era stato molto divertente”
Sebastian è l’uomo migliore che potesse incontrare. Con la sua calma e pazienza sa confortarla. E’ sereno e ottimista, il sue essere ragionevole in qualsiasi situazione le infonde sicurezza. Veronika invece è la sua eccentrica zia, figlia di Vivianne, non ha avuto un infanzia felice. E’ rancorosa, suscettibile e i suoi nervi sono fragili. Capita spesso che cerchi conforto nell’alcol. Rikard è l’avvocato che li ha convocati nella tenuta di famiglia per fare l’inventario dei beni in eredità. Apparentemente è una persona tranquilla, formale e impeccabile come dovrebbe essere un serio professionista. Ma forse si tratta solo di finzione poiché è stato sorpreso mentre parlava segretamente in una conversazione fatta di sussurri e mezze parole durante una misteriosa telefonata.
“I segreti non muoiono. Nulla veramente muore, Victoria. Io sono ancora qui. O no?”
Una narrazione che parte subito illustrando l’evento chiave: l’omicidio. Eleanor è la narratrice che racconta il presente. Poiché la storia si sviluppa su due piani temporali diversi, c’è anche un passato risalente al 1965, narrato da un personaggio misterioso. Si tratta di qualcuno assai vicino alla vittima che all’epoca era una giovane moglie psicologicamente sofferente. Lo scenario è lo stesso: la tenuta di Solhoga, immersa nei boschi svedesi.
Il ritmo è perlopiù rapido, poiché è sempre presente una certa suspense. Passato e presente si alternano attraverso brevi capitoli che agevolano notevolmente la lettura. Anche l’atmosfera cupa e claustrofobica favorisce la tensione narrativa. Lo stile è fluido e il linguaggio chiaro e incisivo. I personaggi sono ben caratterizzati sebbene, alcuni di essi siano a mio avviso incoerenti, in particolar modo in relazione al finale.
“Una donna non deve piangere in pubblico. La fa apparire fragile, e lo sa il cielo che non puoi permetterti di sembrare fragile”
I romanzi di Camilla Sten
Ho letto anche il precedente romanzo di Camilla Sten che mi aveva complessivamente convinta. “L’erede” invece mi ha convinta solo in parte. Ho apprezzato il linguaggio che è di immediata comprensione senza necessitare di riletture, l’ambientazione descritta efficacemente e la struttura dai capitoli brevi con l’alternanza dei piani temporali. In genere da un thriller mi aspetto imprevedibilità e colpi di scena. Uno effettivamente c’è stato, ma non l’ho trovato poi così sorprendente, lo definirei facilmente intuibile. La risoluzione inoltre manca di coerenza, le azioni di uno dei protagonisti non sono conformi alla sua personalità.
Sono convinta del talento dell’autrice e il suo stile mi attiri perché sa come stuzzicare la curiosità del lettore attraverso atmosfere e sottointesi, tuttavia ho trovato la trama efficace solo sino ad un certo punto. Ho letto questo romanzo molto rapidamente, ma avevo un’aspettativa diversa concernente il finale che, sinceramente, ho trovato deludente.
Quale pensate debba essere la qualità principale di un thriller?