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Recensione: Leonardo Da Vinci deve morire di Christian Gálvez. Newton Compton

Leonardo Da Vinci deve morire Book Cover Leonardo Da Vinci deve morire
Christian Gálvez
Thriller
Newton Compton Editori
12 luglio 2018
Ebook/Cartaceo
340

Europa, XVI secolo. Mentre Spagna, Francia e Inghilterra si avviano verso l’unificazione, gli Stati italiani sono coinvolti in un conflitto perenne. La religione, ma anche il potere e l’ansia di espandere i confini rendono la situazione politica estremamente instabile. Una sorte molto diversa tocca all’arte. Ed è proprio nell’epicentro del Rinascimento culturale, la Firenze dei Medici, che una voce anonima fa imprigionare il giovane ma promettente Leonardo da Vinci con l’infamante accusa di sodomia. Nei mesi seguenti interrogatori e torture prostrano il corpo e lo spirito di Leonardo fino a che l’assenza di prove non costringe i suoi carcerieri a rimetterlo in libertà. Con la reputazione compromessa, il giovane abbandona Firenze in cerca di nuovi orizzonti per dimostrare il suo geniale talento. Ma chi è stato ad accusarlo? Per quale motivo? Combattuto tra il desiderio di fuga e quello di vendetta, Leonardo sarà costretto a scoprire a sue spese che quando si tenta di raggiungere il successo è bene non fidarsi di nessuno. E la verità è difficile da distinguere chiaramente, persino per il più grande genio di tutti i tempi.

“Ebbero il privilegio di contemplare alcuni dei più grandi lavori del fiorentino, una Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, un giovane San Giovanni Battista e il ritratto di una donna dal sorriso enigmatico.”

«Se l’involucro esterno di quest’uomo vi sembra meraviglioso, sappiate che non è niente in confronto alla bellezza dell’anima che nasconde. Come ben saprete, dentro ogni uomo c’è sempre qualcosa di divino».

RECENSIONE

Con la fiducia data dell’etichetta di “Best seller”, mi sono lanciato a capofitto nella lettura di “Leonardo da Vinci deve morire” senza neanche leggere la trama, immaginando di trovarmi in mano qualcosa di simile alla serie tv del 2013 “Da Vinci’s Demons” con protagonista Tom Riley, in cui la vita del genio fiorentino veniva vissuta tra esagerazioni, complotti e misteri. Niente di più sbagliato, come ci spiega l’autore nella brevissima prefazione iniziale in cui ci invita anche a guardare il documentario da lui realizzato e presente sul suo sito (25 minuti in uno spagnolo abbastanza comprensibile). Con lo scorrere delle pagine mi sono immerso completamente nella vera vita di Leonardo ed è stato magnifico poter trovare riscontri oggettivi come capita con ogni buon romanzo storico che si rispetti.

Gálvez ci racconta la vita di Leonardo dalla nascita, come figlio illegittimo di Piero da Vinci e della bella schiava Caterina, fino alla sua morte in Francia, passando per la sua formazione nella bottega del Verrocchio fino alla genesi delle sue opere principali e i rapporti umani che uno dei più grandi geni della storia dell’umanità ha stretto con i suoi contemporanei a partire dal compagno di bottega Sandro Botticelli, dal suo mecenate Lorenzo de Medici al predicatore Girolamo Savonarola, dal filosofo Niccolò Machiavelli agli apprendisti Salai a Melzi fino a papi, governanti, principesse, re e le altre figure mitiche della scena artistica rinascimentale italiana come Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti.

“Avrebbe risvegliato il leone ardente che era in lui. Ruggendo, avrebbe sputato fiamme di vendetta.”

L’autore inizia il romanzo dalla fine, stratagemma abbastanza comune per il genere e ci ritroviamo accanto ad un Leonardo vecchio e morente, scelta curiosa, perché non c’è suspence nella scena e sapere come sarebbe andata a finire, al netto dell’ovvia veridicità storica, non aiuta nella lettura di un romanzo che deve raccontare degli intrighi e dei complotti contro il protagonista. Dopo l’incipit torniamo indietro di più di quarant’anni e ci ritroviamo nelle celle sotterranee del palazzo del Podestà con un Leonardo imprigionato per l’accusa di sodomia in procinto di essere torturato e ucciso. Fin da subito iniziamo a conoscere un Leonardo forte e risoluto che chiama se stesso “Leone Ardente” giocando con il proprio nome ed è il miglior modo di definire, se non il Leonardo storico, quantomeno quello del romanzo. Leonardo non sa perché è lì, sa solo che una voce anonima lo ha accusato di sodomia e giura vendetta nei confronti di chi lo ha costretto a vivere quell’inferno.

“Ebbero il privilegio di contemplare alcuni dei più grandi lavori del fiorentino, una Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, un giovane San Giovanni Battista e il ritratto di una donna dal sorriso enigmatico.”

Ovviamente ampio spazio è dedicato all’arte del maestro, dettagliatissima la ricostruzione storica e artistica della realizzazione de L’ultima cena a Milano o de La vergine delle rocce a Firenze. Momenti in cui Gálvez riesce a farci immergere completamente nell’arte del Da Vinci, così come i suoi studi anatomici e la genesi de l’uomo di Vitruvio, mentre poco risalto nella storia hanno le invenzioni di Leonardo, eccetto l’aliante che ritroviamo all’inizio della storia.

«Maestà, quello che vedete non nasconde che un grande mistero: l’amore. Il quadro stesso è una storia d’amore».

Non vi svelerò a quale quadro si riferisce questa citazione perché per me è stata una delle sorprese più belle del romanzo e ho dovuto aspettare parecchio prima di imbattermici. In ogni caso  l’amore ha un peso decisivo nella storia di Leonardo, anche se Gálvez ce lo dipinge pressoché asessuato. L’amore di cui ci parla l’autore è quello puro e scevro da qualsiasi condizionamento, come quello della madre Caterina disposta a tutto pur di vegliare sul proprio figlio da lontano o quello paterno di Leonardo stesso nei confronti dei suoi discepoli, pronti a seguirlo in ogni avventura possibile e impossibile e ovviamente l’amore più grande di tutti, ovvero quello del genio per la conoscenza a cui il maestro ha dedicato tutta la propria vita.

Ho cercato di posporre il giudizio stilistico più il là possibile in questa recensione, ma è giusto non omettere nulla. Il testo è pieno zeppo di refusi ed imprecisioni, molti dei quali sono legati quasi certamente alla traduzione, altri da attribuire all’autore. Mi sono trovato di fronte un testo appesantito da un uso spropositato di aggettivi dimostrativi (solo nel primo capitolo ne ho contati 27!) o ripetizioni (“Lo stesso ordine era uscito dalle stesse stanze”) e appunto refusi di traduzione. Il più divertente che ho trovato nel corso della lettura e che voglio riportavi a mo d’esempio è stato: “Anni prima, Leonardo era un portento fisico di più di ottanta metri di statura”. Questa frase, oltre al refuso facilmente identificabile e che descrive Leonardo alto ottanta metri, nasconde un più subdolo errore legato al fatto che il sistema metrico decimale non sarebbe stato introdotto prima di altri tre secoli. Che sia un refuso legato alla traduzione è abbastanza evidente, ma che nell’originale sia “alto un metro e ottanta” o ottanta, seguito da una qualche unità di misura rinascimentale non posso dirlo.

Leonardo Da Vinci deve morire mi ha lasciato un sapore agrodolce in bocca, il piacere della scoperta tipico di un romanzo storico ben costruito è stato attenuato dalle scelte stilistiche dell’autore (o del traduttore). Un potenziale ottimo lavoro che si è fermato un paio di gradini sotto l’eccellenza.

AUTORE

Christian Gálvez

È nato a Madrid nel 1980. È uno dei volti di Mediaset Spagna, e dal 2009 accanto al lavoro in televisione si dedica allo studio delle grandi figure del Rinascimento, come Leonardo da Vinci. La sua viva curiosità e le ricerche approfondite hanno portato alla pubblicazione di Leonardo da Vinci deve morire, suo esordio letterario, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Il romanzo, primo volume delle Cronache del Rinascimento, è arrivato alla sua ottava edizione, ed è ai primi posti delle classifiche spagnole.

Gianni Mazza è nato nel 1981 a Ragusa, dove vive e lavora attualmente. Nonostante la sua formazione prettamente scientifico/informatica, si è dedicato alla scrittura e alla recitazione teatrale. Autore di poesie, racconti e sceneggiature, ha pubblicato il suo primo romanzo, Luda, nell’estate del 2015. La bestia di Brixton è il suo secondo romanzo.

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