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Recensione: “Le storie degli altri” di Anne Tyler, Tea Libri

Le storie degli altri Book Cover Le storie degli altri
Anne Tyler
romanzo
TEA Libri
3 febbraio 2011
cartaceo, ebook
277

Barnaby Gailtlin è il rampollo di una famiglia agiata di Baltimora. Alle spalle ha un matrimonio fallito e un'adolescenza irrequieta, dovuta più ad una curiosità invadente che ad altro. ora a trent'anni ha messo un po' di ordine nella sua vita , trovando in Sophia la donna adatta a lui. ma quando una somma di denaro scompare dalla casa della zia di Sophia, dove talvolta lavora, i sospetti cadono inevitabilmente su di lui.

E' il suo destino , frutto di quel suo interessamento stavagante, un po' morboso, ma in fondo bonario, per i fatti degli altri, del suo desiderio di ricucire i brandelli sfilacciati delle vicende proprie e altrui in un mondo di relazioni umane spesso superficiali e troppo inconsistenti.

“IO SONO UN UOMO DI CUI CI SI PUÒ FIDARE”

 

Questa citazione raccoglie l’essenza della narrazione, è la frase d’esordio e di termine.

Il protagonista, Barnabyrampollo dei Gaitlin di Baltimora, è considerato dalla famiglia come la proverbiale “pecora nera” a causa dei guai con la giustizia avuti durante l’adolescenza per la sua mania d’introdursi abusivamente nelle abitazioni altrui; non per compiere furti, ma per curiosare tra gli oggetti personali o leggere la corrispondenza, per entrare nelle storie degli altri. 

Egli è un istintivo ma, nel contempo, incapace di ferire i sentimenti altrui…

Un giorno o l’altro un premio me lo daranno, per tutto quello che non ho detto”

Dotato di un’ingenuità disarmante (non possedendo una giacca, si presenta al pranzo di famiglia con quella del pigiama convinto che nessuno possa notare la differenza), suscita tenerezza e simpatia per la sua spontaneità e goffaggine, nella sua perenne ricerca del proprio posto nel mondo che spera di trovare accanto a Sophia donna matura e responsabile.

“E poi era così prevedibile! Lo shampoo e il bucato delle calze del sabato sera, la sua assoluta mancanza di spirito d’avventura, il suo comportamento equilibrato, la sua noiosa solidità”

Sofia esercita una professione prestigiosa, mentre la propria è considerata dalla famiglia come inadeguata e non all’altezza. Sophia rappresenta la nuora ideale per Margot, madre di Barnaby perennemente delusa e tesa a rinfacciargli ogni suo trascorso:

“era perennemente insoddisfatta, c’era in lei qualcosa di intermittente e nervoso che mi irritava. Anche la vista delle sue sottili dita delicate mi innervosiva, come quella musica che restava sospesa nell’aria quasi non sapesse dove andare”

Il tema principale è la fiducia, il bisogno di trovare un proprio posto nel mondo e il diritto di cercarlo soprattutto quando non viene garantito, laddove ci spetterebbe di diritto: nella famiglia. Un altro tema che emerge è il desiderio di esser socialmente accettati e compresi anche quando si esce dagli schemi, senza tradire la nostra essenza in un contesto basato su apparenza e superficialità.

La storia è narrata in prima persona, attraverso la voce del protagonista, ambientata nella Baltimora degli anni ’90. La narrazione è scorrevole ma analitica condita da un pizzico d’ironia. Anne Tyler è considerata “la cronista del quotidiano”: analizza la complessità emotiva dei rapporti umani in tutti i loro aspetti, dedicando particolare attenzione alla sfera famigliare ed alleggerendo la narrazione con humor senza mai cadere nel sarcasmo, mantenendo profondo rispetto per i prorpri personaggi.

Le domande che sorgono spontanee a fine romanzo è : qual è il nostro posto nel mondo? Noi siamo davvero ciò che mostriamo? Siamo davvero così imparziali e privi di pregiudizi del valutare gli altri? 

 

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