Le ragazze di Ravensbruck
Saggio
Newton Compton Editori
23 gennaio 2026
cartaceo e-book
384
La straordinaria storia vera di un gruppo di donne unite per sfidare i nazisti nei campi di concentramento. Una storia di lotta e salvezza, di sorellanza e resistenza. Ravensbrück: ancora oggi il nome del famigerato campo di concentramento femminile voluto da Hitler evoca orrore. Le donne detenute al suo interno, costrette ai lavori forzati e spesso sottoposte ad agghiaccianti esperimenti medici, erano quasi tutte prigioniere politiche. Tra loro, un gruppo di partigiane che avevano militato nella Resistenza contro i nazisti nella Francia occupata, e che unirono le forze per sfidare i carcerieri tedeschi e salvarsi a vicenda. Davanti a brutalità inimmaginabili, le ragazze della “sorellanza” di Ravensbrück riuscirono a sostenersi e affrontarono gli aguzzini delle SS a viso aperto, rifiutandosi di svolgere il lavoro assegnato, denunciando gli orrori del campo e persino diffondendo tra le detenute una rivista satirica. Questa è la loro storia di coraggio, solidarietà e lotta per la libertà e la giustizia: una fonte d'ispirazione ancora oggi, contro ogni fascismo.
“Impararono che l’amicizia non era un’illusione e che c’erano persone al mondo pronte ad aiutarle, amarle e portare avanti la lotta insieme a loro” da “Le ragazze di Ravensbrück” di Lynne Olson
“Le ragazze di Ravensbrück” di Lynne Olson (Newton Compton Editori) è un saggio che ci racconta una straordinaria storia di sorellanza. Alcune donne valorose si batterono per la libertà del loro paese contro gli invasori. Stiamo parlando della Francia degli anni Quaranta, un paese occupato dai nazisti e governato dal regime collaborazionista di Vichy.
Mentre molti uomini sono al fronte, le donne si ribellano e alcune di loro decidono di unirsi alla lotta partigiana. Come spesso accade, in ogni gruppo si nasconde qualche informatore che, per ottenere vantaggi, è pronto a tradire vilmente i compagni. La conseguenza per le giovani di cui si narra è l’internamento nel campo femminile di Ravensbück dove sopravvivranno grazie ad un forte sentimento di sorellanza e aiuto reciproco. Una volta conclusa la guerra, per loro non sarà finita. Si batteranno affinché i loro aguzzini ricevano la giusta pena. La forte amicizia che le aveva legate nel campo, le accompagnerà per tutta la vita.
“Avvisò le nuove arrivate che adesso la cosa più importante era creare legami tra loro. Altrimenti nessuna di loro sarebbe sopravvissuta”
L’autrice aveva in precedenza scritto altri saggi storici relativi questo periodo incentrati sulle figure di due donne della Resistenza francese. Nelle sue ricerche, si era imbattuta in un altro personaggio femminile realmente esistito e meritevole di approfondimento: Germaine Tillon. Da qui nasce “Le ragazze di Revensbück”. Si tratta sempre di un saggio dove si mette in luce una parte della Storia meno conosciuta. Si narra più spesso di Auschwitz, Buchenwald e Dachau. Ravensbrück invece è rimasto a lungo sconosciuto. Le ragioni sono diverse.
Si trattava di un campo esclusivamente femminile e alcune donne avevano difficoltà nel raccontare delle umiliazioni subite, temevano (a volte non a torto) di non esser ascoltate o peggio, incomprese. Molte di loro erano lì per motivi politici o perché erano di etnia Rom o Testimoni di Geova, oppure avevano problemi psichici. Ravensbrück era un argomento meno centrale nel racconto dell’Olocausto tradizionale, inoltre le ebree internate erano solo una minoranza. Infine, come si racconta in questo saggio, le SS ebbero tutto il tempo di distruggere le prove delle loro nefandezze e di assassinare più prigioniere possibili prima dell’arrivo dell’Armata Rossa.
Nonostante ciò, le protagoniste di questo saggio non si sono arrese. Si tratta di Germaine Tillon (antropologa), Anis Girard (studentessa della Sorbona), Genevieve De Gaulle (studentessa all’Università di Rennes e nipote di Charles De Gaulle), Jaqueline d’Alincourt (di origine aristocratica e giovane vedova di un cadetto) e Janine Rosseau (agente dell’Intelligence nella Francia occupata).
“Ci avevano scaricate in una terra sconosciuta. Un universo non solo terrificante ma anche assurdo, l’opposto di tutto ciò che conoscevamo”
Esse hanno origini e caratteri diversi ma un unico obiettivo: resistere in nome della libertà, fare ciò che è giusto. Giovani donne che resistettero agli interrogatori, alle percosse e alle torture. Dotate di grande coraggio e dignità, subirono l’internamento a Ravensbück a testa alta nonostante la paura e l’iniziale smarrimento. In un ambiente disumano crearono legami affettivi di fortissima sorellanza che furono la loro salvezza.
L’autrice scrive questo saggio attraverso un linguaggio tipicamente giornalistico dove cita fatti e riporta affermazioni attinte da archivi, vecchie interviste e colloqui con la regista di un documentario proprio su Ravensbrück. La narrazione è correlata di foto delle/dei protagonisti. Si potrebbe dividere idealmente in tre parti: prima della prigionia, durante e dopo essa. Il ritmo non è sempre rapido nonostante la storia sia interessante e di un certo impatto. Il linguaggio è semplice e accessibile a tutti ma il racconto, a tratti è (necessariamente) nozionistico perché la Storia ha grande importanza quindi meno scorrevole. Si tratta di fatti veri la cui descrizione si attiene strettamente alla realtà, non vi è nulla di romanzato e la cronologia è precisa e fedele.
“Se una cosa simile è accaduta in Germania, una nazione a noi vicina, civilizzata, come potremo pensare che non possa accadere di nuovo?”
Troviamo inoltre la riproduzione di alcuni disegni di una prigioniera poiché non vi sono fotografie del campo o delle donne recluse durante l’internamento o alla loro immediata uscita. Disegnare era l’unico modo per creare prove dei fatti avvenuti per poter ottenere poi giustizia.
Una storia emotivamente difficile da affrontare ma necessaria. Pur facendo parte di una terribile pagina della Storia emerge la bellezza di un sentimento vero come la sorellanza, nato tra perfette sconosciute e durato per tutta la vita.
Conoscevate la storia legata a Ravensbrük?