Le più potenti famiglie della mafia - Tutti i nomi e i cognomi di cosa nostra dalle origini a Matteo Messina Denaro
Saggio
Newton Compton Editori
202
Questo libro ripercorre le vicende delle più pericolose e spietate famiglie siciliane che hanno fatto la storia della criminalità organizzata nel nostro Paese, inserendosi nelle dinamiche della società civile e inquinando la politica e l’imprenditoria. Non solo Cosa Nostra. Vengono inquadrate le storie delle aggregazioni criminali che, con alterne vicende, hanno sfidato l’organizzazione madre, o hanno trovato un accordo nel nome degli affari. Un’analisi che getta una luce sui territori di nuovo insediamento mafioso, come Roma, Milano e Napoli, dove, da decenni, sono presenti filiali del sodalizio nato in Sicilia. Se inizialmente Cosa Nostra ha espresso un’assoluta egemonia sulle altre organizzazioni mafiose, oggi sembra non essere più così: da un lato ci sono alleanze basate sul reciproco sostegno, nella ricerca di un comune profitto illegale, in particolare sul versante del narcotraffico; dall’altro, i vertici delle diverse consorterie appaiono sempre più orientati a delineare un sistema criminale che vada ben oltre i confini dell’Italia.
“Giuro di essere fedele a Cosa Nostra, se dovessi tradire, le mie carni devono bruciare come brucia questa immagine” (Formula del giuramento dei nuovi membri di Cosa Nostra).
Cos’è la mafia? Secondo il dizionario Treccani la mafia è: “Termine con cui si designa il complesso di piccole associazioni criminose (dette cosche), segrete, a carattere iniziatico, rette dalla legge dell’omertà e regolate da complessi riti che richiamano quelli delle compagnie d’arme dei signori feudali, delle ronde delle corporazioni artigiane, ecc.”. Ma è davvero così? “Le più potenti famiglie della mafia”, lavoro esemplare di Vincenzo Ceruso, ci porta dentro questa spietata organizzazione criminale illustrandoci l’importanza dei legami familiari all’interno della mafia.
Un excursus davvero illuminante che percorre circa un secolo e mezzo e che ci fa conoscere aspetti forse poco conosciuti dell’affiliazione mafiosa. Non si ha l’impressione di leggere un saggio, semmai un romanzo storico con le sfumature del thriller. Scritto con grande passione, dovizia di particolari e un certosino lavoro di ricerca che ci regala stralci di deposizioni, intercettazioni e dispositivi di sentenza che aiutano il lettore ad avere un punto di vista completo e senza possibilità di equivoco.
Dai Greco ai Bontate agli Inzerillo, passando per i Madonia fino ai Messina Denaro, Ceruso ci aiuta a comprendere meglio i vincoli che legano una famiglia all’altra e anche gli obblighi e i doveri all’interno della stessa famiglia.
Come nel medioevo, come si usava tra le dinastie reali, ancora oggi ci sono i matrimoni “combinati” per legare una famiglia all’altra, per saldare ancor di più un legame fatto di omertà. Scopriamo quindi come le famiglie mafiose non si leghino solo tra di loro ma, per poter meglio gestire i loro “affari”, si uniscano a personaggi “importanti”, ben inseriti nel tessuto sociale a tutti i livelli.
Un aspetto molto importante, ben evidenziato dall’autore, riprende una celebre espressione di Giovanni Falcone che, riferendosi al fallito attentato alla sua vita all’Addaura, parlava dei mandanti come di “menti raffinatissime”. Perché, se è vero che le menti criminali sono quei nomi famigerati che tutti conosciamo: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Luciano Liggio, Matteo Messina Denaro giusto per citarne qualcuno, è anche vero che il complesso di attività, di infiltrazione anche a livelli molto alti all’interno di Istituzioni, industrie, Enti ecc. ci porta ad avere contezza che il multiforme universo di attività lecite e non lecite amministrate dalla mafia non possa passare esclusivamente attraverso Totò ‘u curtu o Binnu ‘u tratturi o da ‘u siccu, ma che figure ben più influenti, in ambienti in cui un semi analfabeta non avrebbe potuto rapportarsi, muovano i fili di questo tragico teatrino.
“La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)
Una vera svolta negli affari della mafia arriva con il ventennio fascista quando i mafiosi, per punizione, venivano mandati al confino nel nord Italia. Proprio in quegli anni l’intraprendenza di alcuni affiliati ha fatto sì che l’organizzazione cominciasse a infiltrarsi nelle grandi imprese del Nord, nelle amministrazioni locali per la gestione degli appalti oltre che cominciare a gestire, fin dal secondo dopoguerra, il commercio della droga e la gestione della cosiddetta microcriminalità: “le grandi imprese non cercavano più solamente la protezione dei boss. I capitalisti erano diventati soci dei viddani”. E ancor di più le famiglie diventano potenti, si allargano, ramificano la loro influenza non soltanto in Europa ma anche in America, inserendosi pure lì nella rete politica e industriale.
“Dove la composizione degli affari aveva bisogno di essere affiancata dalla regolazione violenta dei commerci, è nata la mafia” – Le più potenti famiglie della mafia
Per anni i mafiosi si sono ammantati di una presunta “intangibilità” che li spingeva ad avere atteggiamenti sprezzanti, irrispettosi e financo oltraggiosi nei confronti delle Istituzioni. Antonino Salvo, potente esattore di Salemi legato al clan dei corleonesi, durante un interrogatorio reso a Giovanni Falcone ebbe la sfrontatezza di dire: “Come è noto sono uno dei maggiori imprenditori siciliani e per quest’attività sono sempre costretto a subire le prepotenze e le angherie di quella vera e propria piaga sociale che è la mafia”, dipingendosi come una vittima e cercando di farsi beffe del magistrato.
Non dobbiamo perdere di vista le nefandezze che questi criminali hanno compiuto nel corso dei decenni e che, ancora oggi, continuano a compiere,
“La mafia si trova a cento passi da noi, non in un limbo irraggiungibile per i comuni mortali”.

Ceruso, con grande delicatezza, quasi in punta di piedi, rende anche omaggio alle molte vittime della mafia proprio per non farci dimenticare che è grazie al sacrificio di uomini coraggiosi delle Istituzioni che non si sono piegati ai vili ricatti della mafia, di tutti gli uomini e le donne delle scorte, e di cittadini-eroi come Peppino Impastato che noi oggi possiamo, anzi dobbiamo gridare che: “LA MAFIA È UNA MONTAGNA DI MERDA!”.
Leggete “Le più potenti famiglie della mafia”; sicuramente chiunque ne trarrà ispirazione per dare il suo contributo, anche nelle piccole cose perché, come diceva Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.
L’autore

Vincenzo Ceruso. È nato a Palermo, dove vive e lavora. Allievo di padre Pino Puglisi, si è occupato di minori a rischio di devianza con la Comunità di Sant’Egidio. Già ricercatore presso il Centro studi Pedro Arrupe, collabora con l’Osservatorio Migrazioni e scrive di mafia su diverse testate. Per la Newton Compton ha pubblicato: Uomini contro la mafia; I 100 delitti della Sicilia; Provenzano. L’ultimo padrino; La mafia nera; Le più potenti famiglie della mafia, Le due stragi che hanno cambiato l’Italia e, con Pietro Comito e Bruno De Stefano, I nuovi padrini.

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino. E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.
