"Le guerre si perdono sempre"
Narrativa contemporanea
Morellini Editore
31 ottobre 2025
Cartaceo
243
Attraverso gli occhi della famiglia Ferrari, questa saga racconta un'Italia trasformata da due guerre mondiali. Enrico, giovane ufficiale nella Prima Guerra mondiale, affronta la brutalità delle trincee mentre sua moglie Lena lotta per mantenere unita la famiglia durante la seconda guerra mondiale. La loro storia si intreccia con quella di genitori, figli e nipoti, ciascuno segnato in modo indelebile dal conflitto. Un romanzo storico che esplora le relazioni familiari in tempo di guerra. con una prosa intima e potente, l'autore rivela come i legami d'amore possano sopravvivere anche nelle circostanze più disperate, mentre le vicende personali si intrecciano con i grandi eventi storici che hanno segnato il novecento italiano. Il destino della famiglia Ferrari pende in bilico mentre l'Italia sprofonda nel caos della guerra. Enrico e Lena devono prendere decisioni impossibili per proteggere i loro cari, mentre la loro figlia Lella cresce in un mondo dove la normalità è un ricordo lontano. riusciranno a mantenere viva la speranza quando tutto intorno a loro sembra crollare?
“Le guerre si perdono sempre” è il primo romanzo di Andrea Ferrari, edito da Morellini Editore.
Si tratta di un romanzo di guerra, ma anche d’amore.
La storia di tre generazioni di uomini: Emilio, Enrico e Mumo Ferrari e la storia di tre generazioni di donne: Annetta, Lena e Lella.
Un romanzo familiare che abbraccia un lungo periodo: dal 1888 al 1945.
Enrico Ferrari, del 205° Reggimento di Fanteria, in quel Natale del 1917, manteneva vivo un rituale che lo faceva sentire vicino alla sua Lena: guardare le stelle.
Sembravano anni che si trovava al fronte.
“La mezzanotte doveva essere passata da un pezzo. Era il 23 dicembre quindi. Due giorni a Natale. Un Natale in mezzo alla neve. Il presepe erano loro.”
La narrazione è frammezzata da estratti del “Diario di Prigionia” del nonno dell’autore.
Nulla poteva preparare davvero alla vita in trincea.
Andrea Ferrari si sofferma sui particolari, quali le coperte maleodoranti, l’infestazione di pulci, il freddo e il fango. La minestra che sapeva di cavolo e i feriti che rischiavano di morire per una ferita infetta.
Il momento peggiore era quando cadevano le bombe. Anzi, no. Il momento peggiore fu quando vennero presi dagli austriaci.
Quando il tenente Bassani, l’ufficiale di grado maggiore, gli disse:
“Ci dividono, Ferrari. Metà dei ragazzi vengono con me a Campomulo. L’altra metà va a Enego: li affido a te.”
Sembrava tutto irreale: la marcia notturna, il freddo, la fame, la stanchezza, la paura.
C’era un senso di fatale assurdità nella guerra. Chi erano davvero i vinti e chi i vincitori?
Stare al fronte era spaventoso, ma anche chi era a casa, in attesa di notizie che non arrivavano, viveva momenti di angoscia. Papà Emilio non raccontava a mamma Annetta tutto quello che riportavano i bollettini di guerra.
“Provava a lavorare all’uncinetto (…) ma non riusciva a concentrarsi. Non voleva parlare con nessuno delle preoccupazioni che la tormentavano. Erano certamente le paure che avevano tutti. Ma in via Flavia, ad Affori, preferivano tutti tenersele dentro.” – “Le guerre si perdono sempre”
Come accadeva alla sorella di Enrico, Franca, che piangeva in silenzio il suo fidanzato Dino, deceduto al fronte. Anche Annetta si portava il lutto nel cuore per la sua Lea, così fragile, deceduta a soli dieci anni a causa di un attacco epilettico. Quella bambina era sempre presente nei pensieri dei suoi familiari. E la sua presenza si avvertiva, in casa, come quella di un fantasma buono.
Cosa resta di una guerra? Restano i ricordi, pezzi di frasi catturate e impresse nella mente. E poi “c’erano i morti. I morti vinti e i morti vincitori.”
Enrico fece ritorno a casa il 23 dicembre 1918 con i gradi di Tenente del Genio.
Dopo averci presentato il nonno, l’autore ci riporta indietro di trent’anni al matrimonio tra i suoi bisnonni, Emilio e Annetta, nati nella seconda metà del 1800.
“Emilio era bello e sempre elegante, carismatico, istrionico. Uno a cui piaceva la vita. Uno pieno di ambizioni. E voleva lei.”
L’autore ci immerge in periodi poco raccontati, come la guerra di Abissinia con la perdita di oltre seimila soldati italiani. Ci parla della mancanza di coordinazione del Regio Esercito e la scarsità di armamenti. Quei giovani soldati entusiasti furono mandati allo sbaraglio, a morire o a rimanere menomati per sempre.
Il 1900 portò con sé un carico di ottimismo. Alla famiglia Ferrari nacque il tanto desiderato figlio maschio, Enrico.
Il bisnonno assisteva alle esibizioni di trasformismo di Nelson Le Follett. Fu il periodo della nascita del cinematografo e degli spettacoli di illusionismo. Un mondo improntato al positivismo, in continua trasformazione.
Negli anni ’20 del nuovo secolo, Franca si sposò con Cesare Locati e sua madre Annetta, ormai sessantenne, si sentì finalmente realizzata. Ora che la primogenita era convolata a nozze, poteva sposarsi anche il figlio maschio con la sua Lena.
Ferrari ci descrive l’abbigliamento in voga in quegli anni: il cappello a tubo per le signore e la bombetta e il papillon per gli uomini.
Nel 1938 festeggiamo insieme alla famiglia Ferrari le nozze d’oro di Emilio e Annetta. Erano passati cinquant’anni da quel 9 febbraio 1888.
“Il menù prevedeva ravioli in brodo, trota di lago bollita con maionese, costolettine di pollo alla primaverile, torrone gelato, frutta assortita, bianco di Lugano, rosso Moniga del Garda.”
Nonno Emilio era preoccupato per la situazione italiana. Si parlava, in modo sempre più insistente, di Asse Roma-Berlino. La preoccupazione era anche per il futuro dei suoi nipoti: Ciri, Lella e Mumo, i figli di Enrico e Lena. Chi aveva già vissuto una guerra, non si capacitava di come si potesse affrontarne un’altra.
“La Grande Guerra era stata per loro una guerra combattuta nelle trincee, dove certo i soldati – i loro figli, fratelli e mariti – potevano morire; questa guerra avrebbe coinvolto i civili. Avrebbe coinvolto i bambini. Sarebbe stato terribile.”
Anche se, in realtà, i bambini erano quelli che si adattavano meglio, scavando trincee in giardino e giocando ai soldati feriti.
Erano tanti i cugini che vivevano tutti insieme in via Flavia, combinando marachelle che venivano fedelmente registrate sui quaderni dalla Lella. La zia di Andrea si occupava anche di registrare, in modo preciso e attento, i bollettini di guerra. Tutto materiale che il nipote ha utilizzato per scrivere il suo romanzo.
Nel 2024 zia Lella, di novantaquattro anni, è diventata il filo conduttore di questo racconto familiare che, successivamente, è divenuto un libro.
“Non credevo avessi in mente un romanzo.
Neanch’io.”
“Le guerre si perdono sempre” è arricchito dalle foto di famiglia, i personaggi di questa storia vera.
Inoltre, inquadrando il QR Code, potete accedere ai contenuti extra dell’Extended Book.
Ringrazio la CE, Morellini Editore, per la gradita copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.
