Le finestre bloccate
Noir
Barta edizioni
4 maggio 2026
cartaceo e-book
111
In questo nuovo romanzo breve, Yolaine Destremau avvolge il lettore in una spirale in cui l’ambiguità, come in un thriller di Hitchcock, si insinua silenziosamente, portando la protagonista – una donna in fuga, toccata dalla grazia della maternità – a un confronto con le sue angosce più profonde, mentre i confini fra realtà e allucinazione, tra verità e follia, si fanno sempre più labili, sfumati, incerti. Nelle parole dell’autrice: «Volevo che si seguisse Lucile in ogni suo minimo movimento, nei suoi dubbi e nelle sue paure. Nell’amore materno e tormentato che è il cuore di questo libro».
“Ecco il motivo per cui ho iniziato a scrivere un libro sugli angeli. E il motivo per cui mi sono sentita tanto vicina all’inferno” da “Le finestre bloccate” di Yolaine Destremau
“Le finestre bloccate” di Yolaine Destremau (Barta edizioni) è un romanzo molto breve ma avvincente. Una giovane madre decide di scrivere un libro sugli angeli custodi e chiede di poterlo fare in una minuscola soffitta all’ultimo piano del condominio dove vive. Da quel momento si verificano eventi inquietanti a catena. Qualcuno ha messo a soqquadro quel piccolo locale dalle finestre bloccate. Nello spazio tra il muro e la finestra si nasconde un messaggio incomprensibile. Poi un uomo si presenta alla sua porta certo di trovarvi una donna del suo passato quasi identica a lei. Anche le giovani prostitute che si appostano di notte nella via assumono atteggiamenti sospetti. Poi l’incidente. E nulla sarà più come prima.
“Non le chiedo niente, non abbia paura, ha il diritto di avere un segreto, ha il diritto di averne mille. Ma sta male. Lei è sola e sta male”
È un piccolissimo romanzo che potremmo definire una “chicca”. Per com’è scritto e per la rapidità con il quale si legge. Lo si potrebbe quasi definire un racconto. I personaggi sono diversi, fanno tutti da sfondo al viaggio nella mente della protagonista, Lucile.
Lucile è una donna giovane e inquieta. È come se fosse sempre all’erta, in attesa di un pericolo imminente che pare non conoscere neppure lei. Sta scrivendo un libro sugli angeli custodi, non solo perché l’argomento la interessa molto, ma anche perché lo reputa un tentativo di proteggere la figlioletta dagli orrori della vita. Vive in un quartiere periferico di Parigi, di giorno dignitoso, di notte degradato. Vede tre giovani donne, sempre le stesse, in attesa del cliente. Sa che una di loro è madre e si chiede quali vicissitudini della vita l’abbiano condotta a quel punto. Lucile è impaurita, in fuga da qualcosa o più probabilmente da se stessa. Inoltre è come se volesse nascondere un segreto del quale nessuno è al correte e forse teme sia giunta la resa dei conti. Questo da quando le accadono fatti inquietanti a cui nessuno bada.
Non certamente suo marito Paul, un uomo ordinario perennemente in viaggio per lavoro. Lucile è troppo spesso da sola, e quando stanno insieme non sembra esserci sintonia. Paul detesta che lei porti la piccola in quella soffitta polverosa, asfittica, dalle finestre bloccate. Il luogo dove Lucile si rifugia per scrivere. Lei però non riesce a sopportare il distacco dalla bambina, è sua madre ed è la persona più indicata per soddisfare ogni suo bisogno, nessun altro lo può fare al posto suo.
Poi incontra casualmente Alain Ziegler, affascinante architetto che ha diversi anni più di lei. Arriva ogni volta che ha bisogno proprio come un angelo custode. Non perde mai la calma, le infonde sicurezza e pare avere una soluzione per tutto. È la persona che Lucile vorrebbe avere accanto per iniziare una nuova vita, inoltre ha confermato i propri tormenti: lei è in pericolo, è finita inconsapevolmente in un guaio grosso. I segnali che tutti credono frutto della sua fantasia sono reali. Lui è la persona giusta proteggerla, quello è il suo compito.
“A volte riflettevo, mi dicevo che la mia paura era probabilmente sproporzionata rispetto ai fatti, perché in fondo cos’era accaduto, ben poco in realtà, avevo visto una mano tra le persiane, una busta era scomparsa, un uomo che cercava Martine Mitos, niente più”
La scrittura di Yolaine Destremau è tagliente, penetrante e incisiva. Sa come tenere alta la suspense. Si avverte l’imminenza di un pericolo senza ben capire quale, il ritmo è molto rapido. È un vero e proprio viaggio nella mente della protagonista e il sentimento che prevale è la paura. Lucile è perennemente in allerta. La narrazione avviene in prima persona e si sviluppa su due piani temporali differenti. Il presente e un passato non troppo remoto, risalente all’incirca a undici anni prima.
La Lucile del presente è una donna disabile a causa di un incidente, vive con la sorella e con sua figlia dodicenne. In lei c’è dolore e senso di colpa. Sente di pesare sulla figlia non ancora cresciuta, vorrebbe essere morta nonostante le sue rassicurazioni ma poi i suoi occhi trovano pace nel vedere la ragazzina danzare. Non sembra quasi più la stessa donna di prima, ha smesso di fuggire ma non è certo serena.
I salti temporali non sono sempre nitidi, questo può rendere la lettura a tratti disagevole. Il resto è tutto trepidazione e incertezza. Il clima è cupo, è fatto di un velo di oscurità che pare avvolgere l’intera trama e non si vede l’ora di scoprire cosa si nasconde al di sotto. Ad un certo punto si arriva a mettere in dubbio qualsiasi cosa, non distinguendo realtà da allucinazione e ossessione da fatto oggettivo.
Ma la verità qual è? Lascio a voi la scoperta.
Un noir classico e ad altissima suspense. Un libro minuscolo, un concentrato di inquietudine che vi terrà incollati alle sue pagine.
Quanto è importante la tensione narrativa in un noir?