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Recensione: “Le due donne di Auschwitz” di Lily Graham, Newton Compton

Le due donne di Auschwitz Book Cover Le due donne di Auschwitz
Lily Graham
romanzo storico
Newton Compton
16 luglio 2020
cartaceo, ebook
288

È il 1942 quando Eva Adami viene deportata ad Auschwitz. Schiacciata tra i corpi pigiati sul treno ed esausta per le privazioni, non riesce a pensare ad altro che a ritrovare suo marito, da cui è stata separata a forza. Ma ad Auschwitz non c’è traccia di lui. E la cruda realtà del campo di concentramento si abbatte su di lei, minacciando di spezzarla definitivamente. Una notte, mentre piange di nascosto, sente un sussurro provenire dalla branda vicina. Un’altra prigioniera, Sofie, le prende la mano…

La loro è un’amicizia indistruttibile, che resiste agli orrori vissuti ogni giorno. Eva e Sofie si confidano le paure più segrete e i sogni più intimi: quello di Eva è di scoprire dove si trova il marito, quello di Sofie è di ricongiungersi con suo figlio, Tomas, che la aspetta in un orfanotrofio oltre il confine austriaco. Quando Eva scopre di essere incinta, si rende conto che la sua vita e quella del bambino che porta in grembo sono in pericolo.

E così le due donne si scambiano una promessa: qualunque cosa succeda, proteggeranno i loro figli a ogni costo.

“Non avevo previsto di scrivere questa storia, ma mi sento onorata di averlo fatto, perché altri come me abbiano la possibilità di conoscere quelle donne straordinarie che hanno attraversato uno dei periodi più terrificanti della storia e sono sopravvissute”

Auschwitz: la follia più grande alla quale l’umanità abbia dovuto assistere, impotente, incredula, spesso ignara della grande tragedia che nascosta agli occhi dei più  si  stava vivendo. Tante volte ho provato a immedesimarmi in chi quest’orrore lo ha vissuto in prima persona, in quelli che sono sopravvissuti allo sterminio, venendone fuori con un marchio impresso per sempre non solo nella loro pelle ma soprattutto nell’anima, e in chi magari, più fortunato sotto certi aspetti, è riuscito a scampare a quei campi di morte da dove però non ha mai più visto i propri cari fare ritorno; credo che, nonostante il mio dolore e la rabbia davanti a tanta crudeltà, io non mi sia neanche lontanamente avvicinata a ciò che hanno provato quelle persone, calpestate e trattate come bestie inutili dalle quali liberare il mondo che un esaltato aveva la pretesa di considerare suo.

Le notizie relative ad Auschwitz si erano diffuse naturalmente, ma la gente avrebbe impiegato anni a comprendere la portata di quanto accaduto dietro i suoi cancelli. Per la maggior parte, la crudeltà e le vile ideologia dei nazisti erano talmente remote dalla vita normale che si stentava a immaginarle possibili

 

Prima che le voci dei sopravvissuti riuscissero a superare le barriere psicologiche che l’olocausto aveva innalzato intorno a loro ci è voluto del tempo. Ora, per fortuna, sono tanti i libri, i film, le interviste che ce lo riportano alla mente, e così deve essere perché l’essere umano tende a dimenticare troppo in fretta ciò che non gli piace e a ricadere negli stessi errori, se così si può definire l’uccisione immotivata di milioni di persone.

Per questo ho voluto leggere questo libro e l’ho voluto fare proprio oggi, 4 agosto, dopo aver sentito una notizia che mi ha fatto accapponare la pelle. Per sedare una rivolta di migranti si è parlato di forni crematori e di squadroni della morte: nessuno deve più permettersi neanche di accennare a misure del genere, nessuno che si definisca uomo.

Lily Graham sicuramente sarebbe d’accordo con me. Ha cominciato a pensare a questa storia quasi per caso. Stava scrivendo un altro romanzo quando si è imbattuta nella vicenda di una donna alla cui madre avevano detto che non sarebbe mai rimasta incinta dopo essere sopravvissuta a un campo di concentramento. Questa  notizia la colpì a tal punto da portarla a fare ricerche sulla vita nei lager e nei ghetti e ad intervistare le sopravvissute.

Mescolando tra loro le storie che le venivano raccontate, cominciò a scrivere questo libro, che parla di sofferenza e paura, ma anche di amore, solidarietà e speranza.

 

Le due donne di Auschwitz di cui l’autrice ci racconta le vicende si chiamano Eva e Sofie. Le due ragazze stringono amicizia nel ghetto di Terezin, anticamera dei campi di concentramento veri e propri, dove è il caso a farle incontrare. Per seguire il marito Eva decide di farsi internare ad Auschwitz e Sofie la segue, con la speranza di ritrovare la donna che ha tenuto con sé suo figlio Tomas quando lei e i suoi genitori furono catturati dai nazisti.

Se nel ghetto era difficile vivere, all’interno del campo di concentramento le due donne devono lottare con le unghie e con i denti per non morire, arrangiarsi alle bell’e meglio per avere quel minimo di cibo che permetta loro di andare avanti. Eppure resistono, spinte dalla speranza di ritrovare i loro cari. Sofie per salvare se stessa e la sua amica si lascia avvicinare da un soldato tedesco infatuato di lei. Sa cosa vuole l’uomo in cambio, ma non si tira indietro: vuole uscire da lì, per farlo qualcosa deve pur sacrificare. L’amicizia col vecchio Herman permette a Eva di avere notizie di suo marito: è vivo per miracolo, rinchiuso in una cella dove per poter entrare hanno bisogno dell’aiuto di Meier, il nazista  che ha una cotta per Sofie. Eva incontra il suo Michal, si amano e lei rimane incinta. Deve tenere nascosta la gravidanza, sa che le donne in attesa fanno una brutta fine nel campo. Ci riesce e con l’aiuto delle sue compagne di disavventura viene alla luce prematuramente una bimba gracile, indifesa e malata, ma viva, un raggio di luce in quel mondo di dolore e sofferenza. Nadeje sarà il nome della bimba, nome che  significa speranza, quella che nonostante tutto ha permesso alle persone rinchiuse in quella città-prigione di continuare ad andare avanti.

Sono nata in un mondo che aveva proibito la mia esistenza…le donne che mi aiutarono a venire al mondo chinarono il capo rasato e piansero le lacrime che io non potevo versare, stringendo le loro esili sagome le une alle altre per offrirmi la loro protezione

Non vi dirò come prosegue il libro, vi consiglio di leggerlo però, perché, anche se non si tratta di una storia vera, sicuramente tante Eva e Sofie hanno calpestato con i loro piedi spesso scalzi il terreno arido di quelle anticamere di morte. Diamo loro almeno ora un po’ della nostra attenzione affinché ciò che è accaduto non accada più. Grazie Lily Graham per questo libro.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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