Le dirimpettaie
Romanzo
Rizzoli editore
7 aprile 2026
cartaceo e-book
384
C'è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all'improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l'una per l'altra, legate da un'amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l'emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il "buon matrimonio" non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l'eros e decide di tenerselo stretto.
“Nessuna delle dirimpettaie lo avrebbe saputo, ma la mia fiera indipendenza sarebbe stata il loro riscatto” da “Le dirimpettaie” di Serena Bortone
“Le dirimpettaie” di Serena Bortone (Rizzoli editore) è un romanzo corale. Una storia unica che racconta tre vite incrociate, una sola vera amicizia. Tina, Gabriella e Maria. Donne di un’Italia degli anni Sessanta dove si sentiva già parlare di emancipazione femminile ma le parole erano ben lontane dai fatti. Una ragazza si sposava e metteva al mondo bambini, mentre suo marito si occupava di loro. Chi si innamorava di un’illusione, chi veniva spinta verso un “buon matrimonio” e chi si convinceva che quella fosse la cosa migliore da fare. Tutte però finivano per scontrarsi con realtà ben diverse da ogni previsione. È quello che che è accaduto alle protagoniste di questo romanzo. Sorrette dalla loro
amicizia, prenderanno strade inimmaginabili alla ricerca di loro stesse.
“Sarei diventata l’uomo che volevo sposare. Non avrei avuto bisogno di nessuno per realizzare ciò che volevo.”
Questo è un meraviglioso romanzo che ci riporta indietro nel tempo come quando guardiamo quegli affascinanti vecchi film che ci parlano di un’Italia diversa, che non abbiamo vissuto e che apparteneva alle nostre mamme e\o nonne. È l’Italia di “La Dolce Vita”, di Raffaella Carrà che ballava scoprendo l’ombelico, del casco d’oro di Caterina Caselli e della costruzione di nuovi quartieri periferici a misura di famiglia, lontani dal centro.
Siano nel quartiere di Talenti a Roma. Un bel palazzo residenziale di un certo prestigio dove vivono famiglie non ricche, ma sicuramente benestanti. Le inquiline sono giovani spose con prole unite dalla noia, dalla curiosità e dal desiderio di crearsi un piccolo spazio al di fuori delle mura domestiche. Hanno culture, caratteri e provenienza differenti.
Gabriella è milanese, figlia di persone modeste e infelici. Il matrimonio dei suoi genitori non era certo sereno, la madre era una donna partica e frustrata dal fatto che il marito bevesse troppo e avesse sempre la testa appresso a ideali che lei non condivideva.
“Dovrai sposarti un brav’uomo, mica come me che ho sposato uno scioperato, comunista e ubriacone”
Forse per questo Gabriella ha sposato un ingegnere, un uomo per bene pronto a garantire stabilità e sicurezza a lei e al loro bambino. È una ragazza ottimista, amichevole e serena. Eppure dentro di lei cova un’irrequietezza che cerca di soffocare poiché si ripete quanto sia fortunata ad avere una bella casa, un uomo gentile accanto e un bambino sano da accudire.
Maria è romana e si è sposata per amore con un amico del fratello, uno studente universitario ambizioso e affascinante. Nella sua ingenuità non si è accorta di essere stata solo una conquista per l’uomo. Era la più bella del gruppo quindi una sorta di trofeo. Dopo le nozze lei è rimasta la donna dolce, genuina e semplice di sempre mentre lui si è trasformato in un uomo frustrato, pentito di quell’unione, pronto a cogliere qualsiasi scappatoia. A nulla valgono gli sforzi della giovane sposa per rendersi attraente ai suoi occhi. Neppure l’esser moglie, madre e perfetta padrona di casa servono a qualcosa. Maria vive in un clima di freddezza e mancanza di rispetto che la rende fragile e insicura. Dovrà trovare degli espedienti per non impazzire come il coraggio di scegliere se stessa.
“…complici le pressioni delle famiglie e una certa inerzia comportamentale, si era ritrovato velocemente e quasi senza volerlo davanti al prete.”
Tina proviene dal sud Italia. Ha sposato un giovane ricco rampollo di una nota famiglia del paese, un’unione voluta dalle famiglie e accettata dai due con rassegnazione. La carriera del marito li ha condotti a Roma dove lei si è trasformata in una silenziosa ed elegante donna di casa. Tina appare estremamente riservata in merito tutto ciò che accade dietro le mura domestiche: una vita infelice accanto ad un estraneo succube della madre anche a distanza di chilometri. Un uomo dall’apparenza integerrima, severa e quasi cupa che diventa perverso e sadico nella sfera intima. Tina subisce senza mai ribellarsi, soffrendo ma facendo il possibile per salvaguardare la propria dignità agli occhi degli altri. Per tutti è una donna elegante, corretta e un po’ fredda ma moglie e madre impeccabile.
“Dobbiamo sistemarla al più presto, altrimenti ci resterà zitella come mia sorella”
La meraviglia di questo romanzo è data, non solo dal fascino del cotesto storico culturale, ma anche dai personaggi e dalla trama. L’autrice si è ispirata a vicende vere accadute ad alcune amiche della madre. Tra un capitolo e l’altro, compare una narratrice esterna, la figlia della quarta dirimpettaia che la cui storia non viene raccontata ma che agisce come elemento di equilibrio in quel gruppo così disomogeneo ma coeso. La voce narrante ci riporta temporaneamente nel presente esprimendo pensieri profondi e condivisibili, per poi ripassare la parola alle protagoniste (la narrazione delle loro storie avviene in terza persona).
Lo stile è molto fluido ma il modo di raccontare dell’autrice è davvero affascinante. Pur essendo una narrazione curata nel dettaglio e molto attenta nel caratterizzare personaggi, luoghi e tempi, è estremamente scorrevole. Grazie a questa cura, il lettore riesce a penetrare nella vita dei queste giovani donne, rimanendo avvinto alle loro storie desideroso di conoscerne l’evoluzione. Il ritmo è rapido.
È una storia di amicizia, di emancipazione che non ha davvero nulla di scontato. Sarebbe stato semplice cadere nella trappola del cliché o del pathos mentre invece appare tutto straordinariamente realistico e mai eccessivo.
“…e nonostante quella patina. lucida come la plastica dei gioielli optical, era infelice”
Lo stile tipicamente giornalistico di Serena Bortone, riesce a rendere ogni situazione verosimile pur non trascurando l’aspetto emotivo sempre presente.
Preparatevi ad un viaggio nel tempo, nell’universo femminile, attraverso questa affascinante lettura. Siete pronti?