Libri,  Narrativa

RECENSIONE: “Le avventure di Mercuzio” di Daniel Albizzati

Le avventure di Mercuzio
Daniel Albizzati
Narrativa
Fazi Editore
28 marzo 2019
Cartaceo - E book
254

Un giovane ragazzo, Mercuzio, vive isolato - come racchiuso in un batuffolo di ovatta - dal tempo e dal mondo esterno, in un piccolo appartamento sito in via dell’Anima numero 4: per lui il tempo sembra essersi fermato, l’unica fonte di sapere - e di conoscenza -  sono i libri, fedeli custodi dell’animo umano, unici amici a cui, egli, in qualsiasi momento della giornata si rivolge, vivendo, attraverso gli stessi, le splendide avventure in essi narrati quasi le vivesse in prima persona.

Sconosce totalmente qualsiasi tipo di tecnologia e, in particolare, l’uso dei social.

E così, una sera, incuriosito ed attratto - al pari di come accadde ad Ulisse con il canto delle sirene -, dalle voci che sente provenire da fuori, attraverso la finestra del suo  appartamento colmo di cultura, decide finalmente di uscire ma crede che là fuori tutto sia esattamente come lo immagina, gente che emana sapere, che parla l’italiano corretto di Dante e Petrarca, che tratta le ragazze al pari di fanciulle di altri tempi: da questo momento, per il giovane, inizieranno delle grandi avventure che lo porteranno a scoprire aspetti e verità che mai avrebbe creduto.

Un libro che offre solidi spunti di riflessione su come la nostra moderna società sia diventata e su come, oggi, gli antichi valori  non solo siano spesso bistrattati ma il più delle volte dimenticati.

«Nell’appartamento sito al n. 4 di via dell’Anima, una graziosa stradina a pochi passi da Campo de’ Fiori, abitava un giovane che si chiamava Mercuzio. Mercuzio era sì un po’ eccentrico, ma non perché matto, più semplicemente perché lo si poteva considerare a tutti gli effetti un ragazzo d’altri tempi; o meglio, era un tipo così profondamente diverso dai suoi coetanei che si sarebbe di certo trovato più a suo agio in qualche epoca passata, piuttosto che in quella in cui viveva, la nostra. Restìo a tutto ciò che non fosse strettamente necessario, forse per una profonda delusione passata, o perché spinto all’isolamento dal suo carattere meditativo e riservato, il giovane si era deciso a vivere da solo e di nulla.»

Oggigiorno siamo così abituati a nutrirci di pane e social al punto che il solo pensiero di doverne fare a meno ci fa sentire claustrofobici, tanto da farci venire delle vere e proprie crisi di astinenza. Basti pensare ad un qualsiasi black-out che metta – solo per qualche ora, eh!- fuori uso le connessioni : beh, qui è proprio come impazzire, quasi ci occorresse la camicia di forza per placarci!

Questo perché, oggi, i social sono diventati qualcosa di cui non possiamo fare a meno, tanto che  diventa una prerogativa giornaliera postare foto su Facebook o Instragram sia che si tratti di selfie, sia  che si tratti di pietanze da consumare, sia per rendere partecipi gli altri del nostro attuale stato d’animo… la triste realtà odierna è proprio questa: dare importanza a strumenti tecnologici che, se da un lato ci permettono di comunicare con il mondo intero, dall’altro lato ci privano dei rari e preziosi momenti in cui è possibile leggere negli occhi i pensieri di chi ci sta accanto.

E forse – ad eccezione di anziani e bimbi in fasce – non esiste nessuno che non conosca almeno uno fra i più noti social… Eppure, qualcuno c’è: Mercuzio! Il giovane protagonista della nostra storia vive rintanato tra le quattro mura del suo appartamento, sommerso da libri, unica fonte di sapere che conosce. Questo, fino al giorno in cui, una sera, decide di dare concretezza ad un’ idea che da qualche giorno gli vortica in testa al pari di un tornado: uscire dal suo nido per esplorare il mondo esterno. È però convinto di trovare là fuori quanto letto nei suoi libri e perciò si mette in ghingheri, indossando uno dei suoi elegantissimi abiti d’epoca antica, con tanto di cappello e bastone da passeggio.

Si rende ben presto conto, suo malgrado e con sommo orrore, che la realtà è ben diversa dalle fantastiche storie lette, intrise di sentimento e coraggio. La gente è scortese, quasi vandalica, si esprime in modo poco appropriato e con un linguaggio difficilmente comprensibile. Si veste –  a suo dire – in maniera sciatta e poco fine. Questo perché la sua collezione di libri racconta fino agli anni Settanta del Novecento perciò  tutti quei rituali e meccanismi gli sono completamente ignoti.

La disperazione di Mercuzio, dopo quella notte passata fuori casa, raggiunge livelli tanto elevati che, una volta tornato al sicuro, sceglie di non mettere più il naso fuori dalla porta e vivere solo e soltanto dei suoi libri.  Non è poi tanto malsano, è anzi la scelta migliore per cui propendere.

Ma si sa il destino è imprevedibile e le cose possono prendere una piega inaspettata anche senza il nostro volere, repentinamente. Il biglietto misterioso ritrovato nelle tasche della sue elegante ed antica giacca lo ridesta e stuzzica al punto di decidere di darsi – e di dare – a questo strano mondo un’altra opportunità.

Sarà proprio l’incontro con Virgilio, gigante buono dal fisico possente ma dalla stretta generosa, a cambiare le cose, a movimentare la vita di Mercuzio. Da questo incontro tutto cambierà:  imparerà presto l’utilizzo dei moderni social, ma cercherà sempre di non trascendere in un uso smodato, facendone parimenti un uso sapiente.

Un libro che mi ha incuriosita sin dalla lettura della trama tanto da spingermi a volerlo leggere. Una volta cominciato, mi sono lasciata coinvolgere sempre più, pagina dopo pagina. La storia è avvincente, piena di colpi di scena; l’autore  pone in vetrina i valori che attualmente  si stanno perdendo.

In fondo è proprio attraverso il bizzarro personaggio di Mercuzio e la sua storia, che l’autore vuole porre l’attenzione su tutti quei valori “in via d’estinzione”; su come la società oggi vada talmente di fretta e di come ogni azione, ancor prima di essere compiuta, richieda l’urgenza di essere già postata su un qualche noto social.  Rischiamo di perderci in un mondo virtuale  tralasciando valori come l’amicizia, l’amore vissuto vis a vis e il dolce sussulto che uno scambio di sguardi può donarci. Il mondo che ci circonda con tutte le sue meraviglie – che riusciamo solo a fotografare e non a vivere – o il valore pregnante di un buon libro, la Cultura che esso ci può regalare, sono a rischio di oblio.

Mercuzio in fondo accetta di entrare nel “web” per una determinata ragione, anche se non approva il linguaggio post- moderno utilizzato e disprezza il modo di agghindarsi, lo fa calandosi in tutto e per tutto nei panni di un giovane moderno e che segue i cliché soltanto per un motivo che gli sta a cuore: motivo che qui non svelerò perché ogni lettore deve scoprirlo da sé, deve immergersi nella lettura di questo romanzo e restare stupito così come lo sono rimasta io.

Ho amato a metà il personaggio di Mercuzio, l’ho amato nella fase iniziale e in quella centrale del libro, non in quella finale. Sin dall’inizio mi è parso un bizzarro personaggio, che ad una prima analisi potrebbe sembrare avere una certa età e invece, con stupore, si scopre essere un giovane di ventisei anni, che ama indossare solo abiti di una certa manifattura: classica antica, proprio come ci si vestiva nel passato . È contemporaneamente un giovane arguto, intelligente, che si esprime in maniera impeccabile e che viene anche deriso per il suo modo di parlare, oggi considerato vetusto ed antiquato: risulta persino incompreso. È singolarmente estroso, sui generis, sembra ingenuo e si rende ironico suscitando l’ilarità del lettore come accade al primo commento ricevuto, dopo l’ingresso su Facebook: «Mercuzio volle subito cancellare quella volgarità dalla sua bacheca immacolata. Era come battezzare una nave con uno sputo disse.»

Ho probabilmente amato di più Virgilio rispetto al protagonista perché entra in punta di piedi, senza fare rumore, anche lui giovane in totale coerenza con il proprio nome. Sarà la sua guida, metaforicamente parlando ma anche letteralmente, infatti lo guiderà nel cammina della sua vita, prendendolo per mano, conducendolo passo a passo fino a giungere all’arrivo, coincidente con l’inizio.

 

Nonostante il peso del suo passato e le ombre che oscurano il suo cuore, Virgilio sarà per Mercuzio la luce.

Un libro ben scritto, sia dal punto di vista grammaticale che sintattico; il linguaggio si mostra in perfetta sintonia con la storia, ora articolato, quando a parlare è Mercuzio con le sue citazioni importanti, ora giocoso, quando ci si cala nei personaggi incontrati per strada.

Si legge in maniera scorrevole e non si ravvisano refusi.

Una frase mi ha colpita, anche se potrebbe sembrare scontata ed ovvia: «bisogna dare importanza alle cose importanti».

Condivido appieno perché dare importanza alle cose banali, superflue, futili invece di quelle davvero importanti mi fa nascere una domanda: cosa ne sarà dei valori quali Amore, Amicizia, Rispetto, Sapere e Conoscenza? Forse dovremmo interrogarci tutti su questo e ridimensionare il peso dei social nelle nostre vite, lasciando posto al profumo della carta stampata, alle parole udite e dette, agli sguardi di chi ci sta accanto, ai caldi abbracci e alla contingenza.

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