Latte guasto
Romanzo
Voland
12 settembre 2025
cartaceo e-book
144
19 maggio 1969. Viola ha undici anni e d’un tratto smette di parlare. Nessuno, nella sua famiglia o nel borgo di Quattrostrade, riesce a spiegarsi perché. Cosa è accaduto alla bambina? In breve, per la piccola comunità, la diagnosi è semplice: Viola è impazzita, le manca un venerdì. Anche sua madre se ne convince a poco a poco. Per Viola diventa una trappola e insieme un’opportunità, non si sottrae a quel verdetto. In realtà custodisce un segreto, e se parlasse le conseguenze sarebbero devastanti. Negli anni, però, le parole diventano un’altra cosa: maschere inaffidabili, come le persone che le pronunciano. Viola cresce e sperimenta le relazioni e il mondo attraverso il corpo. Lo sguardo e l’ascolto, senza l’interferenza della parola, la portano in una dimensione solo sua e lei impara a intuire la verità nei silenzi. Viola assaggia, tocca, ascolta e si lascia invadere, nel disperato tentativo che qualcuno, nonostante tutto, riconosca la sua voce.
“Si può fuggire dal proprio corpo? Si può smettere di abitarlo?”
“Latte guasto” di Valentin Santini pubblicato da Voland editore, è la storia di un grande segreto, di un trauma che ha tolto la voce ad una ragazzina. Per Viola c’è stato un prima e un dopo, due periodi separati da una data: 19 maggio 1969. Vive in un piccolo borgo della Maremma con i genitori, va a scuola tutte le mattine e ha un’amichetta del cuore che si chiama Sara. Un giorno si ritrova in un capanno nel giardino di una donna che tutti in paese chiamano “la fattucchiera” e lì le accade qualcosa di cui lei non riesce a parlare. Non può farlo, non ce la fa e quindi smette di parlare del tutto. Per gli abitanti del borgo è diventata pazza e nessun medico riesce a formulare una vera diagnosi, solo ipotesi. Viola crescerà e imparerà a comunicare ogni emozione attraverso il corpo nella speranza che qualcuno riesca ad ascoltare veramente
il suo silenzio.
“L’unico modo per non essere crudeli è rimanere in silenzio”
Non è semplice esprimere un parere su questo romanzo. Da una parte c’è un’oggettività che farebbe pendere l’ago della bilancia verso una massima valutazione, dall’altra c’è una soggettività basata su un gusto personale che funge da freno.
Voglio partire da ciò che è oggettivamente apprezzabile.
Lo stile dell’autrice. E’ fluidissimo, i paragrafi sono brevi, il linguaggio semplice ma incisivo e penetrante. Il ritmo è molto rapido al punto tale che ho terminato questo romanzo in una mattinata.
L’aura di mistero che ammanta la trama, c’è una suspense che mantiene alto il nostro interesse e quindi continuiamo a chiederci cosa sia accaduto quel 19 maggio alla protagonista. E vogliamo saperlo almeno quanto sua madre!
La caratterizzazione dei personaggi. Usando poche parole l’autrice riesce a raccogliere tutta la loro complessità. Sono descritti tramite la gestualità, gli atteggiamenti, assai meno attraverso i loro discorsi.
Viola è la protagonista che ad un certo punto smette di parlare a causa di un evento traumatico. Per tutti diventa “la disgrazia” tra le tante disgrazie della sua famiglia. E’ Viola che narra in prima persona tutta la sua storia, non ha voce ma ha tanti pensieri. Si rivolge spesso alla madre, donna tormentata e infelice. Il padre invece è un uomo frustrato e insoddisfatto. E’ un matrimonio quello dei genitori di Viola, dall’equilibrio fragile che si regge sulle bugie, sulle omissioni e sul silenzio.
“Sono piena di parole morte, una nausea di cose ferme che mi fanno ammalare”
Viola, da bambina infelice, spaventata e triste per non poter essere come sua madre vorrebbe, diventa una giovanissima donna bella ma confusa. Sperimenta i primi turbamenti che la sconvolgono ma nello stesso tempo la incuriosiscono. Il suo rapporto con la madre si fa più complesso. Passa da momenti di rancore ad altri di immenso amore e desiderio di protezione. Anche il rapporto con l’amico Paolo cambia. Paolo era un bambino timido ed emarginato, vittima di pregiudizi poiché figlio di un becchino. Lui e Viola si capivano, se ne stavano entrambi in disparte, presi di mira dagli altri. Crescendo, Paolo rimarrà gentile e insicuro come da bambino ma s’innamorerà follemente di Viola provando una passione sconosciuta che lo travolgerà e lo porterà a sognare un futuro con lei.
Il contesto. E’ perfettamente descritto con tutte le dinamiche tipiche delle piccole realtà dove però la grettezza, le maldicenze e il pregiudizio che prevalgono sulla solidarietà.
Quello che invece che non sono riuscita ad apprezzare è la spietatezza della trama. L’ho trovata cattiva, ingiusta e a volte decisamente ambigua. Alcune domande che mi ero posta in corso di lettura, sono rimaste senza una risposta. La descrizione del contesto è praticamente perfetta, ma è il contesto stesso che ho trovato terribile. Se escludiamo Viola e Paolo che, nella loro grande confusione mi hanno fatto tenerezza, tutti gli altri personaggi sono detestabili. Quelli maschili sono inqualificabili, a partire dagli atteggiamenti nei confronti della giovanissima protagonista della quale cercano di approfittare in ogni occasione. Questo pur considerandola menomata o forse proprio per questo, una creatura fragile è più facile da sottomettere ai propri desideri. Tra le figure femminili invece non vi è alcuna solidarietà, salvo rare eccezioni. Sembrano sempre pronte a parlar male le une delle altre.
“Le parole sono ingannevoli e dicono cose che significano altro”
Non è stata una lettura semplice se pur molto rapida proprio per il carico emotivo che contiene e per la sua ingiustizia, una storia veramente cupa. L’ho terminata con un grande punto interrogativo poiché non sono riuscita a comprendere a pieno il finale.