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Recensione: “L’anno che a Roma fu due volte Natale” di Roberto Venturini, Sem

L'anno che a Roma fu due volte Natale Book Cover L'anno che a Roma fu due volte Natale
Roberto Venturini
Narrativa contemporanea
Sem
4 febbraio 2021
cartaceo
192

Villaggio Tognazzi, Torvaianica, sul litorale romano.

Alfreda, un'accumulatrice seriale con i primi segni di demenza senile, ha reso il suo villino un tugurio invivibile, dove vive per inerzia tra insetti e cianfrusaglie. Sopra di lei abita il figlio Marco, un giovane fattone, profondamente insicuro, la cui unica occupazione è accudire la madre.

Lo spettro di un'azione da parte dell'Ufficio d'igiene rende necessario svuotare in fretta la casa, pena lo sfratto. Alcuni sgangherati amici, assidui frequentatori del bar Vanda, si attivano per sgomberarla, ma la proprietaria si oppone. Da qualche tempo Alfreda soffre di disturbi del sonno durante i quali le appare Sandra Mondaini, che ha conosciuto ai tempi d'oro del Villaggio Tognazzi, quando era il ritrovo estivo del jet set culturale italiano.

Alfreda, nei suoi deliri notturni, immagina di parlare con l'attrice, sofferente per la "separazione" dal marito Raimondo Vianello, che riposa a Roma mentre lei è sepolta a Milano. Anche Alfreda non si è mai ricongiunta al marito, scomparso in mare durante una pesca notturna e mai più ritrovato.

Alfreda decide di mettere fine a quella "ingiustizia" e pone al figlio una condizione per lo sgombero del villino: trafugare la salma di Raimondo dal Verano e portarla al cimitero di Lambrate, da Sandra. Dopo le prime resistenze, Marco getta le basi del piano, aiutato da Carlo, un vecchio pescatore, e da Er Donna, il travestito più ambito della Pontina.

“A forza di farsi scivolare le cose addosso, ad Alfreda si era impermeabilizzata l’anima, però quella notte dell’anno in cui a Roma fu due volte Natale le formicolarono le emozioni”

 

Se la neve, per ben due volte in un anno, arriva a imbiancare la spiaggia del litorale romano nelle vicinanze di Torvaianica, non può che accadere qualcosa di singolare. Da questi presupposti atmosferici, prende vita la rocambolesca avventura al centro del romanzo di Roberto Venturini, candidato al Premio Strega 2021 per Sem.

Prima che abbia inizio il viaggio, è bene fare la conoscenza di Alfreda e Marco, che, da sempre, abitano in un appartamento vicino al villaggio Tognazzi; e chi vanta i natali capitolini non potrà non conoscere questa zona del mare, non lontano da Roma, dove Ugo Tognazzi decise di abitare d’estate, portando con sé volti noti del cinema e della tv, da Gassman a De Sica, fino ai coniugi Vianello.

L’eco mediatico fu immediato; tuttavia, i fasti della ridente località estiva non tardarono a decadere insieme ai suoi abitanti autoctoni, radicati a ricordi ormai tutt’altro che lucenti. La stessa luce sfiorita la troviamo riflessa in Alfreda, un’accumulatrice seriale appesantita dai chili di troppo e dalla demenza senile, che fa capolino tra cumuli di cianfrusaglie e vecchi cimeli di una casa che ha, ormai, preso le sembianze di una discarica, vicina allo sgombero. Il figlio Marco non è certo da meno: neppure lui nel fiore della beltà giovanile, altro non fa che sfumacchiare canne e trastullarsi con del sesso occasionale, riservandosi come unica preoccupazione la sanità psicofisica della madre.

“Alfreda chiese scusa con gli occhi, poi gli affondò la testa nel petto e per qualche istante a Marco entrò nelle narici l’odore della madre. Chiuse gli occhi e si lasciò andare a un regressus ad uterum che lo fece viaggiare in luoghi della memoria dimenticati”

In questa landa familiare desolata, orbitano, attorno alla coppia protagonista, improbabili figuri, descritti dalla penna di Venturini come macchiette, in balìa di un destino poco amico: ad un estremo, Carlo, pescatore rude, avvizzito e habitué dei marciapiedi della prostituzione, dedito nel tempo libero a cercare metalli nel bosco; all’altro Er Donna, un transessuale travestito, istrionico e possente, come tuona il soprannome affibbiatogli.

Una volta imbastita la scena e preparati gli attori, ecco che la lettura salpa per un’avventura eroica abbigliata di grottesco e goliardia: Alfreda chiede al figlio di trafugare la tomba di Raimondo Vianello al cimitero Verano perché possa raggiungere a Lambrate, solo 600 km più in là di Roma, la salma della consorte Sandra. Dopotutto, se Alfreda non potrà ricongiungersi al marito, il cui corpo è ancora disperso in mare, che almeno possa riposare in un’unione eterna la coppia più gettonata della tv.

L’assurdità è oltre ogni immaginario: il colorato trio si troverà invischiato nella criminalità locale, che intralcerà l’impresa. Quella di Marco e Alfreda è una performance di vita finita male, a cui Roberto Venturini concede venature stravaganti e tragicomiche, che poi non si allontanano di troppo dalla veracità delle vite periferiche. Tutta la vicenda passa per le maglie di uno stile vernacolare, intriso di citazioni pop che strizzano l’occhio ai favolosi anni ’90 e si procede a zigzag tra la Shauni di Baywatch ed Eleonora di Non è la Rai, tra il Lemonissimo Algida e il terrificante Hit, passando per gli intramontabili che segnarono Roma.

“Poi imboccò la tangenziale dove Villaggio in versione Fantozzi si lancia dal terrazzino per prendere l’autobus al volo […]”

Questo romanzo è come un sorriso smorzato sulle labbra a mo’ di smorfia, intriso di quell’ironia che fa il verso alla commedia all’italiana. Si fa apprezzare, se solo si è pronti a cogliere quel piglio di sarcasmo trash.

All’ultima riga, ci si trova a fare i conti con la sensazione che spesso la vita si fa beffa di noi e altro non si può che lasciarsi in balìa delle disavventure. Prendere il largo, insomma, perché a stare a riva son bravi tutti.

E chi può dirsi così indomito da lasciarsi ogni logica alle spalle e abbracciare l’assurdo che si spalanca?

 

L’autore

Roberto Venturini è nato nel 1983 a Roma. È autore, soggettista e sceneggiatore della pluripremiata serie web che ha ispirato il suo fortunato esordio letterario: Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera (SEM, 2017), vincitore del Premio Bagutta Opera Prima.

Amo la lettura praticamente da sempre, amo i suoni che produce, le storie che crea e le emozioni che evoca. Non posso fare a meno di scrivere che è il mio pane quotidiano e adoro correre. Non faccio maratone ma mi deletto con lo squash e nel tempo libero sforno crostate. Che altro dire? La Bottega dei libri è una delle cose belle capitate negli ultimi tempi.

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