L'anniversario
Romanzo
Feltrinelli
28/01/2025
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Si possono abbandonare il proprio padre e la propria madre? Si può sbattere la porta, scendere le scale e decidere che non li si vedrà più? Mettere in discussione l’origine, sfuggire alla sua stretta? Dopo dieci anni sottratti al logoramento di una violenza sottile e pervasiva tra le mura di casa, finalmente un figlio può voltarsi e narrare la sua disgraziata famiglia e il tabù di questa censura “con la forza brutale del romanzo”. E celebrare così un lacerante anniversario: senza accusare e senza salvare, con una voce “scandalosamente calma”, come scrive Emmanuel Carrère a rimarcarne la potenza implacabile. Il racconto che ne deriva è il ritratto struggente e lucidissimo di una donna a perdere, che ha rinunciato a tutto pur di essere qualcosa agli occhi del marito, mentre lui tiene lei e i figli dentro un regime in cui possesso e richiesta d’amore sono i lacci di un unico nodo. L’isolamento stagno a cui li costringe viene infranto a tratti dagli squilli di un apparecchio telefonico mal tollerato, da qualche sporadico compagno di scuola, da un’amica della madre che viene presto bandita. In questo microcosmo concentrazionario, a poco a poco si innesta nel figlio, e nei lettori, un desiderio insopprimibile di rinascita – essere sé stessi, vivere la propria vita, aprirsi agli altri senza il terrore delle ritorsioni. Con la certezza che, per mettersi in salvo, da lì niente può essere salvato. L’anniversario è prima di tutto un romanzo di liberazione, che scardina e smaschera il totalitarismo della famiglia. Ci ferisce con la sua onestà, ci disarma con il suo candore, ci mette a nudo con la sua verità. È lo schiaffo ricevuto appena nati: grazie a quel dolore respiriamo. Dieci anni fa, quel giorno, ho visto i miei genitori per l’ultima volta. Da allora ho cambiato numero di telefono, casa, continente, ho tirato su un muro inespugnabile, ho messo un oceano di mezzo. Sono stati i dieci anni migliori della mia vita.
Ho letto “L’anniversario” di Andrea Bajani nei primi giorni di settembre, di ritorno dalle vacanze. Una lettura che non avevo preventivato ma che, col senno di poi, si è rivelata necessaria.
Ho comprato questo libro, edito da Feltrinelli, l’ultima sera al mare. Ero rimasto senza nulla da leggere, avendo finito l’arsenale letterario infilato in valigia, e così, per non rimanere senza pagine prima dell’ultimo sonno in albergo, mi sono infilato in libreria e ho scelto di leggere il romanzo vincitore del Premio Strega 2025.
Non ho letto gli altri libri finalisti, ma devo dire che “L’anniversario” è senza dubbio un romanzo che merita un riconoscimento così importante. È uno di quei libri che inserisco nella mia lista dei libri che fanno venire la voglia di scrivere. Un testo che fa salire l’ambizione di riuscire a dare così tanta profondità alle storie. Almeno per me che mi diletto a scrivere racconti.
L’anniversario: il romanzo vincitore del Premio Strega 2025
Con “L’anniversario”, Andrea Bajani ha sbancato nell’ultima edizione del riconoscimento più prestigioso per la letteratura italiana, portandosi a casa il titolo assoluto ma anche il Premio Giovani.
Del resto questo romanzo è un lavoro molto ben riuscito. Un progetto che secondo me risulta vincente fin da quanto scritto sulla quarta di copertina:
“Dieci anni fa, quel giorno, ho visto i miei genitori per l’ultima volta. Da allora ho cambiato numero di telefono, casa, continente, ho tirato su un muro inespugnabile, ho messo un oceano di mezzo. Sono stati i dieci anni migliori della mia vita.”
A mio avviso questo è un vero e proprio invito a leggere il romanzo o, per lo meno, a sfogliare il libro incuriositi magari leggendo la sinossi o qualche frase qua e là nel testo.

Come è possibile che il protagonista del romanzo abbia passato i suoi anni migliori solo una volta abbandonati i genitori? Ma poi, si può essere davvero in grado di abbandonare mamma e papà?
“L’anniversario” parte con questo clamoroso colpo di scena. Un colpo di scena che introduce al romanzo e che catapulta il lettore in un percorso a ritroso nel tempo che piano piano, capitolo dopo capitolo, svela il perché di tale drastica scelta.
Il protagonista scrive in prima persona, iniziando il suo viaggio nel tempo proprio in giorno in cui questa distanza forzata – e voluta – compie dieci anni.
La scrittura di Andrea Bajani
Con una scrittura efficace, essenziale e mai complessa – nonostante l’importante vocabolario utilizzato – Andrea Bajani prende per mano il lettore e lo porta con delicatezza all’interno di un viaggio nel tempo che ripercorre la storia della famiglia del protagonista.
“L’anniversario“, in quanto romanzo, è quasi uno strumento che il protagonista utilizza per rivivere i primi quaranta anni passati all’interno di un nucleo familiare complesso, dominato da un padre padrone autoritario e subdolo. Sono, infatti, molte le volte in cui chi scrive dichiara apertamente di affidarsi all’espediente narrativo per rendere nitidi i ricordi e per dare una spiegazione alla scelta di ripulire la sua vita da una famiglia che risultava tossica per il suo bene.
Partendo dall’infanzia, e arrivando all’età adulta, il protagonista racconta, e rivive, alcuni momenti che hanno caratterizzato il suo rapporto con la madre a con il padre. Padre che, come detto, ha sempre impostato in maniera patriarcale l’assetto della famiglia e madre che, di contro, ha vissuto una vita a perdere, togliendo giorno dopo giorno senso alla sua esistenza in modo da vivere in maniera serena all’ombra del coniuge.
Il libro
Questo è un romanzo che attraverso i ricordi si sviluppa su diversi decenni, pur non superando le centotrenta pagine. A mio avviso un punto a favore della tecnica narrativa dell’autore che, ribadisco, ho trovato giusta ed efficace.
La descrizione della madre è approfondita, curata in ogni aspetto con una penna delicata e incredibilmente amara. Quella del padre, invece, ha spesso la caratteristica di un’osservazione distaccata. Se della madre si analizza l’aspetto psicologico, del padre si raccontano i comportamenti attorno ai quali, dopotutto, si sviluppa la storia di una famiglia che vive tra Roma e la provincia piemontese.
Una nota di merito voglio darla anche alla copertina del libro: leggendo il primo capitolo del libro è facile ritrovarsi su quella scala dove si è consumato l’ultimo saluto tra una madre e un figlio.
Conclusioni
Ma allora, davanti a un nucleo familiare infelice, dominato dal volere di un padre despota, è giusto voltare le spalle e andarsene?
Non me la sento di dare una risposta a questa domanda, anche perché immagino che ognuno di noi abbia una sua idea. Certo è che la felicità, e ancor più la serenità, sono due condizioni che vanno ricercate anche se a volte questa ricerca causa sacrifici importanti.
Mi piace però sottolineare un passaggio del testo che mi ha dato modo di fare una riflessione. Siamo verso la fine de “L’anniversario” e il protagonista, ormai adulto, racconta tutta la difficoltà di andare, sporadicamente, a trovare i suoi genitori. Per trovare conforto, per sostenere la sua piccola quotidianità, trova un appiglio all’interno di una pasticceria che frequenta ogni mattina per la colazione.
Definisce famiglia quel piccolo micro universo che ogni giorno si ripete per via delle abitudini dei clienti che frequentano alla stessa ora quel posto. Dieci minuti, non di più, ma dieci minuti che diventano una sicurezza della giornata.
Io mi riconosco molto in questa cosa. Certo io sono molto felice della mia famiglia, ma credo davvero che le persone che si incrociano tutti i giorni, alla stessa ora, al bar per un caffè, prima di iniziare la giornata, diventino in qualche modo dei complici importanti per le nostre giornate. Per me è da sempre così.
Concludendo, dunque, consiglio vivamente la lettura di questo romanzo. Un romanzo che si legge con un pizzico di apprensione ma che, nonostante gli schiaffi che ogni tanto tira al lettore, apre a una introspezione che ho trovato necessaria.

Autore e speaker radiofonico.
Mi piace leggere, scrivere e condividere le storie.
Il mio sito è www.stefanobuzzi.com