Lamento per Julia e altre storie
romanzo
Fazi editore
27 giugno 2025
cartaceo, ebook
269
Julia Klopps, nata in una famiglia dell’alta borghesia mitteleuropea, è figlia di padre e madre Klopps, persone fredde e bizzarre che vivono in una casa decadente circondate da cameriere e tate. Da piccola Julia è una sognatrice, si rifugia nella soffitta e fantastica di essere rapita dagli zingari o da un principe nero. A quindici anni viene deflorata da Bruno, un soldato poco attraente, e a diciotto sposa Peter Brody, brillante ingegnere navale dalla testa piccola e l’aspetto grigio. Compiuti i trent’anni, quando forse dovrebbe prendere una decisione sulla donna che vorrebbe essere, Julia sparisce. A piangere la sua scomparsa e a narrare la sua storia è una voce senza corpo: uno spirito che si suppone incaricato della sua supervisione. Che cos’è questo spirito? Un operatore dall’alto (anche se non certo un santo), un io narrante, una presenza guida più che un voyeur. Di lei sa molto e molto poco, perché l’essere emotivo, fisico e sessuale di Julia è sconcertante, ma anche affascinante, per un’entità che è pura mente. I due sono una coppia male assortita, destinata al fallimento fin dall’inizio, anche se per un po’ riescono a gestire l’infanzia, mamma e papà, i brutti vestiti rosa, i balli e le cotte. Poi arrivano l’amore e il matrimonio, non necessariamente in quest’ordine, e a quel punto le cose iniziano ad andare davvero male. Lamento per Julia, capolavoro del grottesco elogiato da Susan Sontag e Samuel Beckett, è una brillante esplorazione della doppia coscienza di una donna.
Il libro “Lamento per Julia e altre storie” di Susan Taubes, Fazi Editore, è un romanzo molto particolare, dove tragico e comico, orribile e ridicolo sono spesso mescolati.
Si tratta di una raccolta di racconti, dove il primo “Lamento per Julia” appunto, è quello più lungo e strutturato. Il racconto ci narra la vita di Julia, dalla sua infanzia fino all’età adulta, ma chi ci racconta le sue vicende non è la protagonista, bensì una terza persona non ben identificata, che potrebbe essere la sua coscienza così come un’entità indefinita, che guarda la vita di Julia dall’alto ma di cui è anche partecipe. Julia ha una vita abbastanza ordinaria, e piuttosto solitaria. Non ha amici, i genitori sono distanti nonostante le vogliano bene, e questa strana voce misteriosa che ci accompagna nella lettura sembra essere il solo che si interessi alla ragazza, e che l’abbia veramente a cuore.
In sé la vita di Julia non ha colpi di scena o grandi scossoni, ma la voce narrante si fa carico di raccontarci gli stati d’animo, i pensieri e i sentimenti che la ragazza e la voce stessa provano durante gli anni, dalle piccole conquiste dell’infanzia fino all’amore trovato in età adulta.
Questo è sicuramente ciò che rende il racconto interessante, ma in questo modo la lettura ne risente tantissimo: è difficoltosa, poco scorrevole, e non aiuta il lettore alla comprensione.
“A volte sono di cattivo umore. Frigno e assillo. Non a voce alta. Mi detesto. Vorrei che Julia mi sopprimesse. Dal seggiolino nell’angolo la guardo mentre gira in cucina come se fosse una serva o una parente. Mi colpiscono i particolari banali, una sfilatura nella calza, l’inflessione della sua voce quando chiama le bambine. Non so che ci faccio lì. Julia, io con te non c’entro niente. Vorrei rompere con lei ma non è più lei. Zia Julia, la chiamo. I pasti sono opprimenti. Le bambine non mi piacciono. Loro mi vedono?”
Gli altri racconti del libro sono più brevi, e mantengono la struttura distraente del primo. Si cerca di scandagliare l’animo umano e le sue debolezze, ma raccontato in modo molto pesante e poco chiaro, quasi assurdo. C’è un padre vedovo che parla alla figlia adolescente di come abbia bisogno che lei lo lasci libero in casa qualche ora per vedersi con la nuova amante, una madre che uccide i propri bambini per sottrarli all’ex marito per vendetta, una ragazza che trova il proprio amore in un manicomio, storie sul limite della realtà e dell’immaginazione, con elementi molto surreali.
Ho trovato molto difficile leggere questo libro. Le raccolte di racconti mi piacciono moltissimo, ma la narrazione in questa è veramente pesante, distraente, non si capisce quale sia il vero messaggio che vuole portare. Anche se alcuni racconti mi sono piaciuti, nella sua totalità mi è sembrato troppo pieno e molto cupo, grottesco. A mio avviso manca un po’ di leggerezza che avrebbe aiutato il lettore, ma sicuramente non è ciò che Susan Taubes ha voluto trasmettere con le sue parole. Il problema è che io questo messaggio, purtroppo, non l’ho percepito.

Mamma appassionata di libri fin dall’infanzia.
Sono una lettrice compulsiva, non c’è momento che non sia buono per leggere! Amo tutti i generi di libri, ma prediligo noir, gialli, thriller e romanzi d’autore.