L'amante
Biografia romanzata
Feltrinelli
2 gennaio 2015
Cartaceo e eBook
123
La storia d'amore di una francese quindicenne con un giovane miliardario cinese, sullo sfondo di un ritratto di famiglia, nell'Indocina degli anni trenta. Racconto di lucidità struggente, di terribile e dolce bellezza, "L'amante" trasfigura e risolve integralmente in una scrittura spoglia e intensa, il complice gioco che la memoria e l'oblio ricalcano sulla trama della vita.
«Torniamo nella garçonnière. Siamo amanti, non possiamo smettere di amarci».
Siamo nel 1929, una ragazzina sta tornando in collegio, appoggiata al parapetto del traghetto che la porta verso un destino sconosciuto. L’incontro con un miliardario cinese, le cambierà la vita, facendola passare dall’umiliazione alla ricchezza, allo scandalo: un uomo e una povera bambina disastrata.
Leggere L’amante di Marguerite Duras è dannazione, è colpa, è inganno.
È rendersi complice di una storia che pur sepolta, rimane viva e disonesta nel presente. Lo scrutare della scrittura poetica e misteriosa, lascia il lettore con una domanda: «Cosa nasconde quell’accenno di sorriso beffardo che Marguerite Duras ci regala sulla copertina del romanzo?». La parola scritta è trattenuta, è gelosa, come se l’autrice non volesse liberarsi del tutto dei suoi ricordi, consapevole che questi, resteranno per sempre intrappolati sulla pagina.
Uno stile di scrittura non facile da capire, fra parole non dette, periodi brevi, frasi categoriche, in contrapposizione con una toccante espressione retorica, che trasforma le parole in immagini e le immagini in vita… e allora sei lì, lettore, catapultato nell’Indocina degli anni trenta, sul traghetto del Mekong, tra Vinhlong e Sadec, con la ragazzina in abito di seta naturale della madre e con il cappello da uomo in feltro rosa. Sorprende e intenerisce, la fanciulla del traghetto, che sappiamo essere la stessa Duras da bambina.
Nel momento della stesura del libro è già avanti negli anni, la Duras, provata dal tempo, lontana da quei giorni, dall’odore della palude, della pioggia.
Ecco perché L’Amante, come altri suoi testi (Occhi blu, capelli neri, Il dolore, La vita tranquilla) danno importanza più allo stile che allo sviluppo. L’autrice stessa, ne L’Amante scrive: «La storia della mia vita non esiste. Proprio non esiste. Non c’è mai un centro, non c’è un percorso, non c’è una linea. Ci sono vaste zone dove sembra che ci fosse qualcuno, ma non è vero, non c’era nessuno». Eppure nel libro troviamo qualcuno: il suo amante, un ricco trentenne cinese, con cui una Marguerite quindicenne inizia una relazione: lui, maturo, sensibile, affabile, insicuro; lei, ingenua, devastata, curiosa, ma anche fredda e astuta. I soldi e il sesso sono alla base del loro rapporto, per una Duras già rovinata da una famiglia che le fa mancare la cosa più importante: l’amore.
Sì, perché la madre è egoista, ama di più il fratello maggiore, un delinquente che le fa da padre-padrone, mentre il minore, subisce. La forza di questo romanzo autobiografico è nella necessità dell’autrice di raccontare della sé bambina, di un paese delle meraviglie mai esistito. Una cosa non cambia mai nella discontinuità della trama: il desiderio, imperativo di tutte le cose. Il desiderio mai volgare, che trascina, che è immorale, desolante, indecente, fortemente immortale proprio perché destinato a finire.
L’amante non è solo una storia d’amore.
È la vita nascosta tra i tasti di un pianoforte o fra i gemiti di piacere di un’afosa giornata indocinese; un frammento di carne calpestato dal peso del ricordo… il respiro di un fantasma che con il suo eco, vuole vivere ancora e lo fa attraverso il sospiro del lettore. Marguerite Duras ci rende attori dei suoi libri: basta aprire la prima pagina per trovarsi sul palcoscenico della Memoria, dove io sono ancora lì, persa in quell’incanto che solo i grandi scrittori sanno regalare.

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.