Horror,  Narrativa,  Recensioni,  Thriller Psicologico

Recensione: “L’altro” di Thomas Tryon, Fazi Editore

L'altro Book Cover L'altro
Thomas Tryon
horror, thriller psicologico
Fazi Editore
11 marzo 2021
cartaceo, ebook
350

Holland e Niles Perry sono gemelli identici di tredici anni. Molto legati, tanto da poter quasi leggere il pensiero l’uno dell’altro, ma anche molto diversi: Holland, audace e dispettoso, negli occhi una luce sinistra, esercita il suo carisma sul fratello Niles, gentile e remissivo, desideroso di compiacere gli altri, il tipo di ragazzo che rende orgogliosi i genitori. Hanno da poco perso il padre in un tragico incidente e vivono in una fattoria del New England con la madre e la nonna.

Le giornate estive in campagna sono lunghe e noiose ma la fantasia multiforme dei ragazzi è un’arma efficace, che si alimenta di oggetti preziosi custoditi gelosamente in una vecchia scatola di latta, assi che scricchiolano e orecchie tese a percepire passi misteriosi, spettacoli macabri inscenati in cantina e vecchie storie che sembravano dimenticate.

Ecco però che l’incantesimo dell’infanzia si spezza: una dopo l’altra, una serie di figure vicine ai ragazzi vengono coinvolte in cruenti fatti di sangue. E diventerà presto chiaro che la mano dietro a queste inquietanti tragedie può essere una sola…

L’eterno fascino perturbante dei gemelli è protagonista in questo romanzo in cui nulla è come sembra, che rapisce il lettore e lo conduce attraverso una sottile analisi dell’oscurità che dimora dentro ognuno di noi.

“Era così che doveva andare, tra due gemelli? I Dioscuri, Castore e Polluce? Ti ho già confidato tutti i miei segreti … tutti quanti. Ma tu mantieni i tuoi, li nascondi. Avaro, scaltro, misterioso Holland, arrabbiato metà delle volte, indifferente le altre: due gemelli dovrebbero essere uniti, non è vero? Non è vero?”

 

Thomas Tryon (1926-1991), attore hollywoodiano che negli anni ’70 pubblicò con successo opere di genere horror e fantascientifico, è anche l’autore di un romanzo, L’altro, che merita sicuramente tutta l’attenzione che un vero e proprio “masterpiece” richiede, avendo dato al genere una dimensione seguita poi da autori commercialmente molti più conosciuti.

Con L’altro, a mio modesto avviso, siamo davanti ad un’opera che è qualcosa di più di un romanzo horror, tanto da avvicinarsi, invece, a quel filone letterario gotico alla Henry James di Giro di Vite, dove l’aspetto spaventoso della vicenda e l’effetto di suspense (e quasi di sgomento) lavora grazie alla rilevanza che viene data all’aspetto psicologico dei personaggi principali. La capacità di Tryon di tenere in scacco il lettore, con il suo caleidoscopico mondo creato sulla figura del dopplegänger, un tema tanto affasciante quanto agghiacciante, emerge sin dalla prime pagine del racconto e gli elementi del genere horror sconfinano nel thriller psicologico proprio perché l’elemento patologico della mente umana e la sua forza distruttrice esplodono senza che il lettore lo possa prevedere.

Il tempo della storia copre un arco di tempo di alcuni mesi, da novembre, momento della morte accidentale del padre dei due gemelli tredicenni Niles e Holland, protagonisti della vicenda, all’epilogo di una caldissima estate. Siamo negli anni ’30, in una piccola cittadina rurale del Connecticut , Pequot Landing, dove i Perry sono da sempre i proprietari di una fattoria che, però, con la generazione di Vining e George, rispettivamente il padre e lo zio dei gemelli, è in un evidente stato di decadimento.

La fattoria, immersa in un paesaggio soffuso e quasi sfocato, sembra quasi circondata da un alone di cattivi presagi e di disgrazia, a causa di una serie di tragiche morti che hanno coinvolto i Perry… un’etichetta nefasta che fa girare al largo gli abitanti del borgo che si trovano a passare da quelle parti. È in questa tipica masseria americana che gli ambienti hanno una rilevanza non da poco: si potrebbe dire, infatti, che non rappresenta solo un luogo della vicenda, ma gioca un “ruolo” che contribuisce ad aumentare la sensazione di smarrimento nel lettore. Basti citare la cantina delle mele, dove Vining Perry è morto e dove troviamo i gemelli impegnati nei loro giochi. Un ambiente buio e quasi soffocante che, oltre ad essere il rifugio per Niles e Holland, è anche a tutti gli effetti un luogo dove “il soffio della morte” si fa sentire.

Ad attirare il lettore all’interno della vicenda, sono le parole di una voce narrante, cinica e per certi versi glaciale, che appartiene ad un uomo rinchiuso in un istituto, ossessionato da una macchia sul muro della sua stanza. È proprio dalle considerazioni della voce su quella macchia che, come un’eco, ci ritroviamo a “vederne” una simile nel racconto, fatto in terza persona dal punto di vista di Niles. Grazie all’alternanza delle voci e dei punti di vista si crea, dunque, una sorta di scarto nella narrazione che fa percepire che qualcosa non quadra.

Se da un verso cogliamo subito il forte legame che unisce i due fratelli, è anche vero che si intuisce una certa stranezza: Niles ci viene presentato, grazie ai dialoghi con gli altri personaggi, come la parte “buona” della coppia, mentre, per la mancanza di riferimenti, conosciamo il carattere di Holland attraverso le impressioni Niles. Holland è il fratello che si comporta da cattivo, violento e ambiguo, e che non si cura di affiancare Niles nei giochi, se non per decidere cosa va fatto e cosa no. Il rapporto tra i due è vissuto in una casa avvolta nel dolore per le perdite subite; un dolore che ha prostrato la loro madre che, dalla morte del marito, rimane chiusa in un perenne isolamento, in uno stato di trance che le impedisce di vedere cosa sta accadendo attorno a lei.

Ma è soprattutto Ada, la nonna di Niles e Holland, una russa trapiantata in America ad essere, inconsapevolmente, il detonatore della tragedia. Ada è una anziana donna che sembra un punto saldo all’interno della famiglia, una nonna che cerca di far fronte al dolore che avviluppa i Perry superstiti, facendo ricorso ai suoi ricordi circondati da un alone extrasensoriale: una peculiarità che ha cercato di trasmettere ai nipoti, proponendola come il loro personale “gioco”, ossia  sviluppare la capacità mentale di effettuare una vera e propria identificazione con l’oggetto osservato, tanto da sentire e provarne le sensazioni.

Mentre i gemelli continuano a ripetere una strana filastrocca, una sorta di sottofondo alla storia, i dialoghi e le piccole particolarità, lentamente, cominiano a dischiudere la verità, non senza lasciare perplesso il lettore. Si inizia a comprendere, con un certo orrore, quanto è veramente accaduto in quei caldi mesi estivi nella fattoria dei Perry, grazie alla suggestione della voce narrante che introduce le tre parti della storia. E la conclusione diventa ancora più agghiacciante quando il lettore si accorge che erano i particolari, gli elementi chiave per accedere alla verità, semplici oggetti che si legano ai personaggi, come la “scatola” di tabacco Prince Albert per i gemelli, i fiori e la spilla a mezza luna per Ada o il trifoglio per la madre, che andrebbero intesi come una sorta di “correlativo oggettivo” per identificare l’aspetto più nascosto del loro animo.

In conclusione L’Altro è un romanzo che esercita una vera e propria presa sul lettore grazie ad una maestria narrativa particolare, che cura i dettagli e che soprattutto ci porta nei meandri più oscuri di cosa il dolore possa generare nell’animo degli adolescenti, soprattutto nel caso di due gemelli, quando il gioco deve lasciar spazio alla realtà.

Secondo voi perché i gemelli sono uno dei soggetti più inquietanti della letteratura?

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