L'albero del Ténéré
romanzo contemporaneo
Wojtek edizioni
21 febbraio 2024
cartaceo, ebook
190
Ernesto Furlan detto Hervé, ex membro di Prima Linea latitante, e Antoine Donizzetti, broker a Milano, sono zio e nipote. Mentre la sua vita va trasformandosi in uno sfacelo, Antoine riceve una lettera da Marrakech e apprende della morte , e di un'eredità, dello zio.
A pochi giorni dal più grande tracollo finanziario del terzo millennio, con pesanti accuse penali addosso, Antoine dovrà scegliere se partire per il Marocco sulle tracce di Hervé. mito della sua adolescenza, gettandosi nell'incertezza di incontri ambigui, nel trauma di conoscenze inattese.
Gli anni trascorsi a Parigi, figlio di esuli triestini, ritornano a galla, riconnettendo la violenza di un omicidio preterintenzionale al nuovo disordine del suo presente.
“Tutto quello che avevamo era un vento da abitare” – da “L’albero del Ténéré” di Alessandro Andrei, edito Wojtek Edizioni.
Antoine vive a Milano ed è un broker finanziario. Sta vivendo una profonda crisi personale, è tormentato da alcune memorie che affiorano nella sua mente. Al centro di esse, la figura di Hervé, lo zio anarchico al quale era così fortemente legato quando era un adolescente e viveva a Parigi nel quartiere Pigalle. Il filo invisibile che li univa pare essersi spezzato, lo zio se n’è andato senza far sapere più nulla di sé. Vent’anni dopo, Antoine riceve una telefonata dal Marocco. Proprio nel momento più critico della sua vita, dove lavoro e vita privata sembrano implodere sotto il peso delle sue scelte sbagliate. E il ricordo dello zio torna concretamente a bussare insistentemente alla sua porta.
“È il tuo passato sospeso che vuole tornare”
Hervé, altro non è che Ernesto Furlan, un anarchico appartenente al movimento “Prima linea” degli anni Ottanta. È originario di Trieste, ma vive a Parigi a Pigalle, così come la madre, la sorella Maria, il cognato Claudio e il nipote Antonio, detto Antoine. Per lui, “Momolo“. Hervé è sempre sul chi vive, la sua causa l’ha messo nei guai. A molti dei suoi compagni è costata l’arresto, oltre che le manganellate durante le manifestazioni. È un uomo indipendente, amante della propria libertà e senza legami sentimentali. Per il nipote è una sorta di mito, una leggenda.
“Io credo che il valore di ognuno di noi è nel vuoto che lascia”
Tra i due c’è affetto e complicità. Antoine è molto fiero di lui, mentre ha un pessimo rapporto con il padre Claudio, che disprezza il cognato e mostra distacco nei confronti del figlio. È un uomo duro, dedito al lavoro, dalla mente chiusa.
Antoine è un giovane timido, insicuro, che cresce in una famiglia complicata e vive in un quartiere difficile. Si approccia all’altro sesso con cautela e indecisione. La sua più grande sicurezza è il suo rapporto speciale con lo zio Hervé, l’unico con il quale ha un vero dialogo, a cui vorrebbe somigliare, ammirandone la sicurezza e il coraggio. Hervé è un vincente per Antoine, non immagina che un giorno la vita li separerà e lo zio lo deluderà profondamente.
“Ancora non sapevo che tutto può cambiare da un momento all’altro. E come avrei potuto? Avevo solo quindici anni” – Alessandro Andrei
Antoine si fa uomo, si trasferisce a Milano, ha una laurea che sfrutta entrando nel campo della finanza lavorando come broker. Conosce Francesca e la sposa. Francesca che doveva essere solo un’avventura. Una bella ragazza che lavora come attrice di teatro, da giovane libera e disinibita, diventa una moglie responsabile che desidera una famiglia. Ma Antoine non ce la fa. E’ una persona inquieta, afflitta da pensieri cupi e in preda ad una profonda angoscia. Non può diventare padre se prima non si riconcilia con il proprio passato. Inoltre sulla sua testa pende un’accusa penale in seguito al più grande crollo finanziario del secolo.
“Alla fine delude sempre il passato”
“L’albero del Ténéré” è una storia molto complessa, dal profondo significato, dove, al centro, troviamo il concetto di libertà. Quella politica e quella personale. Il linguaggio narrativo è accessibile, molto curato nell’introdurre i contesti socio-culturali, nonché la complessa introspezione dei personaggi.
Essi appaiono ben caratterizzati, in particolar modo il protagonista, che viene descritto in tutto il suo tormento con grande accortezza e abilità narrativa. Esattamente come l’ambiente che lo circonda. Una Parigi spietata, diversa da quella che si conosce comunemente. Un quartiere popolare, dove la vita è più dura e i suoi abitanti mantengono un ché di selvaggio che intimorisce. E il Marocco in tutto il suo fascino esotico e misterioso ma non privo di insidie.
“Non resta che aspettare, respirare come meglio si può, smettere di fingere che non sia mai esistita, la vita di un prima”
Lo stile narrativo di Alessandro Andrei è raffinato, descrittivo. ma nello stesso tempo agevole. La sua scrittura è fluida e la lettura scivola via in un ritmo rapido e vivace. La trama non è mai statica, è sospesa tra presente e passato, introdotto attraverso diversi flashback. I capitoli non sono mai eccessivamente lunghi e la storia è narrata in prima persona attraverso la voce del protagonista, che si presenta a noi in tutta la sua complessità
Gli ultimi capitoli si fanno piuttosto dinamici e decisamente movimentati, la tensione emotiva è sempre piuttosto alta. È come se avessimo la costante sensazione di venir preparati a qualcosa che succederà nel capitolo successivo. Questo dota la trama della giusta suspense che mantiene vivo l’interesse.
“E il problema Antoine, è che ti abitui a stare con te stesso, tutto quello che c’è fuori prima o poi si trasformerà in una minaccia, anche quello che ami di più”
Avevo già letto “Radio Ethiopia” di Alessandro Andrei, un romanzo che reputo molto coinvolgente, dalla scrittura quasi melodiosa. Uno stile che l’autore ha mantenuto anche in “L’albero del Ténéré”, sebbene il protagonista sia ancor più tormentato rispetto a quello del romanzo precedente. E, come spesso accade agli individui non risolti, i loro rapporti interpersonali sono sempre complessi, se non addirittura fallimentari. Questo rende la storia credibile e realistica, e questo è sicuramente un pregio.
L’elemento che più mi attrae è la ricerca continua, poco conta che essa sia di una persona o di risposte che appartenenti al passato. Una ricerca presuppone sempre un cammino accidentato e una trama avvincente.
“E allora dovremo trovare il modo di farci perdonare per le nostre scelte, lasciare qualcosa che parli di noi anche quando ce ne saremo andati”
Si tratta di storie che hanno sempre una nota rock in sottofondo, oltre offrire immagini significative. Trovo che “abitare il vento” sia una delle espressioni più belle, da me lette fino ad ora. Il vento è movimento, porta sempre qualcosa con sé. Non solo polvere, ma anche freschezza e profumi lontani. Essi, si sa, sono grandi evocatori di ricordi. Il vento è sempre presagio di qualcosa di nuovo, un elemento naturale molto affascinante, per questo scelto come metafora in più di un romanzo.
Consiglio “L’albero del Ténéré” di Alessandro Andrei a coloro che amano la bella scrittura, le storie contemporanee, sospese tra presente e un passato non troppo remoto ma ricco di eventi, e soprattutto i personaggi complessi, ma perfettamente caratterizzati.
Amate i personaggi tormentati le cui angosce risiedono in un passato da riscoprire?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐
