La voce dentro
Racconti
NN Editore
21 ottobre 2021
cartaceo, ebook
256
Le dieci protagoniste di questo romanzo in quadri si chiamano tutte Claire. Hanno età e vite diverse, ma le loro storie costruiscono il ritratto di un'unica donna riflessa in uno specchio frantumato.
Claire è una presentatrice televisiva che manda all'aria la sua prima intervista importante; Claire assume un'assistente robot di nome Patience perché si prenda cura della madre anziana al posto suo, ma poi viene divorata dalla gelosia; Claire è una fidanzata assente e distaccata, che affida a un diario le sue insospettabili avventure sessuali; e Claire è una figlia in rotta con la madre, che decide di affrontare per l'ultima volta affidando il suo grido di rabbia a un inquietante burattino.
“Se arrivi a conoscere molto bene qualcuno, chiunque, allora in un certo senso inizi ad amarlo. L’amore è un ingrediente della familiarità”
“La voce dentro” è una raccolta di dieci racconti. Le protagoniste si chiamano tutte Claire. Apparentemente hanno poco in comune, a parte il nome. Ciò che le unisce, nei loro differenti percorsi di vita, è la conflittualità dei rapporti famigliari. Esse sono soprattutto figlie, ma anche sorelle, fidanzate e amiche di qualcuno. Tutte hanno una voce interiore; ognuna la esterna come può per non esplodere, con le relative conseguenze.
“Una volta ero brava. Ma essere bravi è una cosa da giovani. Magari non la perdi, ma a un certo punti diventa qualcosa di molto scialbo, molto meno lodevole” – La voce dentro
Le Claire di questi racconti portano un nome che significa “chiara”. Un vero controsenso, poiché si narra della parte oscura di ognuna di loro. Non si tratta di qualcosa di inquietante o pericoloso; sono pensieri cupi che le protagoniste custodiscono dentro di loro e che minacciano di farle implodere. Le ancorano al passato ed influenzano il loro presente.
Sono donne di età e condizioni diverse, hanno tutte un lavoro e un’indipendenza economica, ma non di spirito. Sono come bloccate dentro. Hanno tutte figure materne ingombranti, viste come una sorta di cappa opprimente; hanno avuto un’infanzia infelice, hanno vite insipide e incolori. Sono insoddisfatte, infelici e protese verso vie di fuga, come un diario segreto dove trascrivere scabrose avventure, un burattino al quale dare voce., un vestito cucito in segreta autonomia, un robot che svolge un compito gravoso, un viaggio nel passato…
“Si aspettavano di vivere una vita di cui non riesci a vedere la fine finché non ci vai a sbattere contro” – La voce dentro
Questi dieci racconti sono molto diversi tra loro. I punti in comune sono il nome delle protagoniste (il medesimo) e le tematiche, quali la complessità del legame madre-figlia e la ricerca di sé, della propria indipendenza, il rapporto con il passato e il tradimento.
Il linguaggio narrativo in sé non è complesso. La difficoltà è rappresentata dalla codifica del linguaggio narrativo per arrivare al significato di ogni racconto. L’autrice non lo palesa, quindi tocca al lettore trarre le conclusioni. Lei ci fornisce una storia con degli indizi ma, poi, qualsiasi interpretazione rimane senza conferma. È una lettura fortemente introspettiva, ma non lenta. C’è una certa aspettativa, curiosità di conoscere la fine di ogni storia, la quale può tuttavia lasciare un po’ perplessi con ulteriori interrogativi. Contiene espressioni e metafore apprezzabili che descrivono perfettamente i personaggi, assai meglio di un elenco di caratteristiche fisiche.
“Descrivevano la madre di Claire come una specie di ostacolo, come un albero abbattutasi sulla carreggiata” – La voce dentro
Ho apprezzato molto la bella scrittura della Leviston, autrice e poetessa britannica. I suoi racconti sono originali e densi di significato. Siamo però noi lettori a doverlo cogliere. L’unico modo per trovare questa lettura gradevole è lasciarsi trasportare da essa senza chiedersi se la nostra interpretazione sia corretta o meno. Questa conferma non ci viene fornita.
Personalmente, preferisco trovare risposte ai miei quesiti quando termino una lettura. In caso contrario, provo un ché d’incompletezza. Ciò mi disturba. Probabilmente esistono lettori più abili di me con qualche sicurezza in più. Questi potrebbero trovare il senso di questo scritto più facilmente, come fosse cosa ovvia ed esplicita. Io mi sono basata sugli indizi più o meno palesi forniti dall’autrice e sul mio intuito. Non sono sicura di averne colto a pieno l’essenza.
Per quanto le madri delle protagoniste appaiano un po’ accentratrici e onnipresenti, non sono riuscita a comprendere il grande disagio delle figlie. Nessuna di loro era parte di una famiglia disfunzionale; tutte erano state amate ed accudite. Poi, si sa, nessuno è perfetto e anche i genitori possono sbagliare. Ogni protagonista sembrava comportarsi come se provenisse da forti esperienze traumatiche, con reazioni al limite del patologico. Pur cogliendo le pecche educative e caratteriali delle madri, l’atteggiamento delle figlie mi è parso eccessivo e immaturo. Alla fine la famiglia ideale si chiama così proprio perché non esiste.
Credete che l’infelicità di un adulto sia dovuta a carenze affettivo-educative passate oppure si tratta di un alibi per non assumersi la responsabilità delle proprie scelte?