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Recensione: “La vita ostile” di Raffaele Mutalipassi, Self-publishing

La vita ostile Book Cover La vita ostile
Raffaele Mutalipassi
autobiografia
Self-publishing
24 marzo 2020
cartaceo, ebook
205

La storia di una vita vissuta senza un attimo di tregua dalla metà del secolo scorso fino ai giorni nostri. Le vicissitudini del protagonista che da un piccolissimo paese del Cilento giunge a Roma con la propria famiglia nel pieno del boom economico degli anni Sessanta e che da lì parte per una grande avventura che lo porterà a lavorare come ingegnere in molti paesi in via di sviluppo.

Sulla soglia dei settanta anni, Raffaele ci porta con sé in un lungo viaggio a ritroso attraverso la rigorosa cronaca della propria esistenza. L’infanzia, i sogni di gioventù, la spensieratezza e il disagio giovanile, la disillusione, la disperazione, la paura, il coraggio dell’incoscienza, la libertà, la fuga continua, la solitudine, il distacco della vecchiaia e, infine, l’immenso dolore per la perdita del fratello minore. L’amore struggente per l’Italia e l’odio viscerale per gli italiani.

Un viaggio che rappresenta lo specchio di una generazione unica che a poco a poco sta scomparendo. La prima generazione cresciuta con la televisione che è stata artefice della più grande rivoluzione giovanile della storia dell’umanità con tutti gli stravolgimenti politici, culturali e sociali che ne sono conseguiti e che è stata poi protagonista della globalizzazione e dell’era digitale. E che infine è stata messa alla prova dalla più grande minaccia collettiva che il destino potesse riservarci in quanto la più esposta e la più colpita al tempo della prima pandemia globale della storia. Un momento, questo, che non ha eguali nella storia dell’umanità.

 

“Dice un poeta arabo: ‘la felicità non è una meta da raggiungere, ma una casa in cui tornare; non è davanti ma dietro; tornare non andare'”

 

Sembrerà banale, o forse scontato, ma ho deciso di dare inizio alla recensione di La vita ostile di Raffaele Mutalipassi con il sottotitolo del romanzo, e non per noia o perché non abbia trovato altro di interessante tra le pagine. Ma perché credo che, in questo caso, il sottotitolo non solo completi il titolo, specificandolo e spiegandolo, ma sia anche il fulcro e il significato dell’intera storia che ci viene raccontata.

La voce narrante è quella dell’autore che, dopo diverse esperienze di vita, raggiunta una maturazione che non è data solo dall’età, decide di raccontarsi, di mettersi a nudo… e di farlo rendendo partecipe il lettore non solo dei singoli episodi della sua vita, ma anche degli insegnamenti che da questi ha tratto, di cui ha fatto tesoro e che, adesso, gli consentono di osservare la vita, sua e in generale, da un altro punto di vista, forse più obiettivo, più giusto, più reale.

E così, l’autore ripercorre la propria esistenza, dal momento della nascita fino ai giorni nostri: un exploit di culture, tendenze tradizioni, diverse le une dalle altre, ma tutte concatenate da una unica forte esigenza, ossia vivere e farlo, sfruttando al meglio tutte le opportunità della vita. Nato “fortunato”, il nostro autore non fatica a rimboccarsi le maniche, tra le difficoltà dei diversi contesti storico-politici vissuti.

Queste difficoltà, un po’, hanno contribuito a rendere “ostile” la vita dell’autore, ma, soprattutto, a rendere “ostile” il suo atteggiamento verso la vita. E parlo di ostilità non solo in senso negativo, come può, di certo, desumersi dal malcontento provato verso gli italiano, più che verso l’Italia, ma anche in senso positivo: come ostilità caratteriale che ha permesso a Raffaele Mutalipassi di fare tante, ma davvero tante esperienze, in particolare all’estero, e di stringere i denti per ottenere le soddisfazione che tanto bramava, fin da ragazzo, e che poi ha ottenuto. Da lettore, mi sono chiesta se questo può conciliarsi con la serenità di una vita… all’inizio ho dubitato: l’autobiografia è ricca di eventi, vissuti in prima persona dall’autore, non sempre positivi. Ma poi, avvicinandomi verso la fine, ho compreso che, in realtà, la serenità c’è, sia nel presente (che risente del passato, ma in un’ottica diversa) che verso il futuro, perché nonostante sia trascorsa una (o più) vita intera, piena di ottimismi, ma anche negatività, tutto ha acquisito un altro sapore.

Il libro è strutturato in capitoli, ciascuno rappresentante un decennio di vita; la storia è raccontata secondo un ordine cronologico ben preciso; le immagini in bianco e nero catapultano ancora di più il lettore in anni lontani, ma delle cui conseguenze siamo ancora oggi circondati, e in paesi lontani. Il narratore è onnisciente ed è, ovviamente e come già anticipato, rappresentato dall’autore che, con una dovizia di particolari unica, racconta una storia, senza tralasciare alcunché, neanche la sua passione per il calcio, ben presente tra le pagine. Lo stile narrativo è abbastanza scorrevole, nonostante la grande quantità di informazioni e di vicende narrate; il linguaggio è ricercato, ma chiaro.

Ho apprezzato molto il giusto equilibrio emerso tra la narrazione dei fatti personali, dei contesti politici e culturali, delle emotività del protagonista, delle sue riflessioni. Si ha l’impressione di guardare un film. Degno di nota è anche l’epilogo: grazie al passato si è giunti al presente e si può agire sul futuro. Un bel messaggio! E quando questo messaggio viene dato da chi, in prima persona, lo ha applicato su di sé, esso acquisisce ancora più valore.

Scrivereste mai la storia della vostra vita? Raffaele Mutalipassi lo ha fatto e a lui va, sono certa, il ringraziamento da parte di ogni lettore che si imbatterà nel suo racconto.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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