La verità di Medea
Romanzo storico
Sonzogno
28 aprile 2026
Cartaceo - ebook
320
Quando gli Argonauti arrivano in Colchide alla ricerca del vello d’oro, Medea è una giovane sacerdotessa che non ha mai immaginato di lasciare la propria terra. Figlia dello spietato re Eete e nipote della maga Circe, conosce i segreti delle erbe e degli incantesimi, ma non sa cosa significhi innamorarsi. Almeno finché non incontra Giasone, il capitano che è partito per compiere un’impresa impossibile. E per riuscirci ha bisogno di lei, delle sue arti magiche, della sua intelligenza, della sua audacia. Tra i due nasce un legame così profondo da sconvolgere ogni cosa: Medea tradisce la propria famiglia e fugge con lui, convinta che i loro destini siano inestricabilmente intrecciati. Ma l’amore di Giasone non è saldo come sembrava: lontana da casa, straniera in terra greca, presto Medea scopre quanto possa essere fragile la parola degli eroi. E quando l’uomo per cui ha sacrificato tutto decide di voltarle le spalle, il mondo che ha costruito attorno a quell’amore comincia a sgretolarsi.Con il suo stile brillante e una profonda conoscenza dei classici, l’autrice ridona complessità a una figura che per secoli è stata ridotta a donna orgogliosa e spietata, simbolo di una passione che distrugge tutto ciò che tocca. In queste pagine, Natalie Haynes restituisce a Medea la possibilità di raccontarsi: non per assolverla, ma per ricordarci che i miti non parlano soltanto degli dèi e degli eroi. Parlano anche di chi paga il prezzo delle loro imprese.
Si dice che la storia sia scritta e tramandata dai vincitori e che, proprio per questo, raramente ci restituisca una prospettiva completa. Lo stesso vale per le tragedie greche classiche. Pur avendo spesso donne come protagoniste, sono state scritte da uomini che non si sono preoccupati di raccontarne il punto di vista femminile.
Anzi, troppo spesso la voce femminile viene sminuita o addirittura ignorata.
Nel romanzo “La verità di Medea”, di Natalie Haynes, pubblicato da Sonzogno, ci viene offerta proprio quella prospettiva che per secoli è rimasta inascoltata.
Il mito inizia con l’arrivo in Colchide degli Argonauti, guidati da Giasone. La nave Argo è salpata dall’isola di Iolco alla ricerca del Vello d’oro, un oggetto leggendario capace di donare ricchezza e potere a chi lo possiede.
Il re Eete non ha alcuna intenzione di cedere il Vello, ma Giasone riesce a impossessarsene grazie all’aiuto di Medea, la figlia minore del sovrano e sacerdotessa di Ecate, dea della magia. La giovane si innamora perdutamente dell’eroe greco dopo essere stata trafitta da una delle frecce di Eros.
Da quel momento Medea porterà per sempre il marchio della figlia traditrice, una ragazza descritta come sciocca, egoista e manipolatrice. E, soprattutto, verrà ricordata come il mostro che uccise i propri figli per punire Giasone.
“Così ho preso il mio pugnale… e li ho uccisi entrambi”
Ma è davvero questa tutta la verità su Medea?
Natalie Haynes ci propone due punti di vista, sia quello della protagonist sia quello delle tante donne presenti in questa storia, restituendo a Medea la sua umanità.
La giovane maga è sì una donna innamorata, ma è anche una straniera. La Colchide non era la Grecia da cui proveniva Giasone. Quando arriva a Iolco viene emarginata non solo per questo, ma anche perché l’eroe greco si prendeva tutto il merito delle sue imprese, mentre attribuisce a Medea ogni colpa per le azioni più malvagie.
È stata una figlia costretta a scegliere. Eete, un tiranno crudele persino con la sua famiglia, non l’avrebbe mai perdonata né riaccolta, ma l’avrebbe uccisa. Medea ha dovuto decidere se fuggire o morire.
È stata una moglie tradita, dopo aver reso grande Giasone e avergli dato tre figli, viene messa da parte perché un’altra donna può garantirgli maggiore prestigio.
Ed è una donna che la storia ha trasformato in un simbolo del male, ricordandola solo come la madre che ha ucciso i propri figli. Questo senza raccontare il dolore e le circostanze che si nascondono dietro quello che è il più efferato dei crimini.
L’autrice non assolve Medea. Si interroga su quanto il suo mito sia stato tramandato in questo modo per sacrificare l’ennesima donna sull’altare del mito dell’eroe forte e giusto.
L’impostazione del romanzo di Natalie Haynes mi ha ricordato quella delle tragedie classiche. Abbiamo un prologo, che introduce il mito, una sorta di parodo, cioè l’ingresso del coro, che nel romanzo potremmo identificare con i diversi personaggi e i loro punti di vista, lo sviluppo della vicenda attraverso le voci dei protagonisti, Per terminare con un esodo, un finale che ho trovato inaspettato e commovente.
Ho rivalutato molto Medea, perché è stata una donna costretta quasi a rendersi invisibile per permettere al marito di essere sempre al centro dell’attenzione. Lei conosce Giasone meglio di chiunque altro e sa quanto sia vanesio.
Alla fine è vero che si vendica, ma non attraverso l’uccisione dei figli, quel tragico evento avviene per un’altra ragione, che il romanzo racconta in modo molto diverso rispetto alla tradizione.
È bello leggere storie di donne, reali o miti, raccontate da altre donne che restituiscono loro il giusto punto di vista, libero da condanne e pregiudizi.
Ringrazio la casa editrice Sonzogno per la copia cartacea.
Valutazione 5 stelle.