La vedova
Thriller
Newton Compton editori
17/02/2026
Digitale e cartaceo
320
Dalla Norvegia arriva Helene Flood, maestra del thriller scandinavo ai primi posti delle classifiche
Qualcuno mente. Forse anche lei.
Una morte sospetta. Porte che si aprono e oggetti che spariscono. E una donna che non sa più di chi fidarsi. Forse neppure di sé stessa...
Prima che Erling morisse, c’era stata una serie di “quasi” incidenti piuttosto sospetti. Poi, un giorno, è uscito di casa e non è più tornato: stroncato da un infarto mentre era in bicicletta in mezzo alla strada. Ora Evy, sua moglie per quarantacinque anni, è sola nella grande casa. Ma qualcosa non torna. Oggetti che scompaiono, porte che si aprono da sole – persino quella della cantina, sempre rimasta chiusa a chiave. I figli le nascondono delle cose e lei inizia a dubitare di tutto. Quando un vecchio amico d’infanzia di Erling riappare dopo anni con una storia da raccontare, i sospetti si fanno più concreti: qualcuno voleva davvero far del male a Erling? È possibile che sia stato ucciso? E se chi lo braccava ora fosse sulle tracce di Evy?
Questo di Helene Flood non è un thriller da leggere “per passare il tempo”.
“La vedova” (Newton Compton editori) è uno di quei libri che ti entra in testa… e ci resta.
La cosa che mi ha colpita di più è stata l’atmosfera: fredda, silenziosa, quasi vuota. Ma non in senso negativo. È proprio quel vuoto che crea tensione.
Non succede tutto subito, anzi… il libro si prende i suoi tempi, ma intanto ti lavora dentro.
La protagonista, Evy, è il vero punto centrale della storia.
E qui devo dirlo: mi ha completamente destabilizzata. Non è il classico personaggio con cui entri subito in empatia. È ambigua, chiusa, a tratti distante. E per tutto il libro mi sono fatta la stessa domanda: 👉 mi posso fidare di lei oppure no?
Questa cosa funziona benissimo, perché il dubbio non ti lascia mai.
La trama si costruisce piano, attraverso: ricordi, piccoli dettagli e sensazioni più che azioni.
Non è un thriller pieno di colpi di scena urlati. È più sottile.
Gioca sulla percezione, sulla memoria, su quello che è reale e quello che forse non lo è.
Qui entra il lato più interessante: il confine tra verità e interpretazione. Perché alla fine non è solo una storia di mistero, ma anche di: solitudine, relazioni complicate, cose non dette. Però devo essere onesta. Il ritmo è molto lento. Non “un po’ lento”… proprio lento. Ci sono momenti in cui senti che potrebbe dare di più, spingere di più, ma resta sempre trattenuto.
E questo può essere: affascinante se ami i thriller psicologici profondi pesante se cerchi tensione continua
Anche il finale di Helene Flood non è uno di quelli che ti esplode in faccia.
È più silenzioso, quasi disturbante nel suo modo di chiudere.
⭐ Valutazione
⭐ 4/5