La valigia del ritorno
Romanzo storico
Piemme editore
26 maggio 2026
cartaceo e-book
448
Rosalba sente per la prima volta l'aria dell'Atlantico. Il suo mondo è sempre stato piccolo, comprendeva le colline del Carso e a stento la città di Trieste, ma il piroscafo su cui si è imbarcata viaggia verso un luogo nuovo. La città di arrivo, Montreal, è lontana, e lì si parla una lingua diversa. Ad accompagnarla, nella tratta transoceanica, un pensiero fisso: è incinta di un uomo sposato che l'ha abbandonata e spedita il più lontano possibile. In Canada l'aspetta un lavoro come governante a casa di James Phillips, un ex ufficiale della marina inglese. Rosalba è coraggiosa, non perde la caparbietà e l'intelligenza che l'hanno sempre contraddistinta: si inserisce nella nuova vita comunicando a gesti e con poche parole, scopre una città fervente, animata dal jazz dei locali metropolitani e da persone che vengono da tutti gli angoli del mondo. James è un padrone di casa inflessibile, ma dolce, a suo modo premuroso, e Rosalba, che tutti presto chiamano Rose, sentendosi finalmente accolta e compresa, riesce a sbocciare. Tutto sembra prendere una giusta piega, finché il peso di segreti inconfessabili e il ricordo di Giacomo Ledri, l'uomo che ha amato disperatamente, fanno vacillare le sue certezze. Cosa vale la pena conservare dopo essersi lasciati tutto alle spalle? Chi siamo quando nessuno ci conosce ancora?
“Io sono una cameriera. Dalle mie parti si usa anche la parola serva” da “La Valigia del ritorno” di Ludovica Elder
“La valigia del ritorno” di Ludovica Elder (Piemme editore) è una storia di immigrazione e riscatto. Nel 1925 Rosalba Garbin, giovanissima domestica triestina, parte a bordo di un transatlantico per raggiungere Montreal. Alloggia in seconda classe pur essendo una ragazza senza mezzi. La ragione per la quale sta lasciando la sua terra e la sua famiglia è il grosso guaio in cui si è cacciata del quale nessuno deve sapere nulla. Aspetta un figlio da un uomo sposato presso il quale lavorava. Un giovane ambizioso militante nel partito fascista che ha accettato un matrimonio d’interesse per poter sfruttare le conoscenze del suocero. Rosalba si è concessa a lui per amore mentre per l’uomo si trattava solo di un capriccio. È stato lui ad occuparsi del suo trasferimento una volta saputo della gravidanza. Rosalba non avrà vita facile neppure a
Montreal in quanto immigrata ma troverà la forza di iniziare una nuova vita.
” A volte si è costretti a fare cose che non si scelgono”
È un romanzo che ha sicuramente molte qualità. La scrittura dell’autrice è notevolmente curata. Pur essendo particolareggiata, lo stile si presenta fluido e si legge agevolmente. Amo il suo modo di narrare luoghi e contesti con precisione fotografica. Attraverso le sue parole possiamo percepire le sensazione provate dai personaggi. Il malessere della protagonista sola, abbandonata a se stessa in un ambiente estraneo come una nave, che le pare grande paese. Nello stesso tempo si sente libera come non mai, protetta dalle pareti della propria cabina. Anche il periodo storico è raccontato con altrettanta precisione focalizzandosi sulla vita delle persone, in particolar modo sulle dinamiche dell’immigrazione degli italiani all’estero.
Si parla di “padroni” che non erano coloro che somministravano lavoro ma coloro che, in cambio di segnalazioni di impiego, esigevano una parte di stipendio a tempo indeterminato. Chi rifiutava rischiava gravi ritorsioni. L’autrice ci narra anche del clima politico dell’epoca, 1924 e dei cambiamenti in atto. Per contro ci descrive anche la vivacità della Montreal dell’epoca con i suoi locali notturni, ristoranti e feste.
“L’ultima notte del 1923 arrivò ballando il charleston e il foxtrot nonostante i quattordici gradi sotto zero. Quel freddo imponente, ma non ancora estremo per le abitudini dei montrealesi, aveva la capacità di riunire le persone, di farle stare chiuse, al caldo, vicine, assieme”
Questo romanzo è il sequel di “I vestiti della domenica” ma io l’ho saputo solo leggendo le note sull’autrice. Si fanno pochi e insignificanti richiami al prequel, ci dice solo che Rosalba, in passato aveva lavorato per una ricca famiglia triestina. Penso che l’autrice abbia reso protagonista di questo romanzo, un personaggio secondario del primo, la giovane domestica. È qualcosa che apprezzo moltissimo poiché spesso anche i personaggi marginali hanno molto da raccontare e meritano una storia loro.
Veniamo ai personaggi. L’unico appunto che mi ritrovo a fare è proprio su di loro. Li ho trovati ben caratterizzati, ma anche un po’ stereotipati.
Rosalba, giovane priva d’istruzione, e totalmente sprovveduta poiché mai uscita dalla sua zona, si trasforma in una signorina raffinata ammirata da tutti, quando non veste da cameriera. Ovviamente è bellissima e intelligente al punto tale che il suo datore di lavoro arriverà a sceglierla quale confidente. James Philips è un uomo ricco e molto in vista nella buona società. Ha deluso la famiglia lasciando l’esercito diventando proprietario di locali alla moda. Affascinante, attraente ed ermetico per ciò che concerne la sua vita personale e i suoi sentimenti, riuscirà ad aprirsi solo con la sua domestica, appunto Rosalba.
“Era annientato da quella caparbietà che era intrisa di onestà”
Giacomo Ledri invece è il giovane ambizioso, ricco e prepotente che l’aveva fatta innamorare, sedotta e poi messa su una nave per Montreal.
Ho trovato il loro percorso un po’ prevedibile e non troppo realistico. Mi è piaciuto moltissimo invece uno dei personaggi secondari, William Finney giovane medico dalle mani affusolate e dal linguaggio per Rosalba incomprensibile. Uno studioso dalla mente quasi geniale ma totalmente impacciato in presenza di una signora. Un uomo timido e ben educato. Sua sorella è una bellissima danzatrice di successo e di grande talento. All’epoca le donne di teatro erano mal giudicate quindi, quando qualche compagno di studi gretto e ignorante, si permetteva commenti poco lusinghieri sulla ragazza, Mr Finney soprassedeva. Non per codardia ma per non scendere al livello di persone indegne di qualsiasi attenzione. Credo meriti una sua storia e potrebbe essere anche molto interessante.
Se mai vi fosse un terzo romanzo, mi auguro vivamente di ritrovarvi William Finney tra i protagonisti!
Avete mai preferito un personaggio marginale rispetto ad uno principale?
è una nostra collaboratrice da anni, una lettrice attenta e precisa
Chi e’ questa Colomba Mariani? Scrive recensioni come se non ci fosse un domani. Cosa mi sapete dire di Lei?