La sposa in fotografia
Romanzo storico
Mondadori
26 febbraio 2026
Cartaceo/ Ebook
300
È il 1917 e nel piccolo villaggio coreano di Ojin, ai piedi del monte Maebongsan, la miseria e le difficoltà non danno tregua ai suoi abitanti. Bodeul, unica figlia femmina di una madre rimasta vedova, è stata costretta ad abbandonare gli studi e a lavorare per contribuire all'economia familiare. La ragazza, però, ha un sogno: poter tornare a scuola. Così, quando una vicina suggerisce alla madre di darla in sposa a uno sconosciuto proprietario terriero che ha fatto fortuna alle Hawaii, Bodeul accetta: del suo promesso sposo sa poco o nulla, ha solo una foto sbiadita che raffigura un uomo di bell'aspetto. Inizia a immaginare un futuro agiato, un posto meraviglioso dove l'inverno non esiste e dove potrà finalmente dedicarsi ai suoi studi. La voce si diffonde velocemente nel paese: diventare una "sposa in fotografia" sembra essere l'offerta perfetta per cambiare il proprio destino, tanto che altre due ragazze decidono di intraprendere il suo stesso viaggio: Hongju, giovane vedova, e Songhwa, nipote di una sciamana. Quando giungono a destinazione, la realtà che le attende è purtroppo ben diversa da quanto avevano immaginato: i loro promessi sposi non sono benestanti e hanno lasciato la Corea per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero. Gli uomini di Hongju e Songhwa sono ben più vecchi di quanto le loro fotografie lasciassero intendere, mentre il marito di Bodeul, Taewan, anche se ha solo ventisei anni ed è esattamente come nell'immagine, si dimostra freddo e distaccato. Il sogno della ragazza di poter tornare a studiare va in frantumi, e, dopo essersi sposate, le tre amiche seguono i propri uomini nelle piantagioni dove si troveranno a dover lavorare duramente. Sono anni tumultuosi, in cui il movimento di resistenza alla dominazione giapponese in Corea giunge fino alle Hawaii, travolgendo la vita di Bodeul, delle sue amiche e della sua famiglia, senza però distruggere la determinazione e la speranza di un futuro diverso. Un romanzo intenso e commovente, che racconta una pagina della storia coreana poco conosciuta e che esplora le complessità e le sfaccettature di uno dei fenomeni migratori più interessanti della diaspora. Una storia indimenticabile di resilienza e amicizia al femminile, dedicata a quelle donne coraggiose che hanno saputo lasciarsi alle spalle tutto ciò che era loro familiare per cercare una vita migliore.
“La sposa in fotografia” di Lee Geum-Yi edito da Mondadori è un romanzo storico ambientato alle Hawaii, 1917/ 1942
Un po’ di storia
Nei primi anni del 1900 la Corea, all’epoca conosciuta con il nome di Joseon, era sotto dominio giapponese. Un dominio repressivo, volto a cancellare la cultura e l’identità coreana. A sua volta il regno di Joseon costituito da una società gerarchica, basata su padroni e servi, non permetteva un riscatto sociale e molti immigravano all’estero per migliorare le loro condizioni economiche.
Trama
Bodeul vive nel piccolo villaggio di Ojin insieme alla madre e ai fratelli. Le è sempre piaciuto studiare ma ha dovuto rinunciare a favore del fratello maggiore, perché dopo la morte del padre la famiglia non può permettersi di far studiare tutti.
Quindi fin da bambina aiuta la madre ha gestire la casa e i fratelli, ma anche a cucire e ricamare per guadagnare qualcosa.
Unico momento di svago durante la giornata è quando incontra la sua amica Hongju, figlia di un uomo benestante del villaggio. Le due giovani si divertono non solo a chiacchiere ma anche a leggere romanzi d’amore di cui parlano per giorni.
Quando al villaggio torna la signora di Busan, venditrice ambulante e sensale, che le propone un matrimonio con un ragazzo che abita alle Hawaii, Bodeul accetta. Il ragazzo in foto sembra carino e poi le viene detto che è un proprietario terriero.
Ma soprattutto, accetta di partire per sposarsi perché la signora di Busan le assicura che può studiare. Insieme a Hongju, rimasta vedova da poco, e quindi considerata una disgrazia per le famiglie, partano per le Hawaii.
A loro si unisce anche Songhwa, in cerca di un futuro migliore: nipote di una sciamana non può aspirare a un buon matrimonio in patria.
Quando arrivano negli Stati Uniti si rendono conto che tutto ciò che la sensale ha raccontato è una bugia. L’unica cosa che corrisponde al vero, al meno per Bodeul, è che il ragazzo della foto esiste davvero e si chiama Taewan
La vita delle tre sarà dura, vivranno in villaggi diversi, lavorando senza sosta, cercando di adattarsi a una realtà completamente diversa da quella di Joseon. Ma quando si ritroveranno la loro amicizia sarà la roccia a cui aggrapparsi nei momenti più difficili.
Recensione
“La sposa in fotografia” è un romanzo che mia ha sorpresa in maniera piacevole, perché in realtà mi aspettavo una lettura più drammatica quasi tragica, invece si è rivelato un racconto commovente.
I momenti drammatici non mancano, le ragazze capiscono di essere state ingannate e che i loro mariti non sono quelli che hanno visto in foto. Se a Onji la vita era dura alle Hawaii non sarà diversa, solo una cosa cambia ed è quella che fa più male, sono sole senza la propria famiglia.
Cosa colpisce di questo romanzo, sicuramente la forza di queste ragazze, hanno più o meno diciassette anni, ma cercano di non farsi piegare dagli eventi e poi la loro amicizia più che altro la loro sorellanza è fatta di un affetto che va oltre i legami di sangue.
“Comunque sia, c’è una cosa che ci accomuna: la speranza che il nostro futuro sia luminoso come un arcobaleno dopo la pioggia”
Tre caratteri diversi
Bodeul è una ragazza molto pratica che non si spaventa del duro lavoro, sa che solo lavorando può aiutare la sua famiglia in Corea e costruire un futuro con suo marito Teawan in America.
Il personaggio di Taewan non l’ho amato molto, per me è stato molto egoista nei confronti della sua giovane moglie, lasciando a lei tutta la responsabilità della famiglia per rincorrere un ideale, anche se nobile.
Hongju è quella che ho amato di più, ecco lei non è che durante il racconto sia molto simpatica per alcuni atteggiamenti, ma sicuramente è quella più intraprendente, che metterà sotto le sue ali protettive sia Bodeul che Songhwa.
Songhwa è la più fragile delle tre, cresciuta da una nonna sciamana, un lavoro disprezzato per la società del Joseon, da bambina non ha amiche nessuno le parla neanche Bodeul e Hongju. Tutte le barriere sociali cadono una volta lasciata la Corea, e così anche Songhwa troverà chi si prenderà cura di lei.
Un mondo nuovo
Bodeul conoscerà gente venuta da ogni parte del mondo e scoprirà che donne in America hanno un nome proprio, mentre nel Joseon alle bambine raramente veniva dato un nome.
“Anche a Onji erano nate delle bambine con nomi simili al suo, nomi che le qualificavano, per esempio come mere guardiane dei fratelli più piccoli o figlie indesiderate. Seobseobi, Seouni e Ttosseobi esprimevano il dispiacere di aver avuto una figlia femmina, mentre Kkeutsuni, Maksuni, Malsuni e Yamjeoni si davano per scongiurare la nascita di altre bambine.”
La storia ci viene raccontata da Bodeul, ci sono pochi dialoghi, ma la lettura scorre velocemente e ci si ritrova alla parola fine quasi senza accorgersi.
Lee Geum-Yi riesce a farti sentire la nostalgia, la paura, il coraggio e la forza di tutte le donne presenti nel libro, lo fa con un linguaggio permeato di dolcezza e anche tristezza.
Non c’è romanticismo, nessuno si innamora perdutamente e nessun principe azzurro salva le ragazze, ma tanta realtà che riguardava tante donne. Questo tipo di matrimoni, cosiddetti per procura, vi erano anche in Italia.
Sarà la figlia di Bodeul ha raccontare la fine della loro storia e ci sarà un colpo di scena inaspettato.
Ringrazio la casa editrice Mondadori per la copia cartacea
Valutazione 5 stelle