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Recensione: “La sorella sbagliata” di Camilla Filippi, HarperCollins

La sorella sbagliata Book Cover La sorella sbagliata
Camilla Filippi
Narrativa contemporanea
HarperCollins
3 settembre 2020
cartaceo, ebook
250

Luciana è andata via da Milano appena ha potuto. Sua madre dava sempre ragione a Giovanna, sua sorella. Perché Giovanna era la figlia preferita. Perché Giovanna ha un carattere impossibile. Perché Giovanna è spastica. Così Luciana si è trasferita a Bologna, dove insegna in un liceo e ha iniziato una nuova vita. Si è tinta i capelli di nero e adesso gli amici la chiamano Biancaneve. Finché, una mattina mentre è a scuola, riceve una telefonata. Deve tornare a Milano. È successo all’improvviso. Sua madre non c’è più.
Lo spaesamento, il funerale, Giovanna. Giovanna che le urla contro perché non c’era, Giovanna che le chiede di fare un viaggio in onore della loro madre. La meta deve essere Stromboli, dice. Ma Stromboli per Luciana è troppo lontana, così propone di ripiegare su San Benedetto del Tronto.
Tra antichi rancori e nuovi litigi, per le due sorelle inizia così un viaggio destinato a cambiare per sempre le loro vite.
Tra imprevisti e contrattempi, mentre tutta Italia cerca di capire il luogo dove Aldo Moro è tenuto sotto sequestro, Luciana e Giovanna – quest’ultima con Briciola, la sua inseparabile cagnolina paraplegica – troveranno sulla loro strada inattesi compagni di viaggio, come Ivan, giovane stralunato innamorato dell’India, dove peraltro non è mai stato, e Rossano, che, nonostante sia intrappolato nel corpo di un omaccione, in realtà è Rosy, affascinante travestito. Tutti e quattro diretti verso l’inevitabile resa dei conti.
Camilla Filippi debutta nella narrativa con un romanzo che immerge il lettore nell’estate del 1978 e, con una voce al tempo stesso dolce e tagliente, commovente e ironica, racconta la storia di due giovani donne, di un odio apparente e di un profondo amore.

“Io, Giovanna e la Mamma siamo così, pensai, come quel vulcano. Sole in mezzo al mare ma ancorate e pronte a reggere le intemperie… avevamo fatto bene a fare quel viaggio, che poteva essere l’inizio di una nuova vita, era quello che speravo.”

 

Oggi c’è un bel sole fuori, si sente proprio l’avvicinarsi dell’estate. Seduta sulla terrazza di casa mia, mi lascio coccolare dal calore dei suoi raggi mentre, con la penna in mano e un foglio ancora immacolato davanti, cerco di riordinare le mie idee su questo libro.

Devo ammettere che è la prima volta che una recensione mi mette in difficoltà, e questo perché su La sorella sbagliata” non riesco ad avere un’idea chiara.

L’argomento che tratta è molto, molto delicato, e la mia perplessità nasce proprio dal fatto che l’autrice ha voluto smorzare la profondità  del tema scelto, integrando queste pagine con fatti che scivolano nel surreale. Mi sono più volte chiesta il perché lo abbia fatto. Forse è solo un modo per esorcizzare le difficoltà della vita; forse indirizzare loro uno sguardo diverso aiuta a comprenderle meglio? Non so, ma cerchiamo di capirlo insieme analizzando il romanzo.

Siamo nel 1978, anno del rapimento e della morte di Aldo Moro, che fa da sfondo alle vicende raccontate.

Le protagoniste sono due sorelle, Luciana (la voce narrante del libro) e Giovanna, che non riescono proprio a capirsi. Giovanna è spastica e, probabilmente, questa sua condizione la porta ad essere aggressiva nei confronti del mondo e in particolar modo della sorella che, esasperata dal continuo battibeccare con lei, una volta finiti gli studi, si trasferisce a Bologna.

Apro qui una piccola parentesi. Il 1978 non viene scelto a caso dall’autrice. Proprio in quell’anno, infatti, sarà varata la legge che fa sì che i bambini con disabilità vengano accolti nelle scuole pubbliche.

A Bologna, Luciana trova lavoro come insegnante ed è proprio mentre sta facendo lezione, che le arriva la notizia della morte di sua madre. Alla giovane cade il mondo addosso; i sensi di colpa per non aver chiamato a casa nei giorni precedenti le rodono l’anima, la paura del futuro che l’attende la paralizza. Come farà a gestire la sorella, ora che sua madre non c’è più?

Il passato, che sperava essersi lasciata alle spalle, ripiomba pesantemente nella sua quotidianità, una volta arrivata a Milano. Giovanna l’accoglie con la solita freddezza di sempre. Non sembra molto provata per la scomparsa della madre, non partecipa neanche al funerale. Luciana è perplessa e anche amareggiata dal suo modo di fare, ma ancora una volta cerca di metterci una pietra sopra. Tutti i suoi pensieri sono rivolti al come riorganizzare la sua vita, ora che dovrà prendersi cura di Giovanna; si appresta a parlarne con la diretta interessata, ma quest’ultima ha già fatto dei progetti a breve termine, che non ha nessuna intenzione di cambiare.

“Tu non mi conosci, non sai chi sono e non hai idea di chi fosse la Mamma… Voleva che facessimo un viaggio noi tre, insieme… Partiamo… ho già trovato chi mi presta l’auto, facciamolo per la Mamma”.

Inizialmente titubante, alla fine Luciana acconsente a partire, sperando, in questo modo, di avvicinarsi a sua sorella. E sarà proprio durante questa vacanza forzata che le due ragazze troveranno il modo di parlare, di buttare fuori tutto quello che hanno dentro. Riusciranno o no finalmente a comprendersi?

Come potete immaginare dalla trama, i temi che vengono presi in considerazione in questo romanzo sono davvero tanti. Innanzitutto, c’è il tema della disabilità, di come viene affrontata sia da parte di chi la vive che da parte di chi è accanto. Luciana si sente la sorella sbagliata, sbagliata perché fortunata rispetto a Giovanna. Ma Giovanna, che è molto intelligente, percepisce questo senso di colpa della sorella nei suoi confronti e, sentendosi a sua volta responsabile di questo disagio, la attacca, la snerva, la stanca, sperando in una sua reazione. Questa reazione arriverà solamente quando Luciana raggiungerà l’apice della sopportazione, che la porterà a buttare fuori tutto il suo malessere.

“Ma tu lo capisci che mi dispiace? Non è colpa mia se sono normale, non ci posso fare niente, è andata così… me ne sono andata per non essere un ingombro, me ne sono andata per te, per lasciarti lo spazio di esistere senza che io fossi un confronto quotidiano… perché non ti bastava schiacciarmi, volevi che io non esistessi”

Mi è piaciuto come l‘autrice ha affrontato questa problematica, anche se, a parer mio, in alcuni punti ha esasperato le situazioni. Mi è piaciuto soprattutto il personaggio di Giovanna, arrabbiata col mondo, con sua sorella in particolare, che non riesce ad andare oltre alla sua disabilità. Ma dietro a tutta questa rabbia covata, vi è una grande sofferenza. Perché se Luciana pensa di essere la sorella sbagliata, Giovanna crede che quella ad essere sbagliata sia proprio lei e non sopporta che le persone che ama si sacrifichino per aiutarla.

Durante il viaggio da Milano a Stromboli, molto lentamente, la vera Giovanna si toglierà la maschera, mostrando alla sorella la sua fragilità, non fisica, ma emotiva. Una fragilità che chiede aiuto senza chiederlo e mostra le sue paure.

Quindi, questo viaggio su quattro ruote, alla fine, si rivelerà essere un viaggio dentro ai propri sentimenti, un confronto tra due anime vogliose di vicinanza, ma troppo schiacciate da sensi di colpa per riuscire ad ottenerla.

A loro si affiancheranno personaggi molto peculiari, che daranno un tocco di stravaganza al libro. Personaggi che rimarcano che le diversità, di qualunque genere esse siano, sono presenti nella vita di tutti come quella normalità della quale spesso ci forgiamo. E d’altronde, come ho già detto altre volte, non esiste la normalità se non come maschera dietro alla quale ogni diverso si nasconde.

Avete mai provato a mettervi nei panni di chi ha una grave disabilità o dei loro familiari? È questo che  Camilla Filippi  ha voluto fare con questo romanzo

Pensate che Luciana e Giovanna sono esistite davvero, e forse esistono ancora. Anche se la storia narrata è completamente inventata, i nomi delle due protagoniste sono esattamente quelli della madre e della zia della nostra autrice che, oltretutto, hanno dovuto affrontare gli stessi problemi per quanto riguarda la disabilità.

Beh, cari lettori de La Bottega, questa chiacchierata immaginaria con voi mi ha aiutato a chiarire le idee. Ora mi resta solo da attribuire un voto a questo romanzo. Ci ragionerò un po’ su ma intanto buona giornata a tutti!

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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