La sorella dimenticata
Romanzo
Piemme
13 luglio 2021
cartaceo, ebook
570
«Siamo artefici della nostra felicità.»
Nella loro tenuta di Longbourn, in un mondo, quello di inizio Ottocento, in cui l'occupazione principale di ogni ragazza in età da marito era, appunto, trovarne uno - possibilmente più ricco, con maggiori possedimenti e con una migliore posizione sociale -, le sorelle Bennet sono le ragazze giuste nel posto giusto. Belle, brillanti, giovani, Jane ed Elizabeth, le più mature, e Lydia e Catherine, le più piccole, spendono il loro tempo tra balli, corteggiamenti e progetti di matrimonio.
E poi c'è Mary. La sorella di mezzo. Da sempre considerata una delusione dalla madre per il suo aspetto ordinario e il carattere austero, la terza sorella Bennet vorrebbe diventare invisibile e sparire nei libri che tanto ama, la sua unica forma di consolazione e distrazione dalla solitudine. Perché anche in una famiglia così numerosa ci si può sentire soli, quando si è diversi.
Tuttavia, crescendo, Mary ha le idee sempre più chiare su cosa non vuole dalla vita. Ed è pronta, in un mondo che non la comprende, a lottare per viverla a modo suo. Ma quando finalmente l'amore busserà alla sua porta, Mary sarà in grado di riconoscerlo, e riconoscersi finalmente degna di essere amata?
“È una triste verità che, se una giovane donna ha la disgrazia di venire al mondo senza floride prospettive economiche, farà meglio ad avere l’accortezza di nascere bella… Quattro delle cinque sorelle Bennet… avevano avuto il buonsenso di dotarsi di una grazia sufficiente a essere considerate delle bellezze… Soltanto Mary, la figlia di mezzo, non possedeva né bellezza, né spirito, né fascino.”
Vi ricordate di Mary? Sto parlando di una delle sorelle Bennet, la terzogenita, quella meno appariscente. Avete capito dove sto andando a parare?
Stiamo per ripiombare nello splendido mondo di “Orgoglio e pregiudizio“, il capolavoro di Jane Austen che credo tutti, almeno una volta nella vita, abbiano sentito nominare. Chi di voi non lo ha mai letto?
Correte a prenderlo se non lo avete in casa. Non potete ignorarlo se siete appassionati di libri, è uno dei classici che non può mancare in una biblioteca degna di tale nome.
Come avrete capito sono una grande ammiratrice della scrittura di Jane Austen. Adoro le atmosfere che descrive con la sua penna, la facilità con la quale ritrae i suoi personaggi riuscendo, tramite essi, a descrivere vizi e virtù dell’essere umano.
Quando “La sorella dimenticata” è stato pubblicato la mia curiosità è schizzata alle stelle. Chi era l’autore del libro? Sarebbe stato all’altezza della Austen? E la storia che aveva intessuto avrebbe sconvolto il mondo delle sorelle Bennet o lo avrebbe rispettato?

A lettura terminata, sono arrivata a dare una risposta a queste domande e ora ne voglio parlare con voi, ma non prima di avervi illustrato, a grandi linee, la trama del libro.
La protagonista, come ho già detto, è Mary. Che non ci appaia come la ragazza ottusa e noiosa, che metteva continuamente a disagio i membri più intelligenti della famiglia, credo sia scontato. L’autrice le ha invece attribuito un carattere molto sensibile, timido e riservato.
La Mary di Janice Haslow è una giovane molto insicura, che si rifugia nei libri e nella musica per potersi sentire in pace con se stessa.
Soffre per le scarse attenzioni che le vengono riservate. Vorrebbe che gli altri, soprattutto suo padre e sua sorella Elizabeth, la prendessero più in considerazione.
Le piacerebbe potersi confrontare con qualcuno sugli argomenti che le stanno a cuore, ma nella sua cerchia di conoscenti, nessuno nutre i suoi stessi interessi.

“A quattordici anni , Mary fu consapevole di non avere alcun legame con nessuna delle sorelle. Non era la migliore amica né la confidente di nessuno e i genitori non la trattavano con particolare affetto. In una famiglia tanto numerosa, era completamente sola”.
Il suo aspetto fisico non le viene sicuramente in aiuto. Sua madre non fa che rimarcare l’abisso esistente tra lei e le sue deliziose sorelle.
Per evitare la continua disapprovazione materna, decide di diventare invisibile. Passerà più tempo possibile nella sua camera, in compagnia delle pagine dei suoi autori preferiti, o al pianoforte, che suona con una certa destrezza, ma non con la passione che vorrebbe.
Intanto i mesi passano. Lizzy, Jane e Lidia si sposano. Anche Kitty lo farà, di lì a poco
Lei rimarrà nella casa padronale fino alla morte del padre. Subito dopo si troverà costretta ad abbandonare la dimora della sua infanzia che andrà, come da contratto, al signor Collins.
Verrà ospitata da sua sorella Jane, insieme a sua madre, ma ben presto lascerà quel palazzo sfarzoso. Vivere lì per lei diventa impossibile a causa delle continue angherie di Miss Bingley che proprio non la sopporta. Si trasferirà, quindi, da Lizzy prima, e dalla sua amica Charlotte poi, ma in nessun luogo si sentirà a suo agio.
Come ultima alternativa rimane solo la casa di sua zia a Londra. Nella grande città Mary si troverà inizialmente fuori luogo, ma lentamente, grazie anche alle cure amorevoli della famiglia Gardiner, troverà la pace che tanto ha cercato.
Finalmente affiancata dalle persone giuste, il nostro brutto anatroccolo riuscirà a capire di poter essere anche lei un cigno. Sboccerà come una rosa, e comincerà a ricevere le attenzioni di alcuni giovanotti che frequentano la casa della zia. Forse potrà sperare anche lei nel lieto fine che tutte le donne sognano? Ma è veramente in un matrimonio che si sentirà realizzata?

Per rispondere a queste domande non vi resta che leggere il romanzo.
Mi è piaciuto come l’autrice lo ha strutturato. Nel primo capitolo riporta alla nostra mente la trama di “Orgoglio e pregiudizio”, mostrandoci però le cose dal punto di vista di Mary.
Nei capitoli successivi, invece, ci mostra l’evoluzione della vita della nostra protagonista a partire dalla morte del padre.
L’originale storia delle sorelle Bennet non è stata sconvolta, anzi, direi che è stata seguita fedelmente, così come sono stati rispettati i tratti caratteriali che la Austen ha attribuito ad ogni personaggio. Anche il microcosmo austeniano e la sottile ironia che pervade le pagine del suo capolavoro sono stati conservati, e questo mi ha fatto molto piacere.
Non mi è dispiaciuto ascoltare la voce di Mary. L’autrice ha voluto regalarle un cuore, un’intelligenza che sicuramente non veniva evidenziata in “Orgoglio e pregiudizio”, dove appariva come una persona pedante e saccente, derisa ed evitata dai più.
Dietro tutta questa cultura mal utilizzata, ha visto la solitudine della ragazza, la paura di non essere all’altezza del resto del mondo che la osservava.
Man mano che si prosegue con la lettura, assisteremo ad un’evoluzione del suo pensiero che la porterà a vedersi con i suoi occhi e non con quelli di chi la guarda.
Questo suo accettarsi, diventerà il punto di partenza della sua nuova vita. Capirà che non essere la marionetta che tutti si aspettano che sia può anche piacerle e sicuramente la farà sentire più vera e pronta ad accogliere le sfide che le si parano davanti.
![Mary Bennet | The Personality Database [PDB] | Pride and Prejudice and Zombies (2016)](https://i0.wp.com/www.personality-database.com/profile_images/87551.png?resize=202%2C202&ssl=1)
“Per la prima volta da anni, Mary si ritrovò a chiedersi perché si fosse rassegnata tanto facilmente a una vita miserevole. Chi diceva che il suo destino era scritto? Perché non avrebbe dovuto chiedere di poterlo cambiare?”
Potrei penalizzare il libro per la sua trama inevitabilmente scontata, ma devo ammettere che l’analisi che l’autrice ha fatto della ragazza mi ha convinta.
Forse, dentro di me volevo vedere una Mary diversa, probabilmente perché tutti abbiamo attraversato una fase della nostra esistenza nella quale ci siamo sentiti inadeguati in determinati ruoli o situazioni.
Questo romanzo riscatta i timidi, gli imbranati e tutti coloro che hanno bisogno di una seconda possibilità per mostrare il proprio valore. Potrei definirlo un inno di rivalsa e, come tale, 4 stelle non gliele toglie nessuno.
Voi cosa ne pensate dei romanzi che sviluppano storie a partire da libri di grande successo? Pensate che non potranno mai essere all’altezza del libro originario o invece che potranno stupirci?
Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro
trovando scialbo ciò che non colora,
Sono emozione che con la penna divora
il bianco candido di un libro vissuto…