Questa scuola è un manicomio, Prof!
saggio
Queen Kristianka Edizioni
Febbraio 2024 (2° edizione)
ebook, cartaceo
Autorealizzazione, formazione, aspirazioni, esperienze: come può fare la scuola a dare tutto questo a un adolescente? Tante le domande sull’attuale scuola di massa e altrettante le risposte che l’autrice propone in questo saggio, per ripensare in maniera radicale e inaspettata l’intero sistema. Tra una battuta e l’altra di una satirica e disarmante adolescente di oggi: Gianna Gianna.
È un gran libro questo, che apre squarci nella mente e stimola riflessioni che richiamano il pensiero di un grande filosofo tedesco, forse il maggiore del secolo scorso – Martin Heidegger, e si fa concretezza di idee, di proposte e di sintesi fulminanti (Vittorio Russo).
La scuola è un manicomio, Prof! è “un saggio per ripensare radicalmente l’intero sistema-scuola”.
Così viene definito questo libro che si focalizza sul rapporto conflittuale tra l’attuale sistema scuola e le problematiche legate alla crescita degli adolescenti al giorno d’oggi.
“Autorealizzazione, formazione, aspirazioni, esperienze: come può fare la scuola a dare tutto questo a un adolescente?” – Da La scuola è un manicomio, Prof! di Marilena Rei
Da qui parte la riflessione approfondita e accorata dell’autrice che sottolinea le mancanze del sistema scuola nei confronti soprattutto degli adolescenti e della loro crescita. Da insegnante concordo su alcune sue riflessioni, con altre meno.
Il saggio è a cura della Queen Kristianka Edizioni.
Didattica outdoor e libertà adolescenziale
In un primo capitolo si focalizza sulla necessità di far vivere lo spazio aperto e la natura ai ragazzi. L’ autrice si focalizza sul fatto che non basta trattare teoricamente la questione ambientale educando i ragazzi al rispetto della natura con meri progetti sulla salvaguardia dell’ambiente, partecipazioni a manifestazioni per il clima o contro le catastrofi naturali che si verificano intorno a noi.
L’autrice esprime la dicotomia che regna tra ciò e i comportamenti distruttivi che perseguiamo, assoggettati poi all’idea consumistica alla base della nostra società.
Non basta per l’autrice parlare delle questioni ambientali, civiche e sociali, a scuola ma occorrerebbe “viverle” e affrontarle. Non basta l’obbligo della disciplina trasversale dell’educazione civica. L’autrice parla della necessità di un codice alternativo che scardini i modi tradizionali a cui si assoggetta l’attuale scuola.
L’autrice denuncia che non bastano questi progetti e sostiene che i ragazzi devono vivere l’ambiente e lo spazio aperto e questo deve avvenire non con semplici uscite didattiche proposte dal corpo docenti o secondo piano didattici scelti da un’agenzia di viaggi ma secondo le necessità di un corpo in crescita, in cerca di stimoli e bisogni.
“Nella scuola si crea una tragica rottura tra la vita naturale e l’ insegnamento della vita naturale. Mentre la scienza si specializza a ritmi vertiginosi, la massa si allontana” – Da La scuola è un manicomio, Prof! di Marilena Rei
Questa idealistica e per quanto mi riguarda utopistica idea si scontra con la realtà di un sistema scuola che non ha spesso spazi attrezzati dove fare avvenire ciò. Il problema, personalmente, non credo sia la mancanza di un corpo docente che creda in una didattica outdoor o nell’ experiential learning (“insegnamento esperienziale”) o nell’educazione diffusa ma il contesto in cui ci ritroviamo a lavorare e benché possiamo metterci il nostro meglio nell’incentivare i ragazzi a riflettere e poi agire in modo responsabile, anche noi docenti, siamo intrappolati nelle logiche burocratiche di questo sistema scuola standardizzato e alle volte troppo disarticolato. L’insegnante deve cercare di trovare quel compromesso tra ciò che ha a disposizione e ciò che realmente vorrebbe mettere in pratica e trasmettere ai suoi alunni.
Sulla questione gita si apre poi un sottile e delicato squarcio riguardante tutta la parentesi legata alla responsabilità delle azioni che adulti e discenti vivono durante queste esperienze. Non sono d’accordo quando si dice che “occorre scardinare la rete di sicurezza”, che non si debba badare al “e se succede qualcosa?”.
“Gli insegnanti sono spaventati dalle presunte catastrofi che si potrebbero abbattere sulle loro teste e smettono di accompagnare gli studenti in gita… che fine ha fatto l’imprevisto?” – Da La scuola è un manicomio, Prof! di Marilena Rei
Non è la scuola a dover mettere i ragazzi in condizione di incontrare e affrontare l’imprevisto. Il senso di responsabilità individuale deve dapprima nascere in famiglia e poi deve essere messo in pratica ovunque, che sia a scuola, al campetto sotto casa, mentre si fanno attività ludico-ricreative, durante l’hobby più disparato, insomma nella quotidianità.
Se dentro quattro mura i ragazzi non si comportano bene, non “meritano” l’uscita didattica. Il docente non vedo perché debba sobbarcarsi la responsabilità di quel che potrebbero fare al di fuori dell’ambiente scolastico. Non concordo sul concetto che un ragazzo libero sa vivere a contatto con il proprio istinto e questo non gli fa correre pericoli.
Il gruppo spesso prevale, l’assecondare la massa, travalica l’autoregolarsi e poi succedono imprevisti e problemi che a differenza di quel che si pensa (Tanto sono ragazzi, che vuoi possan fare a questa età!”) poi posson anche esser seri.
Rapporto tra generazioni diverse e concetto di felicità
In un secondo e terzo capitolo, l’autrice si focalizza sul concetto e necessità di passaggio di sapere tra generazioni diverse e dei conflitti che nascono nei rapporti adolescenti-adulti.
Sarebbe ideale la scuola prospettata dove ognuno debba fare la sua parte per renderla migliore. Poi nella realtà però lo scontro generazionale tra docenti-alunni e genitori- figli c’è e va affrontato.
Interessante l’idea della necessità di dar maggior peso al concetto di solidarietà e senso di appartenenza a una comunità.
La scuola stessa è in fin dei conti una piccola grande famiglia dove tutti impariamo da tutti.
È vero che il passaggio di saperi non è per nulla scontato. Ma è anche vero che non si può sradicare tutto il sistema scuola attuale. È impensabile nell’immediato una rivoluzione del genere.
Se anche come dice l’autrice impartire un certo tipo di sapere a scuola nel migliore dei casi forma solo competenze e oltre questo non va, è anche vero che se non si impartiscono lezioni, moniti o consigli un ragazzo come può riflettere o maturare ed esprimere proprie considerazioni.
“I ragazzi sono assettati di vita, di esperienza, di modelli validi e carismatici da cui imparare” – Da La scuola è un manicomio, Prof! di Marilena Rei
Certo, condividere esperienze tra adulti e giovani è di vitale importanza ma alla base di tutto deve mantenersi sempre il rispetto reciproco e l’identificazione di una base omogenea di regole per il buon vivere… ci vuole educazione, la vecchia e cara “educazione” che non è vero che non conta più.
L’ultima parte del libro tratta il tema della felicità e della necessità di rivedere il concetto di disciplina per dare spazio ai ragazzi di esprimersi con maggior libertà.
Io sono del parere che alla base di qualsiasi relazione personale ci debba essere il rispetto. Quel che cerco di far capire ai miei ragazzi e che spesso ripeto è “non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te stesso“. I rapporti sono fatti di empatia. Se manca quella possiamo evitare di fantasticare su una scuola ideale o forse del tutto irrealizzabile.
AUTRICE
Marilena Rea (1977) è una saggista, editor e traduttrice pluripremiata di letteratura russa, oltre che docente e promotrice di laboratori esperienzali per adolescenti e genitori. Tra i libri di maggior successo, Intervista a Marco Solari (2023) e Intervista a Augusto Vismara (2022). Numerose le traduzioni di poesia, soprattutto di Cvetaeva (I volti dell’Amore, Zar-fanciulla, Fedra e altre), Pasternak, Majakovskij, Blok, Kušner, Amelin, Birjukov. Tra i grandi narratori tradotti: Višneveckaja (Ma c’è il caffè dopo la morte? e altre), Žerebcova, Alshitz, Dostoevskij, Tolstoj, Čechov. Nel 2023 ha ricevuto dall’Accademia dello Zaum’ il riconoscimento internazionale alla carriera di traduttrice.

Trentenne in cerca della sua strada nel mondo. Amo leggere e perdermi tra le pagine di un libro, viaggiare con la mente in posti che non conosco, vivendo un’infinità di vite e storie. Girovagando sul web, sono inciampata ne “La Bottega dei libri”, un piccolo grande ritrovo per gli amanti della lettura come me. Quindi eccomi qui a scrivere e condividere con voi questa passione…