La santa di casa
romanzo
Piemme editore
15 settembre 2026
ebook, cartaceo
272
Nel febbraio del 1956, mentre su Napoli cade la neve, Alena D'Angelo mette al mondo quattro figli tutti insieme. Tre arrivano piangendo con tutta la forza che hanno in corpo. La quarta, Mariastella, lascia il mondo poco dopo averlo salutato, con un sorriso. Da quel momento Alena abita due mondi. Da una parte c'è la vita quotidiana: i figli da crescere, i conti che non tornano, un marito incapace di amare. Altrove, negli anfratti della mente, sotto la pelle e nelle viscere, c'è Mariastella, la bambina senza tempo. Una religione privata, la presenza a cui rivolgersi per attraversare tutto ciò che la vita riserva. Nelle parole della figlia perduta, che ribattezza Santa di casa, Alena trova una guida, la confidente più intima e la giudice più severa. Intanto il Paese cambia. Quella di Alena diventa la storia di un popolo intero. L'Italia e Napoli conoscono il boom economico, l'epoca degli scioperi e della lotta politica, la liberazione sessuale, la scandalosa ferita dell'eroina. La famiglia D'Angelo - folta, bellissima e disperata - vive un'epoca di cambiamento tuffandosi nella vita a capofitto. Poi, all'improvviso, un evento straordinario cambia ogni cosa. Patrizia Rinaldi scrive un romanzo di grazia ed eleganza impareggiabili. La storia di Alena e della santa privata è una dedica alla vita e a chi, spesso, si è sentito un po' fuori posto. Ma è anche una dichiarazione d'amore a Napoli, patria di contraddizioni, superstizione e meraviglia, una città aperta e segreta, dove il sacro e il quotidiano si confondono fino a diventare la stessa cosa.
Ci sono autori che sembrano essere in grado di lasciare che un tappeto volante si sprigioni dalle loro storie, un mezzo magico che ti possa trasportare proprio lì, dove i suoi personaggi vivono. Patrizia Rinaldi è una di quegli autori, nel suo “La Santa di casa”, edito Piemme, mi è sembrato di essere nella Napoli del 1956, accarezzata da una nevicata così insolita da sembrare magica. Ho camminato tra vicoli, stradine, vissuto nelle case modeste e passeggiato sul lungomare, assaporando profumi di cucina, di luoghi familiari. Insolita la Napoli coperta di neve come insolita è la progenie di Alena: quattro gemelli, tre piccoli da stringere al seno e un’altra volata in cielo subito, forse trasportata da quei fiocchi di neve, Mariastella.
“Non foste i primi nati del 1956. La neve, tutta quella neve, vi salutò il diciassette febbraio, ma batteste cento a uno i neonati puntuali all’ appuntamento col Capodanno. Il palcoscenico delle notizie da ritaglio di giornale restò vostro a lungo, perché all’ epoca i parti quadrigemellari erano rari.”
E proprio quella piccolina, che l’ha lasciata col sorriso sulle labbra, diventa, per Alena, la confidente, lo sguardo da cercare nel momento del bisogno, colei a cui rivolgersi per un consiglio, la sua “Santa” di casa da pregare quando il suo piccolo mondo domestico va a rotoli. Perché mentre l’Italia prospera, il boom economico fa spuntare elettrodomestici e benessere nelle case, Alena vede la sua famiglia sgretolatasi, il benessere un miraggio e la sopravvivenza la realtà. Si rimbocca le maniche e va avanti, non è donna da piagnucolare o aspettare aiuti Alena. I figli li cresce a suon di sacrifici e bocconi che si toglie di bocca, niente smancerie, quelle non ne ha mai ricevute e non le ha imparate.
“Alena D’Angelo era nata a vent’anni, almeno così diceva a quell’età. Aggiungeva che aveva desiderato talmente tanto essere madre, che le era sembrato di nascere insieme ai quattro figli.”
Patrizia Rinaldi ci dona il ritratto di una donna normale, senza arte, se non quella di arrangiarsi, eppure è speciale per come affronta la vita, per come guarda alle avversità. È un romanzo storico, familiare ma soprattutto un romanzo che ci racconta l’emancipazione femminile, il coraggio di scrollarsi di dosso un destino già scritto, e parola dopo parola, farne una storia nuova.
“La libertà aveva bisogno di impalcature di ferro, ma lei non lo sapeva ancora.”
La prosa elegante e al contempo semplice, vivace e ironica, malinconica ed evocativa, rende la lettura un’esperienza da vivere appieno. I personaggi, disegnati con cura, che diventano voci dal timbro inconfondibile, volti vividi nell’immaginario di chi legge, e lo scenario, la Napoli che dagli anni cinquanta arriva agli anni duemila, che cambia e rimane la stessa, crocevia di vite e destini, rendono la storia quasi cinematografica.
Il ritratto di Alena D’Angelo è tra i più belli che ho incontrato in un romanzo, non solo per il modo in cui Patrizia Rinaldi ce lo fa conoscere. Il suo percorso di emancipazione e crescita, il sapersi decostruire per poter vivere in maniera diversa l’essere moglie, madre, amica, amante, ma soprattutto donna, ci fanno affacciare su una realtà comune nel secolo scorso. Una donna che passa dall’ essere figlia a moglie senza avere quasi voce, a volte nulla, che si sobbarca oneri e fatica familiare e che spesso non sa neppure cosa sia l’amore. Ma Alena spezza quelle catene, sboccia, vive anche se dovrà tribolare, perdere tanto, soffrire ancora di più, per scoprire chi e cosa vuole davvero.
Ho amato la cornice, e ancora di più il quadro dipinto dall’ autrice, colori mai sbiaditi, sempre accesi e brillanti, anche quando ritrae il lutto e la sofferenza.
“Alena non possedeva nemmeno gli occhi mansueti e sognanti richiesti dal cliché. Era cresciuta un una famiglia a conduzione matriarcale e gli scontri con la madre erano stati tutto tranne che un esercizio di arrendevolezza. Madre e figlia lottavano come due bestie per un territorio ristretto e si rispettavano per il coraggio di ogni attacco ben riuscito. L’amore non valeva chissà quanto tra loro, il rispetto sì.”
Alena, ma non solo: Mariastella, Sergio, Ferdinando, Salvato, Zenzette, un concerto di voci, mimica, maschere e sotterfugi, segreti ed emozioni, legami e strade che si incrociano, perdono e ritrovano. Tra i tanti personaggi secondari che punteggiano il percorso di Alena, mi soffermo su due in particolare, Zenzette e Salvato. Nella vita della protagonista sono importanti, li troviamo in snodi e crocevia narrativi che ne modificano molto il percorso, e sono praticamente agli antipodi, per come affrontare la vita, per come giocano le carte che la sorte ha messo loro in mano, per le maschere che decidono di indossare. Zenzette mi ha conquistato, ci appare come un personaggio d’altri tempi eppure immortale, e mi è sembrata di ascoltare la sua voce vividamente al pari di quella di Alena.
Se conoscevate Patrizia Rinaldi per la sua serie dedicata a “Blanca”, fatevi un regalo e riscopritela nelle vesti di tessitrice di storie e di emozioni che arrivano dritte al cuore con una potenza e un’eleganza incredibile.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.