La rosa d'inchiostro
fantasy storico
Ode Edizioni
12 giugno 2024
cartaceo, ebook
641
Il nostro amore è l’ossigeno che ci tiene in vita. Se questo tempo ci impedisce di respirare significa che è sbagliato amarci, qui, adesso. Ma le nostre anime continueranno a rincorrersi finché non si ritroveranno in quello giusto per viversi. E allora avremo il nostro per sempre.
Toscana, A.D. 1400
Lampi, onde. Un mare in burrasca.
La notte delle streghe porta a riva una giovane donna. Addosso, un abito sgualcito, un medaglione a forma di pentacolo e uno strano bracciale.
È bella, è straniera.
Non riconosce nulla, eppure sente di appartenere a quelle terre. Strani sogni lucidi la rimandano a un passato lontano.
Può un amore eterno cavalcare l’oceano del tempo?
Barbara Scotto è un’autrice che non conoscevo e mi sono imbattuta nel suo “La rosa d’inchiostro” per curiosità: un fantasy storico. Due generi che, secondo il mio parere, faticano a conciliarsi e proprio per questo mio pensiero ho intrapreso la lettura.
Siamo nel 1400 quando, in una notte di burrasca, il mare porta sulle rive dell’isola di Monte Argentarius, in Toscana, una giovane sconosciuta. La bella ragazza, al suo risveglio, non saprà dire né da dove viene e nemmeno chi sia: sbattendo su una roccia, ha perduto la memoria.
Così ha inizio il romanzo di Barbara Scotto. Un intreccio di eventi che minano la vita degli abitanti dell’isola, che vivono in due possedimenti con al centro un convento a delimitare le proprietà di signori una volta amici.
I personaggi di Barbara Scotto
Personaggio principale: la giovane ragazza arrivata dal futuro, che si scoprirà chiamarsi Rosy. Intorno a lei l’autrice scrive il romanzo, diviso in capitoli non molto lunghi, che danno un buon ritmo alla lettura.
Rosy, quando si risveglia dopo essere stata soccorsa vicino ad una
scogliera, scopre di non ricordare nulla. L’autrice ci descrive comunque una persona caparbia, che vuole scoprire, che non si lascia intimorire dalle malelingue che la credono una strega. La giovane deve fare i conti con una vita ai giorni nostri di cui ricorda pochissimo, e lo fa con l’aiuto di Giacinta e un presente che non le appartiene. Molto ben costruito il personaggio sia dal punto di vista caratteriale e psicologico che per quanto concerne l’aspetto; soffermarsi su alcuni particolari fa si che il lettore non dimentichi dei passaggi fondamentali. Divertente l’aver inserito dei termini (uno è fotografia) che non appartengono al 1400, proprio per far capire come Rosy si trovi a combattere con due se stessa, che spesso si sovrappongono creando confusione.
Al fianco di Rosy si palesa Damiano Del Forte, il signore di Val d’Ambra. Un giovane che presto ha dovuto prendere le redini del suo castello, con tutto quello che ne conseguiva poichè la madre era sparita in circostanze misteriose e il padre morto poco dopo. Damiano si trova solo con il fratello Pietro e la zia Maria, con cui non vi è un buon dialogo, a badare ai possedimenti.
Del Forte è amato dai contadini e dai pescatori che vivono nelle sue tenute e ancor più da chi dimora al castello. L’avvento di Rosy, che troverà subito un posto nel suo cuore, sarà lo spartiacque tra chi la crede una strega e chi una povera ragazza senza memoria. Damiano la proteggerà sempre, o quasi, e questo da molti non sarà ben visto.
“Diverse increspature si formarono sulla fronte di Damiano; si passò una mano sul volto in una chiara manifestazione di nervosismo poi, sospirando, si accomodò sulla sedia accanto allo scrittoio”
Bello, ricco e intelligente, il signore di Val d’Ambra è ben visto da Dana, una contadina che vorrebbe arrivare al suo padrone, e dalla giovane Celeste, sua promessa sposa, che si dimostrerà essere ben altro che una giovincella pura e innocente.
Trama, intreccio e scrittura
La trama risulta piuttosto complessa, in quanto rientrano molti elementi. I personaggi, anche quelli secondari, portano alla storia narrata elementi importanti e vanno collocati con attenzione per poter poi capire il motivo di determinati momenti descritti in precedenza.
L’intreccio temporale è semplice, nonostante ci troviamo in due epoche differenti. Rosy attraversa seicento e più anni, ma l’autrice non utilizza molti flashback durante la narrazione. È solo all’inizio del romanzo e alla conclusione che ci ritroviamo nei giorni nostri.
La scrittura è lineare, non vi è una ricerca lessicale particolare, nonostante ci troviamo immersi nel Quattrocento. Le descrizioni degli ambienti sono un po’ scarne. Qualche ripetizione poteva essere evitata. Ho trovato affrettato il finale, che mi ha portato a chiedermi perché tanti personaggi nel presente? Forse il legame creato nel passato non è sufficiente a portarli tutti al presente, sempre una mia opinione ovviamente.
3 stelle ⭐⭐⭐☆☆

Di una lettura mi colpisce sia una bella trama che una scrittura ricercata. Un romanzo rosa, un romanzo storico, della narrativa contemporanea non importa basta che non sia… fantasy!