La ragazzina
Singolo
Romanzo storico
Feltrinelli
28 aprile 2026
Cartaceo
128
Lei è Giovanna d’Arco. Vergine, puttana, santa, pazza: ne hanno dette tante su di lei, e ancora se ne dicono. “Ma il fatto è che a lei non interessava.” Perché ha una missione chiara davanti a sé, e quando gli uomini capiscono che fa sul serio, allora tentano di ridurla: in ceppi, a più miti consigli, farla piccola come loro. Invece il mondo è grandissimo, e lei lo sa. È indomita, è incontrollabile, è praticamente irriducibile.
Vestita in abiti maschili – crimine che nel 1400 vale la scomunica –, galoppa per riconquistare i territori che nel corso dell’estenuante guerra dei cent’anni gli inglesi hanno sottratto alla Francia, galoppa per rimettere il Delfino sul trono. Galoppa in testa a un esercito che crede in lei, perché lei va alla guerra in modo diverso, con clemenza verso i popoli, lasciando la battaglia ai soldati, pregando e cercando giustizia. Perché prima di reggere la spada e lo stendardo, lei giocava con i fratelli, ascoltava storie, faceva sogni bellissimi e parlava con sua mamma. Perché prima di tutto lei è una ragazzina.
“La ragazzina” è quasi la traduzione italiana di “la pucelle”, la pulzella d’Orléans. Come la guerra dei cent’anni è quasi come ogni guerra, come l’assedio d’Orléans è quasi come un assedio di oggi. Come il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelli di ogni ragazzina che si mette di traverso per cambiare l’ordine dei potenti e delle cose: e questo senza quasi.
Valeria Parrella prende una delle figure storiche più incredibili, fiabesche e allo stesso tempo più attuali di sempre e ne fa la protagonista di un grande romanzo civile.
In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso.
“Quando una persona è diversa dagli altri, gli altri non sanno dove sistemarla.
Quando una persona è diversa dagli altri sono gli altri a diventare diversi e non tutti sono pronti a essere diversi, perché essere uguali è molto più rassicurante.”
“Combusta est”. Ci sono personaggi storici che ti colpiscono in modo particolare, altri, forse per il modo in cui ti vengono presentati, non ti trasmettono nulla. Uno fra questi è quello di Giovanna d’Arco, figura, per me, fin troppo osannata e posta su un piedistallo. Forse proprio per questo motivo non mi è mai interessato approfondirla.
Poi mi è stata proposta la lettura de “La ragazzina” di Valeria Parrella edito da Feltrinelli. L’autrice nel suo romanzo toglie Giovanna d’Arco dal piedistallo e la restituisce alla sua età, alla sua umanità e alla sua ostinata vitalità. 
Il romanzo è diviso in tre parti. La prima (quella che mi è piaciuta di più), racconta la sua crescita, la sua irrefrenabile energia, le voci, la visione della missione e il rapporto con la madre. Ma soprattutto la caratteristica d’assenza della paura.
“Tutti hanno una paura, tranne Giovanna. La ragazzina non aveva mai paura. Proprio mai.
E questo non era un bene, perché le persone che hanno Paura si possono controllare e quelle che non ce l’hanno non si controllano affatto.”
Giovanna non ha paura
O forse, più precisamente, non lascia che la paura decida per lei. Ho apprezzato come Valeria Parrella racconta il carattere della protagonista. È una ragazza che sa dove vuole andare quando tutti le spiegano perché non dovrebbe andarci. In un’epoca in cui le donne dovevano stare sempre un passo indietro rispetto agli uomini, lei sceglie di guidare.
“Lei in realtà non aveva il comando, ma comandava.”
In un mondo che pretende conformità, lei accetta di essere diversa. E proprio questa sua irriducibilità diventa insopportabile per chi detiene il potere. Lei dava fastidio. Non a caso, nel corso della sua breve vita, (muore all’età di diciannove anni) le vengono attribuiti nomi opposti: per alcuni è la Pulzella d’Orléans, per altri la puttana degli Armagnacchi. Eppure, nulla sembra scalfirla davvero, perché il giudizio degli altri non determina le sue scelte.
La seconda e la terza parte, dedicate alla missione militare, al tradimento e alla condanna, mi hanno coinvolto meno. Ciò che mi resta di più di questo romanzo è la dimensione umana e simbolica di Giovanna, che Valeria Parrella riesce a descrivere con maestria.
L’autrice usa una scrittura intensa e poetica, che mescola storia, spiritualità e a tratti anche fiaba. Questo suo modo raffinato di scrivere mi è piaciuto davvero tanto.
Le voci
Fin da bambina, Giovanna è accompagnata dalle voci di San Michele, Santa Margherita e Santa Caterina, che la guidano nel suo cammino e nella missione che le è stata affidata. È significativo, e mi è piaciuto molto, che siano proprio loro a chiamarla “la ragazzina”: un appellativo affettuoso, che è il nodo centrale del romanzo. Infatti, rappresenta il titolo. Prima di essere un’eroina, una santa o una martire, Giovanna è una ragazzina.
La mamma è sempre la mamma
Accanto a Giovanna emerge una figura che ho amato particolarmente: la madre Isabelle. Se la figlia sembra incapace di avere paura, la madre ne porta il peso per entrambe. Vive nell’ansia di perderla, cerca di proteggerla, di trattenerla, pur comprendendo che una figlia come Giovanna non può essere fermata. Il loro rapporto è uno degli aspetti più belli del romanzo: tenero, doloroso. Attraverso Isabelle, Valeria Parrella racconta anche l’amore inquieto di ogni madre che vede il proprio figlio incamminarsi verso un destino che non può controllare. Mi sono ritrovata in quell’inquietudine.
La parte finale mi ha toccato il cuore. L’imbonitore aveva ragione: la fenice che si addormenta nel fuoco, diventa cenere e poi rinasce. È un’immagine potente, che racchiude un po’ il senso del romanzo:
Giovanna viene messa al rogo, ma la sua voce continua a vivere
Rinasce in chi trova il coraggio di opporsi, di scegliere, di non piegarsi. Ed è proprio questo il messaggio più bello del libro e quello che mi tengo stretto. Giovanna esiste ancora oggi. Lo suggerisce anche il finale dell’autrice, quando la “ragazzina” diventa tutte le ragazzine del mondo che si mettono di traverso davanti all’ingiustizia, alla violenza, al sopruso. Ragazze che dicono no quando sarebbe più facile tacere e che decidono di andare nella direzione che sentono giusta, anche quando nessuno le comprende.
Un romanzo breve ma intenso, che racconta una figura storica restituendole tutta la forza, la fragilità e la modernità di una ragazza che ha avuto il coraggio di non assomigliare a nessuno. E che mi ha fatto uscire da quell’idea un po’ stereotipata di Giovanna d’Arco come santarella e guerriera, trasmessa dagli studi.

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide ragazze. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.