La ragazza che scriveva romanzi d'amore ad Auschwitz
Romanzo storico
Newton Compton Editori
31 ottobre 2023
cartaceo, ebook
352
Mentre oltrepassa i terrificanti cancelli di ferro di Aushwitz, la scrittrice ebrea Claudette "Etty" Weil pensa alla sua vita prima di quella guerra insensata: l'appartamento affacciato sulla Senna, le risate degli amici, gli scaffali pieni di dischi e, soprattutto, la sua amata macchina da scrivere accanto alla finestra.
Viene bruscamente riportata alla realtà dalle urla di una ragazzina, Danielle, strappata via dalle braccia della madre. Di fronte a quella scena straziante, Etty prende una decisione: si occuperà di Danielle e, per quanto possibile, la proteggerà come una sorella.
Così, ogni sera, alla fine di una lunga e difficile giornata nel campo, Etty racconta a Danielle delle storie, costruendo per lei un bellissimo mondo di immaginazione e speranza in cui rifugiarsi. Ben presto anche le donne si avvicinano per ascoltare, ed Etty le incoraggia a condividere le loro vite, i loro ricordi, i loro amori. Se riuscirà a sopravvivere, promette, quelle storie non saranno dimenticate.
Notte dopo notte, racconto dopo racconto, Etty e le altre riescono a tener viva la speranza. In un luogo come Auschwitz, però, anche la speranza può essere pericolosa...
“Ogni storia dovrebbe avere il potere di trasformare sia chi la riceve, sia chi la racconta” – da “La ragazza che scriveva romanzi d’amore ad Aushwitz” di Siobhan Curham, edito Newton Compton.
Etty vive a Parigi, dove ha realizzato il suo sogno di diventare una romanziera di discreta notorietà. Sfortunatamente, le leggi razziali di quegli anni proibiscono agli ebrei di pubblicare qualsiasi scritto, così la giovane si ritrova disoccupata e in preda allo sconforto. Paradossalmente, il suo spirito narrativo, si risveglierà nel luogo peggiore, ad Auschwitz. Il suo talento le permetterà di aiutare se stessa e altre donne a non piegarsi, mantenendo viva la speranza.
“Il mio spirito di narratrice era tornato in vita. Mi sembrava di aver ritrovato un carissimo amico perduto da tempo”
Claudette, soprannominata Etty, è una giovane autrice di romanzi rosa. Ha dato vita al personaggio di Aurelie, un’indomita e affascinante signorina che affronta le avversità del mondo con spavalderia e coraggio. La sua saga ha ottenuto un certo consenso tra il pubblico femminile e Etty ha potuto, così, permettersi un bell’appartamento sulla Rive Gauche a Parigi.
Etty non ha conosciuto il calore di una famiglia perché il padre la maltrattava, accusandola della morte della propria adorata moglie. La madre della ragazza, infatti, è deceduta poco dopo averla data alla luce. Erano gente modesta e priva di qualsiasi agio, residenti in un quartiere povero. A Etty non sembra vero di essersi lasciata tutto alle spalle e di poter vivere grazie al suo talento narrativo. Le piace frequentare il cafè dove si radunano editori e intellettuali, vestire con eleganza, godere della propria libertà e indipendenza.
“Avevo imparato da tempo che è assolutamente possibile sentire la mancanza di qualcosa che non si ha mai avuto”
Tutto questo è destinato a finire bruscamente. Siamo nel 1940 e le leggi razziali impediscono a editori e testate giornalistiche di pubblicare qualsiasi scritto proveniente da un ebreo. Etty, pur essendosi allontanata dalla propria religione, rimane pur sempre un’ebrea. In lei si mescolano rabbia e grande scoramento. Ben presto, viene arrestata e deportata ad Auschwitz insieme a coloro che ha amato e conosciuto in quel periodo così difficile.
Salomon è un anziano e saggio libraio, che la ama come una figlia e che per lei è come il padre che avrebbe tanto desiderato avere. Un uomo che le insegna il potere dell’amore attraverso i propri racconti, un sentimento destinato a prevalere sull’odio.
Tomasz è un giovane pugile, che aveva conquistato il suo cuore prima della loro prigionia. Un personaggio misterioso che compariva e spariva dalla sua vita come un fantasma. Tomasz è forte e generoso, ma questo Etty l’ha capito tardi. È sempre stata divisa tra l’attrazione per lui e la rabbia provocata da una serie di equivoci.
“Tutti gli uomini dovrebbero osservare attentamente quale strada attira il loro cuore, e poi scegliere quella strada con tutte le loro forze” – La ragazza che scriveva romanzi d’amore ad Auschwitz
Poi ci sono Danielle e Madeleine. Danielle è una ragazzina a cui hanno assassinato la madre e della quale Etty si prende cura come fosse una sorella maggiore. È stata una bellissima adolescente dai capelli ramati e gli occhi verdi, dei quali andava molto fiera. I nazisti l’hanno privata della bellezza esteriore, oltre che della dignità. Grazie a Etty, alla sua protezione e ai suoi racconti, la ragazza trasforma la propria paura in forza e resilienza.
Madeleine è una prigioniera che si unisce alle due, formando un trio molto affiatato. Mette a loro disposizione le proprie conoscenze linguistiche, aiutandole a interpretare il linguaggio delle guardie. Detesta il proprio nome perché è anche quello di un dolce che non le piace. Etty le propone così di cambiarlo in qualcosa che ama, diventando quindi “Macaroon”.
Attraverso i racconti di Etty, piano piano le prigioniere si avvicinano a lei, desiderose di condividere le proprie vite e vedersi regalare quel lieto fine che non hanno potuto avere.
“Diventare autrice era stato come ricevere le chiavi di un regno magico, lontano anni luce dal mondo in cui ero cresciuta”
Il linguaggio narrativo di “La ragazza che scriveva romanzi d’amore ad Auschwitz” è semplice e la narrazione è scorrevole proprio grazie alla sua essenzialità, del tutto priva di digressioni. A differenza di molti romanzi storici, non vi sono salti temporali. La storia inizia nel 1940 in Francia, per poi proseguire ad Auschwitz e finire di nuovo a Parigi nel 1946. Il ritmo, quindi, è rapido, anche se l’ambientazione è cupa e piena di eventi drammatici.
La narrazione si sviluppa in prima persona attraverso la voce di Etty, la protagonista. I capitoli portano una data e il luogo in cui lei si trova, come una sorta di diario.
Etty è un personaggio realistico per le sue umane imperfezioni. Pur cercando di migliorarsi, nel suo cuore affiorano stati d’animo più che condivisibili, date le circostanze. La figura più apprezzabile, invece, è Solomon, una sorta di guida spirituale della giovane e impulsiva protagonista. Rappresenta l’elemento di equilibrio in una storia dove l’ago della bilancia dei sentimenti, pare protendere verso la parte peggiore.
“Io sono il Guardiano dei libri, il Custode delle Storie, l’Ospite delle Poesie”
Ci terrei a precisare che “La ragazza che scriveva romanzi d’amore ad Auschwitz” non è un romanzo sull’Olocausto, pur essendo ambientato ad Auschwitz nei primi anni Quaranta. È una storia sul potere della narrazione e sulla sua importanza. Il racconto diventa un mezzo di sopravvivenza, oltre che di testimonianza storica. L’autrice ha tratto ispirazione dall’esperienza della scrittrice Irène Némirovsky. Ella fu una delle tante ebree alle quali impedirono di pubblicare e che poi internarono ad Auschwitz, dove morì.
Le figlie trovarono alcuni suoi vecchi manoscritti dopo la sua morte, che rappresentarono quello che divenne il suo capolavoro, “Suite francese”. Un romanzo sulla situazione della Francia occupata in quel periodo, sugli abusi subiti dalla gente e sulle discriminazioni. Divenne una vera e propria testimonianza d’importanza storica. La narrazione ha, infatti, il potere di trasmettere ai posteri conoscenza e insegnamento.
“Da bambina rimanevo stupefatta dal modo in cui le lettere giuste, disposte nelle parole giuste, avessero il potere di creare mondi completamente nuovi”
Il suo ruolo non è solo questo. Ha la capacità di far rivivere, per un momento, chi non c’è più attraverso il perpetuarsi del ricordo che prende forma nel racconto. Viene poi condiviso e tramandato. La narrazione riesce a trasportarci lontano e concederci una tregua. Può dar vita all’impossibile perché la creatività non conosce confini, nemmeno quelli delineati da un filo spinato. Questo è ciò che è stato per me leggere “La ragazza che scriveva romanzi d’amore ad Auschwitz”.
Ritengo sia una lettura sicuramente drammatica, ma con una finalità diversa rispetto a quelle sul genere.
Credete nel potere della narrazione?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐
