La piccola bottega di Kobe
Romanzo
Piemme editore
28 aprile 2026
cartaceo e-book
256
«Le penne stilografiche hanno il potere di cambiare la vita: perché non la tua?» È questa la promessa di un piccolo negozio di penne dal fascino d'altri tempi, nascosto in un quartiere tranquillo di Kobe. Il proprietario, Toma Fuyuki, un uomo enigmatico dalla folta chioma bianca, ripara stilografiche con una precisione rara... e un'intuizione sorprendente. Gli basta un solo sguardo a una penna per indovinare i tormenti del suo proprietario e guidarlo verso la serenità. Sawa, una studentessa in cerca di punti di riferimento, viene assunta come commessa. Attraverso gli incontri con i clienti, trova a poco a poco il coraggio di affrontare le proprie paure e di restituire un senso alla sua vita.
“Esperto di penne stilografiche. Grazie ai miei consigli la vostra vita cambierà” da “La piccola bottega di kobe” di Kyoko Hasumi
“La piccola bottega di Kobe” di Kyoko Hasumi (Piemme editore) è una storia delicata, gentile e un po’ d’altri tempi come il tratto di una penna stilografica. A Kobe esiste un piccolo negozio che pare una fortezza in miniatura adatta ad un elfo. Si riparano penne stilografiche e si dice che vi porta una penna da aggiustare, ne uscirà con la vita cambiata. Due sfortunate studentesse universitarie in preda allo sconforto per non aver ancora trovato un impiego, decidono di tentare la sorte. Preparano un paio di penne stilografiche da portare al negozio e vi si avviano speranzose. Ad altri giovani studenti come loro è andata decisamente bene dopo esser entrati lì dentro, li hanno visti esultare per i successi ottenuti. Perché per loro due dovrebbe esser diverso? È possibile che portare una penna a riparare possa cambiare una vita? Tentar non nuoce.
“Per come la vedo io, credo che lei preferirebbe rimanere ancora una bambina”
I personaggi di questo romanzo, pur appartenendo ad una cultura totalmente diversa dalla nostra, posseggono caratteri decisamente realistici. Mi riferisco soprattutto alle giovani protagoniste Minami e Sawa. Hanno quel genere di smarrimento che si nota in tanti giovani che non sanno che strada imboccare e hanno l’indecisione di coloro che non sono affatto sicuri di aver imboccato quella giusta. Ci invita a riflettere sulla nostra personale convinzione. Se non siamo convinti noi per primi come possiamo pensare che lo siano gli altri al nostro cospetto? Questa è la ragione per la quale Minami e Sawa non riescono a trovare un lavoro. La vana ricerca di un impiego e l’incontro con compagni di corso che hanno trovato ottime occupazioni, genera in loro grande frustrazione.
Minami è ciarliera e più temeraria rispetto a Sawa che appare invece riservata e restia a fare nuove esperienze. Si sono conosciute poiché nuove nell’ambiente universitario dove tutti sembravano già far parte di un gruppo. Entrambe appassionate di manga, escluse dalla vivace vita sociale dei compagni di ateneo, hanno tratto piacere dalla reciproca compagnia.
Sawa è figlia di un avvocato professionalmente affermato e molto impegnato. Si aspetta che, una volta laureata, la figlia lavori nel suo studio. La madre di Sawa prova rammarico per le continue assenze del marito perciò riversa ogni sua frustrazione su Sawa. È iperprotettiva e invadente, ha mal digerito la scelta della figlia di frequentare un’università lontana da casa. Le pressioni della famiglia sono tante, la giovane non ha avuto un’infanzia terribile poiché non le è mancato nulla e i genitori le hanno garantito le migliori opportunità, eppure li sente
distanti. Non ha mai instaurato un vero dialogo con loro. Prova ansia quando pensa al futuro. Teme di deluderli ma nello stesso tempo non è affatto sicura di aver scelto la strada giusta. Non ha idea di quale essa sia ma è certa di non voler entrare a far parte dello staff dello studio legale del padre.
“- secondo me non c’è niente di più triste di uno strumento inutile – Un dolore acuto si fece sentire nel cuore di Sawa. -È proprio quello che sono io. Una donna di cui nessuno riconosce il valore. Di cui nessuno ha bisogno.“
In Giappone, i giovani universitari spesso trovano un lavoro attinente il loro corso di studi in aziende che potrebbero magari assumerli una volta laureati. Questo li aiuta, non solo dal punto di vista didattico, ma anche personale. È un modo per esser indipendenti ed avere un assaggio del mondo del lavoro. Le due giovani sembrano essere in alto mare con la ricerca di un impiego. I loro colloqui non hanno avuto buon esito e si sentono piuttosto infelici. Sawa lo vive come un fallimento e le pesa dover contare unicamente sull’aiuto economico dei genitori. Minami è incredula di fronte a tanta sfortuna, attribuisce la colpa alla malasorte così come l’altrettanto infruttuosa ricerca dell’amore. Vede nella scritta sull’insegna del negozio di stilografiche, la soluzione.
“Le penne stilografiche hanno il potere di cambiare la vita: perché non la tua?”
Il signor Toma Fuyuki è il titolare del negozio. Ad un primo sguardo può apparire come un anziano piuttosto in gamba ma di anziano non ha che la folta chioma bianca. È certamente più avanti con l’età delle due giovani ma non certamente vecchio. Ha un talento speciale nel riparare penne stilografiche, non c’è nulla che non sappia su esse e quando le descrive incanta chiunque lo ascolti. Lo fa con passione, competenza e sicurezza. Sembra inoltre conoscere anche l’animo umano. Non è un elfo o uno stregone, ma semplicemente un ottimo osservatore. Una figura misteriosa che nasconde un segreto.
Ho trovato questo romanzo molto carino. Una storia originale e gentile, nonostante le premesse create dalla sinossi, anche realistica. Il linguaggio è semplice, lo stile molto fluido che rende il ritmo rapido e la lettura scorrevole. Il soggetto del romanzo è molto affascinante e ha l’eleganza delle cose d’altri tempi: le penne stilografiche. Il signor Toma è in grado di capire molto dei suoi clienti da come usano la loro penna.
“Era come se quella penna le intimasse di diventare quello che i genitori volevano da lei, per questo non era mai neanche riuscita a tenerla in mano”
È una storia per chi ha scelto “il piano b” senza aver mai avuto il coraggio di tentare quello “a”. Per chi non ha abbastanza autostima per credere nel proprio futuro, per chi ha tanta confusione in testa e non sa ancora cosa fare della propria vita e per chi non sa di valere. È una bella storia anche se a tratti forse un po’ ingenua, ma ben contestualizzata. Graziosa l’atmosfera di quella parte di Giappone fatta di pittoreschi quartieri dalle tortuose e strette vie.
Se siete “ragazze” della mia età, Kyoko Hasumi vi sbloccherà un ricordo. Usavate anche voi, alle scuole medie, una simpatica penna stilografica di gran moda?