"La paziente senza passato"
Thriller
Newton Compton Editori
6 maggio 2025
Cartaceo, ebook
355
Quando sbatto le palpebre, le ciglia sfiorano un tessuto ruvido. Le mie dita si contraggono, intorpidite e distanti. In lontananza, si sentono le sirene a ripetizione. Sono in ospedale. Dovrei essere al sicuro qui, ma so che non lo sono. L’ultima cosa che ricordo è che stavo correndo, e poi un braccio alzato per colpire... Perché qualcuno vorrebbe uccidermi? Disperatamente, rimetto insieme i miei ricordi frammentati. Sono in piedi con mio marito sulla sabbia bianca come lo zucchero, i nostri anelli luccicano alla luce del sole. Guarirò e tornerò a casa da lui, e lui mi proteggerà. Ma quando viene a trovarmi, c’è la sua nuova ragazza al suo fianco. Mi racconta che abbiamo divorziato tre anni fa, e il mio mondo crolla. Cos’altro ho dimenticato? L’unico modo in cui posso proteggermi è scoprire le risposte sepolte in profondità nella mia mente. Ma mentre parlo con le persone che vengono a farmi visita e ascolto le parole gentili dei dottori e degli infermieri, grata per le attenzioni di famigliari e amici, inizio a vedere le bugie che contraddicono ciò che ricordo della mia vita. Dicono che è solo la mia memoria spezzata. Ma io so qual è la sconvolgente verità: non posso fidarmi di nessuno...
“La paziente senza passato” è uno splendido thriller di Leslie Wolfe, edito da Newton Compton Editori.
“Dove sono?”, “Che cosa mi sta succedendo?”, sono le prime domande coscienti di Emma, la protagonista.
Il suo corpo è rigido, non sembra voler assecondare la volontà di muoversi. Le pare di riemergere dall’oscurità.
“Mentre rivivo la scena. Avverto la stessa paura che mi serra la gola. (…) Da quel tormento emerge una sola, chiara certezza: da qualunque cosa stessi scappando, sono stata raggiunta. E ora giaccio qui, vulnerabile e indifesa, incapace di muovermi e di vedere dove mi trovo.”
Chiusa nel suo mutismo, Emma non riesce ad esprimersi; ha solo la consapevolezza di trovarsi in ospedale.
Tenta di formulare un pensiero, che è l’unica certezza a cui si aggrappa:
“Sono Emma Duncan e sono sopravvissuta. Sono ancora viva.”
Ricordi, Emma, di aver parlato col dottore?
“Non credo che ci siamo mai parlati.”
Sei stata aggredita, non è stato un incidente. Stavi correndo per salvarti la vita.
Ad impensierire il suo medico non è la lesione cerebrale; piuttosto l’amnesia retrograda.
Il lettore vive, insieme a Emma, in quella sorta di cecità, nella quale tutto è filtrato da rumori, suoni e brusii. La protagonista non ha ricordi, solo sensazioni. E tutto questo, per lei, è frustrante.
Osserviamo le scene attraverso quei flash che arrivano alla paziente. Siamo spettatori. Lei stessa è spettatrice esterna di ciò che le è accaduto.
“Mi vedo guardare fuori da quella stessa finestra, ma in un momento precedente. Il sole sta per sfiorare le vette candide dei monti, e le ombre dei pioppi sono lunghe e minacciose. Era qualche ora prima, lo stesso giorno? Non riesco a capirlo. Invece, ricordo che il cuore mi batteva forte nel petto quando ho visto quello sconosciuto in agguato nel mio giardino tranquillo.” – “La paziente senza passato”
Parlando al telefono con sua madre Loreen, Emma apprende di essere sposata con Steve, un uomo più grande di lei, del quale non ricorda nulla.
“Che cosa è successo a Steve? Perché non è qui, al mio fianco, se è mio marito?”
Mentre parla con la madre, frammenti di immagini si insinuano nella sua mente. Viene anche a conoscenza di essere un’attrice e che Steve è un regista.
La narrazione è onirica. Emma non riesce a svegliarsi dagli incubi che la visitano; vede delle persone, ma sono senza volto. E quando si ridesta, è di nuovo al buio, isolata da tutto a causa di quella benda sugli occhi. È perennemente in un limbo; immersa tra sonno e veglia.
Tuttavia, in quella oscurità forzata, iniziano a prendere forma i ricordi, che si sovrappongono: dal momento in cui vide Steve per la prima volta a quello in cui le infilò l’anello al dito.
“Ma questo accadde più avanti. Molto più avanti.”
I rumori dell’ospedale la riportano alla realtà, al presente.
“Ho dimenticato tantissime cose. In pratica metà della mia vita. Ho dimenticato chi ero. Solo un’ora fa mi è tornato alla mente che sono sposata. È stata come un’ondata di emozioni, dettagli, immagini, suoni.” – “La paziente senza passato”
Stai tranquilla, Emma, sei al sicuro all’interno dell’ospedale. O forse no?
L’ambientazione del libro è quella “paralizzante dell’assenza di luce”. In quel mondo in cui dominano le tenebre, l’udito viene amplificato.
Mentre si trova distesa in quel letto d’ospedale – non a caso, il titolo originale del libro è “The Hospital” – le si affacciano alla mente situazioni equivoche che aveva vissuto e che ora analizza con occhio diverso, più distaccato.
Cos’è successo esattamente quella notte?
Non riuscendo a muovere gli arti, l’unica cosa che può concedersi di fare è pensare.
“La mia mente famelica smania per recuperare i pezzi mancanti della nostra storia insieme. Inciampo nella nebbia dei ricordi e trovo un filo che mi guidi.”
Leslie Wolfe tocca il tema del disagio che provano le attrici quando divorziano da un produttore o da un regista famoso. Il divorzio è un marchio infamante. Spesso smettono di essere considerate brave attrici; cessano di arrivare proposte per i casting perché, il mondo del cinema, fa fronte comune con il marito divorziato.
Chi può aver ridotto Emma in quello stato?
Ma la nebbia, causata dai farmaci e dall’amnesia, le offusca la mente e le sbiadisce i ricordi.
Ha solo una certezza: “Qualcuno sta mentendo.”
C’è un ricordo che cerca di affacciarsi alla sua memoria, ma non riesce ad emergere.
Come quei ritornelli, avete presente, che vi girano in testa ma di cui non riuscite ad associare una canzone?
“È facile sospettare delle persone quando sei immersa nell’oscurità o sei paranoica.”
Noi lettori, insieme ad Emma, scopriamo e ricomponiamo, pezzo a pezzo, i frammenti di quello che le è accaduto.
Preparatevi ad essere pervasi da una sensazione di inquietudine pagina dopo pagina, ricordo dopo ricordo.
“La paziente senza passato” è un thriller ben riuscito con un finale travolgente.
“È come se la nebbia avesse ingoiato tutto, lasciando solo tracce contorte di un gioco a cui non voglio più stare.”
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.