La paziente del reparto 9
Thriller
Newton Compton Editori
14 aprile 2026
ebook
288
Laura Winters non sa come abbia perso la memoria, né perché sia stata trovata sola e coperta di sangue. Un sangue che non è il suo. Ora è rinchiusa in un centro psichiatrico di massima sicurezza. Non c’è un corpo, non ci sono testimoni: tutto dipende da me, l’unica psicologa con cui accetta di parlare. Ho sei giorni di tempo per guadagnarmi la sua fiducia, capire cosa si nasconde dietro i suoi ricordi frammentati e, soprattutto, rimettere insieme i pezzi di ciò che è accaduto. Tra le pieghe dei racconti di una vita perfetta e di un fidanzato senza difetti, comincio a intravedere una verità più oscura. E, mentre ascolto la sua storia, emergono inquietanti somiglianze con la mia. L’uomo che Laura descrive assomiglia in modo sorprendente a mio marito. Sto entrando nella mente di una vittima, di una testimone... o di un’assassina?
“La paziente del reparto 9” è un thriller psicologico dell’autrice Naomi Williams, edito da Newton Compton Editori.
Prologo
Inizierò a parlare di questo romanzo utilizzando le parole del suo stesso incipit, in modo che ci si possa rendere conto, sin da subito, di quello che si troverà all’interno del libro: il tipo di scrittura utilizzato, gli stati d’animo che vivono i personaggi, le sensazioni che ne scaturiscono, l’atmosfera che si respira e tutto il resto che andrò ad analizzare in seguito, ma soprattutto qual è il mistero da risolvere.
“Mi svegliarono le sirene della polizia, o forse fu il rumore del legno che si rompeva quando sfondarono la porta di casa. Dire che mi svegliai non è corretto. Ripresi conoscenza.”
Dopo solo qualche riga si legge:
“Quando vidi il davanti della maglietta bianca inzuppato di rosso, un terrore agghiacciante mi percorse le vene. Mi si rivoltò lo stomaco. Vomitai, ma non sentivo dolore. Mi toccai dappertutto sotto la maglietta. Niente. Quello non era il mio sangue.”
E ancora:
“Frugai nella memoria per capire che cosa diavolo fosse successo. Ma non trovai nulla, a parte un vuoto agghiacciante.”
Trama
Dopo il prologo comincia la storia vera e propria, che si svolge, a livello temporale, principalmente nell’arco di sei giorni, mentre dal punto di vista dello spazio, ha come ambientazione, quasi unicamente, se non per qualche breve episodio in esterna, un centro di massima sicurezza psichiatrica.
Dal primo dei cinquantuno capitoli, che, insieme al prologo e all’epilogo, compongono il libro, estrapolo, riportandolo di seguito, l’estratto che meglio rappresenta l’essenza del romanzo:
“Lei diceva di non sapere come mai avesse perso la memoria, o perché fosse stata trovata da sola, ricoperta del sangue di qualcun altro. L’unica cosa di cui sembrava assolutamente certa era che io fossi l’unica psicologa con cui poteva – o voleva – parlare.”
Emma, una psicologa che si occupa di assistere le vittime di violenza di genere, viene chiamata per svolgere un lavoro importante nel centro psichiatrico Heaton Place. Dovrà aiutare Laura, psicologa a sua volta, a recuperare la memoria, dopo essere stata trovata in stato confusionario e imbrattata di sangue non suo.
I ricordi che man mano affiorano finiscono per turbare profondamente Emma. In essi trova dettagli che all’inizio sembrano essere solo delle coincidenze, ma poi emergono talmente tanti aspetti in comune con lei da farle avere sempre più dubbi su chi sia veramente Laura.
“Sto entrando nella mente di una vittima, di una testimone… o di un’assassina?”
Questa è la domanda che Emma ripeterà nella sua mente per l’intero romanzo.
Ogni cosa raccontata sembra, infatti, combaciare perfettamente con la sua vita, con episodi che ha vissuto in prima persona o che si riferiscono a suo marito, fino a sembrarle sempre più plausibile che la paziente stia parlando proprio di lui.
È intorno a questo dubbio che ruota la storia fino a quando non arriva un colpo di scena che destabilizza e ribalta completamente ogni certezza. Tutto quello che sembra essere vero e anche a quello che si rivela essere solo un depistaggio si ribalta di nuovo nell’epilogo.
Analisi
Si tratta di un romanzo che tiene incollati alle pagine, infatti, nonostante siano 288, si leggono tutte d’un fiato nel giro di qualche ora. La lettura è molto scorrevole e il desiderio di volerci vedere chiaro e scoprire che cosa sia realmente accaduto permette di andare avanti, senza sosta, fino a quando non compare l’ultima parola.
È una lettura molto coinvolgente, nonostante il ritmo non sia particolarmente veloce. Di azione vera e propria ce n’è poca e prevale molto di più il ragionamento, la riflessione, la parte introspettiva. Anche nei dialoghi c’è sempre tutto l’aspetto psicologico da analizzare per ogni singola parola. D’altronde non potrebbe essere diversamente visto che i tre personaggi principali sono delle psicologhe. Proprio per questo sono tanti gli elementi di psicologia tirati in ballo, ma il lessico resta comunque molto semplice e accessibile a tutti. Ogni battuta è sempre seguita dai pensieri dell’interlocutrice. Tra sé e sé pensa a quali parole poter utilizzare, quale comportamento poter assumere per mettere a proprio agio la sua paziente e così via. E poi c’è anche tutto quello che le parole le hanno rievocato. I ricordi che le sono venuti in mente, i flashback su quanto accaduto, i suoi stati d’animo quando quelle che sembrano coincidenze infittiscono il mistero e soprattutto anche quello che vorrebbe fare proprio a causa dei suoi dubbi e delle sue paure.
Oltre a essere un thriller, parla di amore tossico e manipolazione, affrontando una tematica molto importante, come la violenza di genere.
Commento personale
È una storia che ho adorato, anche perché lascia molto spazio al lettore, che è sempre quello che apprezzo di più in un libro.
Sono tantissimi i punti di forza. come la trama, l’ambientazione, i personaggi e il finale a sorpresa.
L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca è che avrei preferito che giustizia fosse stata fatta, ma è meglio che mi fermi qua per non spoilerare troppo.
“La paziente del reparto 9” è una lettura che sento vivamente di consigliare a tutti gli amanti di thriller psicologici che prediligono il raziocinio più che l’azione.