La parola ai morti
Saggio scientifico
Ponte alle Grazie
11 marzo 2025
cartaceo e-book
240
Quella del medico legale è una professione affascinante, che richiede rigore ma anche una sensibilità fuori dal comune, perché spesso un corpo senza vita è l'unico testimone di una verità che non può essere conosciuta altrimenti. Con il bisturi in mano, chi effettua un'autopsia esegue un'indagine vera e propria, portando alla luce misteri che i morti nascondono. Ogni livido, ogni frattura, ogni segno sulla pelle racconta una storia: un omicidio, un suicidio, una morte naturale. E ogni caso è diverso, ogni corpo è un puzzle da ricomporre, una narrazione da riscrivere. In questo libro, Philippe Boxho, medico legale da oltre trent'anni, ci racconta di un mestiere che richiede pazienza, precisione e determinazione, perché ogni piccolo dettaglio può fare la differenza. Attraverso esempi concreti, tratti dalla sua esperienza tra la scena del crimine e la sala autoptica, l'autore riesce a trasformare ogni storia professionale in un racconto avvincente.
“La parola ai morti” consiste nella presentazione, da parte di Philippe Boxho, della propria professione. Essa è stata portata più volte in televisione e al cinema, grazie a serie televisive come CSI che hanno affascinato il pubblico di tutto il mondo. Ma il lavoro di un medico forense, è proprio come appare in questi sceneggiati? L’autore ci fa un quadro realistico del proprio ruolo effettivo e di quello dei suoi collaboratori. Lo fa attraverso aneddoti relativi la professione, portando alla nostra conoscenza i casi più significativi.
“A mio avviso, il rispetto dovuto ai defunti implica fare tutto il possibile per rendere loro giustizia, e l’autopsia è una parte cruciale di questo processo”
Philppe Boxho è un patologo forense belga, precisamente di Liegi, La sua è una professione importante, quanto quella di qualsiasi altro medico specialista che salva vite. Egli invece ascolta i morti poiché parlano quanto i vivi, ma in modo diverso. Il corpo di un defunto racconta la sua storia, attraverso gli indizi che si trovano dentro, fuori e su di esso. Il patologo non deve trascurare nulla, avvalendosi di numerosi professionisti poiché si tratta di un lavoro di squadra. E’ fondamentale affinché il suo paziente possa avere la giustizia che merita.
L’autore ci racconta in prima persona la propria professione partendo dagli esordi, quando ancora non sapeva che avrebbe intrapreso tale carriera. Quando era un giovane che aiutava il suo prossimo ed era convinto di dover fare tutt’altro nella vita. Quando aveva optato per l’iscrizione all’università, era indeciso tra la facoltà di giurisprudenza e quella di medicina. Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma vi dico subito che ha scelto in modo assai originale. Quando si dice “è destino”…
“La scienza forense è in costante evoluzione e non ho dubbi che in futuro continuerà a sorprendere con nuove scoperte e innovazioni” da “La parola ai morti”
Partendo da tali presupposti, ho compreso subito di essere in procinto di affrontare una lettura assai interessante. Quando si tratta di cercare la verità, qualsiasi lettura suscita curiosità. Il ritmo è rapido poiché il racconto è composto da aneddoti reali, con nomi fittizi ovviamente, narrati evitando toni tragici proprio per non rendere la lettura pesante. Alcuni di essi sono effettivamente drammatici mentre altri quasi incredibili, anche quando l’autore sceglie di usare un po’ di ironia, lo fa sempre con grande rispetto.
Ho apprezzato la sua capacità di trasmettere nozioni scientifiche in modo comprensibile a tutti, anche a chi non ha dimestichezza con la terminologia medica. Trovo sia una dote importante, sia per uno scrittore che per un medico poiché in entrambi i casi si deve interagire con una grande pluralità di persone, di ogni genere e di diversi gradi di conoscenza.
Ci parla anche di come funziona il sistema giuridico belga nel momento in cui qualcuno viene processato e la testimonianza del medico legale è di fondamentale importanza. Inoltre, ogni caso del quale ci parla, è come un mini giallo da risolvere con tanto di personaggi con la loro storia e vari indizi. Si conclude con il verdetto dell’autopsia che ricostruisce il tempo che ha preceduto la morte della vittima e le sue motivazioni.
“Essere neutrali significa anche saper dominare le proprie emozioni: non si tratta di non provare nulla, ma di non lasciarsi sopraffare”
Un quadro completo di una professione della quale si conosce poco e quel poco ci arriva da fonti non sempre attendibili come alcuni sceneggiati. L’autore non dimentica di citarne anche gli aspetti negativi e i compiti più duri. Il tutto sempre con rispetto poiché, come ribadisce, i morti lo meritino quanto i vivi.
Vi affascina questa professione? Se la risposta è sì, non perdetevi questa lettura! Non vi deluderà!