"La notte in cui suonarono le campane"
Giallo poliziesco
Newton Compton Editori
27 giugno 2025
Cartaceo, ebook
288
Il cadavere di un assessore comunale viene ritrovato smembrato e semisotterrato fino alle ginocchia sotto i rami di un tasso millenario. Potrebbe trattarsi del macabro rituale di una qualche setta locale, di una vendetta a sfondo politico o di un omicidio identico a un altro compiuto in un passato lontano e mai dimenticato, che ora è parte della storia del luogo. Le credenze popolari e le celebrazioni di una cerimonia molto particolare in mezzo alle montagne delle Asturie inquietano la squadra investigativa che si occupa del caso. Il tenente Juan Peña, che dirige le operazioni, dovrà immergersi in una realtà che sembra velata di mistero e misticismo. Lì dove tutti sembrano nascondere qualcosa, vi è solo un modo per arrivare alla verità: scandagliare a fondo la violenta e sanguinosa natura umana, laddove si radica la paura.
“La notte in cui suonarono le campane” è un giallo di Carmen Macedo, edito da Newton Compton Editori.
Il protagonista è il tenente Juan Peña che conosciamo nel momento in cui sta per diventare nonno. Sua figlia maggiore, Paula e il marito di lei, Jorge, hanno appena avuto una bambina.
Innanzitutto, l’autrice ci presenta la famiglia del tenente, composta anche dalle due Clara, la moglie e l’esuberante figlia minore.
Subito dopo, Carmen Maceda introduce la squadra di Peña: l’agente Leòn, il sergente Rubio e il caporalmaggiore Cava.
Juan Peña è un uomo del Sud della Spagna, attratto dal Nord del Paese. Difatti, sarà costretto a una lunga trasferta per raggiungere la località di Bermiego, nelle Asturie, ove è avvenuto un delitto particolare. A ridosso delle montagne, accanto alla chiesetta del borgo, immerso nella nebbia, il corpo di un uomo è stato rinvenuto impiccato al ramo di un tasso, “un albero altamente tossico.”
Quanto era simile quel delitto ad un altro avvenuto venti anni prima in Cantabria! Ecco perché la squadra viene affiancata, nelle indagini, dal maresciallo Soto, che aveva partecipato alle investigazioni del caso precedente.
“Il tenente Peña odiava affrontare un caso insieme ad agenti che approcciavano l’indagine con un’intuizione, un presentimento o un preconcetto (…) lo irritava profondamente dover integrare nella sua squadra persone che non conosceva.”
Meno irritato, invece, quando deve conoscere la giudice che si occupa dell’indagine, Adela Amaya.
Fa tenerezza a Peña quella ragazza così giovane, tanto che potrebbe essere sua figlia. Sicuramente, il suo, è stato un incarico ottenuto per merito ma chissà se – si domanda il tenente – fra vent’anni, sarà ancora così onesta.
“Il tempo ha questo di buono, che non sempre è sufficiente a mettere in chiaro le cose; ti risparmia delusioni.”
Lui ne sa qualcosa di integrità morale e professionale, dato che si butta sempre a capofitto in ogni indagine, cercando di tenere fede alla richiesta fatta da suo fratello tanti anni prima:
“Se diventerai uno sbirro, giurami almeno che sarai uno di quelli bravi.”
I punti di forza di questo giallo sono l’ambientazione suggestiva e il paesaggio affascinante, e un po’ fiabesco, delle Asturie.
L’autrice ci fa assaporare la zona anche dal punto di vista olfattivo:
“Il meleto dei Braña sorgeva su un’altura da cui era possibile vedere il mare. La brezza arrivava carica di d’aria salmastra (…) Questo doveva influire per forza sul sapore del sidro che veniva generato da quelle mele.”
Durante gli interrogatori porta a porta, per raccogliere informazioni in merito alla vittima, gli abitanti non mancano di offrire un sidro o un caffè al tenente e alla sua squadra.
Il vero protagonista del romanzo è una pianta: il tasso, “conosciuto come albero della morte”. Però, oltre a contenere la tassina, che è un alcaloide:
“L’albero elabora anche un altro composto, cioè il taxolo, che viene utilizzato nei trattamenti di cura per il cancro (…) e che in certi dosaggi risulta a sua volta estremamente tossico. Vedete, sempre più ragioni per chiamarlo sua albero della vita sia albero della morte.”
Una dicotomia importante da non sottovalutare, tenente Peña!
Carmen Macedo ci conduce in un mondo mistico, ove regna il folklore e dove tutto è interpretato dalla saggezza popolare. Sono storie che incantano i neñus, i bambini e che fanno dubitare gli adulti.
Perché, forse, sentire le coruxas, le streghe, o il suono delle raganelle, non sempre è di buon auspicio.
“Suonava la raganella e capitava qualche disgrazia. E quella notte ha suonato.”
Sono stata subito attratta da questo titolo e l’ambientazione folkloristica del giallo prometteva di essere una lettura intrigante. Purtroppo, non è stato così. Senza dubbio, l’intreccio è affascinante, ma sviluppato in maniera un po’ troppo gravosa, con uno stile denso, che ha reso la lettura poco scorrevole.
Avrei preferito un po’ più di suspense e, magari, anche qualche dialogo spiritoso che alleggerisse la narrazione, togliendo alcune parti poco scorrevoli.
Vi è mai capitato di restare delusi da un titolo che vi aveva incuriosito?
(3 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.