Recensioni,  Romanzo contemporaneo

Recensione: “La notte dell’acqua alta” di Sebastiano Martini, Ensemble

La notte dell'acqua alta Book Cover La notte dell'acqua alta
Sebastiano Martini
romanzo contemporaneo
Ensemble
21 luglio 2020
cartaceo, ebook
82

A Venezia, la sera del 12 novembre 2019, un forte vento dall'Adriatico causa un'alluvione che la Laguna non ricordava da decenni.

L'avvocato Max Falconeri è lì, assediato dai debiti, con una storia d'amore al bivio, e ventimila euro in contanti nella tasca del blazer.

Passeggia inquieto tra le calli deserte sperando che quella notte sia aperto almeno il casinò, mentre l'acqua alta, salendo lungo i pantaloni di velluto, è già arrivata all'orlo dell'elegante cappotto di loden indossato per la notte di tutta una vita.

“Ma se fosse stato il destino a fargli incontrare quella misteriosa figura? Se quello, al pari degli eccezionali eventi atmosferici, fossero stati segnali del fato, per impedirgli di compiere un errore colossale, che avrebbe solo incasinato la sua vita?”

 

È la sera del 12 novembre, quando l’avvocato Max Falconeri si trova a Venezia. Quella non è una serata come tutte le altre, né per lui né per la città, che sta per essere travolta da un’alluvione paragonabile a quella storica del ’66. La vita di Max è ad un punto di non ritorno: la sua relazione con Margherita è in crisi e la sua situazione economica è caratterizzata da scarsi guadagni e da un debito, che fatica a saldare. Egli, proprio quella sera, dovrà prendere una decisione importante dalla quale potrebbe dipendere il suo futuro.

Max ha poco più di quarant’anni, un età che rappresenta una sorta di limbo. È certamente un uomo giovane, ma non più il ragazzo spensierato di un tempo, quel ragazzo temerario e scanzonato per il quale prova nostalgia. La sua relazione è in crisi perché la compagna vorrebbe darvi una svolta, creando una famiglia, progetto per il quale non si sente pronto. Il suo studio legale non gli porta i guadagni che sperava, le spese sono tante e, in più, aveva precedentemente accumulato un debito che stenta ad estinguere.

Max è un uomo disilluso, demotivato e insoddisfatto. Si sente imprigionato in un presente cupo, incerto e senza via d’uscita, quando un evento accidentale verrà da lui interpretato come la chiave per aprire quella porta che lo potrebbe condurre fuori dai suoi problemi. Da quel momento, inizierà la sua discesa verso gli inferi, il tormento della scelta tra il bene ed il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è e la conseguente ricerca spasmodica di una risposta ai suoi tormenti.

Inizialmente, Max interpreterà l’incontro casuale con Sebastiano Molcenigo come un segno del destino, un destino nel quale neppure crede. Ma chi è quel curioso ed enigmatico personaggio che pare conoscerlo più di quanto lui conosca se stesso?

“… crede davvero che io non sappia perché si trova a Venezia, nel giorno peggiore che io ricordi dal 1966?… non si arrabbi adesso. Lei é qui perché é un sognatore. Un illuso. Come ero io alla sua età”.

Chi è veramente quella figura misteriosa al limite del reale? È la risposta che cercava? È stato il fato a metterlo sulla sua strada? Eppure non é mai stato un fatalista.

“… tutto giusto, tutto vero, ma mancava un piccolo dettaglio. E il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. Anche se ciò può sembrare contradditorio, visto il piano di Falconeri, egli non credeva al fato, ai disegni predeterminati. Credeva solo al caos e alla forza di volontà dell’uomo. Confidava nelle proprie capacità, anche quando tutto andava storto e la sua vita sembrava crollare da un momento all’altro”

Ho trovato questo romanzo estremamente interessante, una piacevole scoperta. Lo stile è semplice e la narrazione è talmente incalzante, da indurre ad un lettura ininterrotta: ho terminato il romanzo, che è comunque breve, in meno di un’ora! Per un attimo, i tormenti di Max mi hanno ricordato gli stati d’animo di Raskòl’nikov in “Delitto e castigo“. Il mio non vuole essere un paragone, si tratta piuttosto di una sensazione di carattere assolutamente personale.

L’autore è stato molto abile nel condurmi nella mente e nei pensieri del protagonista, rafforzati dalla metafora di una Venezia cupa, quasi tenebrosa, nell’approssimarsi di quella che potrebbe essere una tragedia, proprio quello che sta vivendo anche Max. Per ciò che mi riguarda, devo dire che apprezzo molto l’uso di metafore, in quanto trovo che rappresentino una valida guida per il lettore verso la comprensione.

Forse è proprio Venezia la vera protagonista di questa storia dai toni grigi. Ho sempre riconosciuto l’indiscutibile bellezza ed unicità di questa città; tuttavia, l’immagine che ho nella mia mente, è quella di un luogo romantico, affascinante, pieno di meraviglie, da scoprire in giornata, tra una miriade di turisti. L’autore, invece, ci presenta un luogo bellissimo da “assaporare”, da “respirare” e da “vivere”, perché straordinario ed incantatore anche nelle peggiori condizioni.

E voi, credete che sia sempre così netta la linea che separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? Come giudicate gli uomini che cadono in tentazioni? Deplorevoli? Vittime delle circostanze? O preferite non esprimere giudizi?

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