La nebbia di Rio
Narrativa contemporanea
Accēnto
17 giugno 2026
Ebook, cartaceo
176
Rio Saliceto è una casa scomoda, che Raja ha abbandonato per Reggio Emilia appena ha potuto. Rio è il passato, il comune in provincia dove ha conosciuto Giacomo e Laura sui banchi di scuola, dove ha subito la violenza di suo padre e dove sua madre è rimasta a invecchiare. Reggio Emilia è invece la città comoda e presente, in cui Raja è riuscito a costruirsi una nuova dimensione lavorando in una cooperativa per famiglie bisognose. Quando torna a Rio, lo fa solo per Giacomo e Laura, i suoi amici di sempre.
Anche il Pakistan per Raja è una casa scomoda. Nella provincia emiliana è una terra distante, che può solo riassumere le differenze tra lui e il mondo: i diversi modi di fare merenda da bambino, le scarpe tarocche, i muri scrostati e le prese in giro. Una volta a Lahore, però, l’esito è paradossalmente lo stesso: il Pakistan è una patria a cui Raja non appartiene.
La nebbia di Rio è un romanzo profondo e senza sconti, capace di raccontare la desolante vita di provincia, le complesse, e a volte spietate, dinamiche familiari, i tentativi di evasione e i richiami all’ordine dell’età adulta, attraverso un legame che unisce tre amici, tra amore e rabbia, in un destino i cui contorni vanno costantemente ridisegnati.
Amate i romanzi che raccontano di legami d’amicizia che accompagnano i protagonisti sin dall’infanzia per un lungo percorso di vita?
In “La nebbia di Rio”, romanzo edito Accēnto di Sarvish Waheed, i personaggi principali sono tre: Raja, Laura e Giacomo, che crescono insieme nel paesino di Rio Saliceto. Nel paese della provincia emiliana, di dolce c’è solo il profumo dei tigli d’estate, ed è qui che diventano grandi e inseparabili i tre ragazzi, nonostante provengano da situazioni familiari diversissime.
“Avevo scoperto la vergogna di mentire e la paura di essere scoperto, che suo padre mica lo era, un eroe. E già da piccolo ne era consapevole.”
Salti temporali ci portano nel passato e nel presente di Raja, Laura e Giacomo, viviamo i momenti che hanno contrassegnato i loro percorsi paralleli, giornate importanti, momenti banali, accadimenti che li hanno profondamente segnati. Tutte tessere del mosaico che rappresenta la loro storia. Li vediamo bambini, ragazzi e poi adulti, in un alternanza temporale che rende la narrazione dinamica e sfaccettata. Sono la provincia italiana, i dislivelli etnici e sociali, i legami familiari, il perno di “La nebbia di Rio”, anche se su tutto prevale il raccontare l’amicizia e le sue dinamiche.
Sarvish Waheed crea una narrazione corale, e così non è solo Raja ad abitare le pagine, con tutto il suo pesante bagaglio familiare a gravargli addosso, ma anche i suoi amici.
“Ora tutto è realtà vivida e feroce, Raja è sveglio e vede gli occhi di Malik iniettati di sangue, è un mostro uscito dalla crepa del soffitto, suo padre, e lo vuole mangiare, fargli male.”
Anche Laura e Giacomo, nonostante i diversi background, hanno i rispettivi dolori con cui fare i conti, magari non così tremendi, ma non per questo meno gravosi da trascinarsi dietro. Una narrazione limpida e acuminata, che ci porta nella difficoltà di crescere, mentre intorno a te la tranquillità familiare va in frantumi, o non c’è mai stata, e ci sono solamente quei tuoi unici appigli, gli amici che ti tengono a galla. Troviamo l’Emilia Romagna e il Pakistan, la periferia italiana multiculturale e multirazziale, e le tradizioni cucite addosso di una cultura da cui sembra difficile sfuggire. Troviamo Raja e il suo desiderio di essere diverso da quel padre despota, anche se lui il coraggio di imporsi ed esporsi fa fatica a trovarlo.
“Non sente di dover salvare nessuno, non ne è in grado, si sente paralizzato. Ha la vaga speranza di poter creare un nuovo mondo in cui vivere, dove le cose sono perfette. La realtà la conosce, però, ed è sporca, fatta di conflitti. È come suo padre disegnato come un eroe anni fa e poi scarabocchiato, cancellato.”
È un accento acuto questo romanzo: graffia, è vivo, si ancora alla mente con la sua incisività, trabocca di emozioni. Un racconto piuttosto breve, diviso in capitoli che si leggono velocemente, grazie a una scrittura impeccabile, che alterna un narrato che cattura a dialoghi che scorrono come fiumi in piena. È un romanzo d’esordio molto profondo che affronta tematiche importanti come la violenza domestica, il lutto, le insidie del diventare adulti, nonostante l’esempio di genitori che di esemplare hanno ben poco. C’è tutta la crudezza della vita, il desiderio di riscatto di chi vuole affrancarsi dal passato, di chi italiano non lo è nel sangue o nei lineamenti, ma lo è per tutto il resto. Troviamo anche le sfumature più delicate, quelle che ti fanno capire che la vita va vissuta, amata: l’amicizia, quella vera, di chi ti ha visto davvero e ha continuato a camminarti accanto.
“Oggi, che ha trentacinquenne anni, fa fatica ad abbracciarla. Il contatto fisico fra madre e figlio si è deteriorato nel tempo. Lui si è ancorato in una difesa ferrea fatta di silenzi, chiude i passaggi, calcola ogni vocabolo, ogni apertura. Le atrocità di Malik hanno trasformato tentativi di avvicinamento e gesti d’amore in un imminente pericolo. Un confine violato.”
Raja, Laura e Giacomo: Sarvish Waheed ce li ha affidati, ci ha dato i loro sogni e i loro incubi, il passato, il presente e l’arcobaleno di un futuro, magari non perfetto, ma tutto da costruire.

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.