Libri,  Narrativa

Recensione: “LA NAJA CHE NON VOLEVO” di Renato Romano

La naja che non volevo Book Cover La naja che non volevo
Renato Romano
Romanzo biografico
Europa edizioni
27 settembre 2018
ebook e cartaceo
148

La naja, un tempo esperienza obbligatoria per tutti i giovani italiani, segnava il definitivo passaggio all’età adulta. In quei mesi si era lontani da casa - per alcuni era la prima volta in assoluto -, e si entrava in contatto con giovani provenienti da tutta Italia, e come in ogni caserma si instauravano rapporti di amicizia o di conflittualità. Ma la naja era soprattutto orari rigidi, disciplina severa, turni di guardia massacranti, punizioni e nonnismo. Eppure in questo racconto a trecentosessanta gradi della vita militare, Renato Romano coglie tutte le sfaccettature, anche le più insolite, restituendo un quadro di un mondo che per molti aspetti aveva un ruolo positivo nella formazione delle nuove generazioni.

 

“DISCIPLINA SEVERA, RAGAZZI STRAPPATI AI PROPRI AFFETTI: NESSUNA POESIA IN TUTTO CIO’ “

 

 

LA NAJA CHE NON VOLEVO

Roberto Romano

 

Data la mia passione per la divisa, non potevo che scegliere di recensire un romanzo che ne parlasse. Ma in questo romanzo le cose sono abbastanza diverse poiché non si parla della vita militare in generale, ma della Naja, servizio di leva obbligatorio in Italia fino al 2004.

Siamo nel 1985 e a narrare la storia è Agostino, ragazzo della provincia di Salerno, che viene convocato per svolgere il suo servizio in una caserma del Nord Italia. Ma lui ha tutt’altra aspettativa dalla sua giovinezza: ama la musica e non vuole assolutamente separarsi dalla sua amata, Maria Noè. Però, nonostante ci abbia provato in tutti i modi ad evitarlo, è costretto a partire. Così iniziano le sue avventure nelle varie caserme italiane per un anno intero. Appena giunto a Como, i suoi pensieri fissi sono la madre e la sua amata che è stato costretto ad abbandonare ed è solo grazie alla musica che riesce ad andare avanti e a fare nuove amicizie così che le giornate sembrano meno terribili. Man mano che passano i giorni, Agostino riesce ad inserirsi nell’ambiente e con lui cambia anche la narrazione delle giornate e la descrizione dei diversi personaggi che incontra nel suo cammino.

Dopo diversi spostamenti e peripezie, Agostino riesce a tornare nella sua amata Campania, e tutto sommato 365 giorni sembrano passare presto. Questo è un romanzo misto tra narrazione e biografia (seppure sotto forma di racconto, Agostino ci parla di un anno della sua vita). Agostino inizialmente affronta tutto con ironia e, a tratti, malinconia, ma dopo un anno lo troviamo cambiato, lo troviamo cresciuto. Nella parte finale del romanzo ci vengono presentati  alcuni suoi commilitoni, suoi coetanei che all’epoca hanno dovuto affrontare lo stesso percorso intrapreso da Agostino e questo rende il finale variegato, in modo tale da mostrarci questa esperienza di vita così come l’hanno vissuta persone diverse da lui. Infatti non sempre il “percorso”  di crescita che i giovani affrontavano grazie al servizio militare aveva effetti positivi e contribuiva alla crescita sia fisica che morale; a volte le conoscenze e le amicizie incontrate non sempre portavano ad un lieto fine.

Il romanzo è molto piacevole, la scrittura fluida e si legge davvero in poco tempo poiché le avventure di Agostino mantengono il lettore con gli occhi incollati al libro. Certamente è un romanzo di narrazione, ma allo stesso tempo ci mostra uno spaccato di storia che ai ragazzi dei nostri giorni può sembrare anche inverosimile. I personaggi incontrati da Agostino contribuiscono, senza dubbio, alla formazione del personaggio e offrono un panorama più vasto sui diversi effetti che il periodo di naja poteva avere sui ragazzi che erano obbligati ad affrontare. Il finale del romanzo così composto rende il libro variegato e più coinvolgente ed è proprio così che il lettore riesce a cogliere il salto tra presente e passato e a mettere in luce le differenze tra le due epoche, se di epoca si può parlare.

 

 

 

Renato Romano è nato a Venezia nel 1967 e vive in Campania. È una delle giovani voci della nuova poesia contemporanea. Il suo nome figura nel Compendio degli Autori Italiani del Secondo ’900. Due le raccolte di poesie all’attivo: Lucia (1992) e Prigioniero ad Auschwitz. Poesie, 1990-2004 (novembre, 2014), che ha presentato in tutta Italia, riscuotendo notevoli consensi di critica e di pubblico. Ha in preparazione un secondo romanzo dai toni noir e una raccolta di interviste ad artisti e cantanti dell’epoca d’oro della canzone napoletana come Sergio Bruni, Roberto Murolo, Aurelio Fierro e altri. È giornalista pubblicista. Collabora, sporadicamente, a giornali, riviste e a testate online. È alla sua prima prova narrativa.

I libri sono sempre stati la mia passione... o si può dire ossessione! Ho scelto di studiare Editoria per farne il mio mestiere... ma poi il destino aveva altro in serbo per me! Appena ho un attimo libero mi dedico alla lettura.. e scoprire questo blog é stata una vera sorpresa!

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